Si lavora alacremente a Bari per la prima edizione di Green Fair – Agorà delle Energie Rinnovabili, la nuova fiera dedicata ai temi della transizione energetica in programma dal 14 al 16 maggio nella Fiera del Levante. Ricchissimo il programma, con una quarantina di convegni su eolico offshore, agrivoltaico, sistemi di accumulo, aree idonee, riforma della rete, decarbonizzazione industriale e strategie per ridurre l’onere energetico per imprese e cittadini. Il ciclo di dibattiti mette al centro alcuni dei passaggi che oggi incidono in modo diretto sullo sviluppo delle rinnovabili: permitting, revamping, infrastrutture energetiche, competitività industriale. Il programma affronterà anche temi come idrogeno e biometano, il ruolo attivo del consumatore tra mercato, investimenti e tutela, e la just transition come questione che riguarda sviluppo dei territori, occupazione e politiche pubbliche, oltre alle sfide poste dalla direttiva EPBD su edifici efficienti, investimenti e sostenibilità del patrimonio storico. Non è un caso che questo confronto parta da Bari e dalla Puglia, oggi tra i territori più interessanti per leggere il rapporto tra energia, agricoltura, infrastrutture e sviluppo locale. Atteso per l'inaugurazione il ministro dell’ambiente Pichetto Fratin, oltre a tanti altri ospiti quali il presidente della Regione Decaro, Antonio Colavecchio (presidente della Cassa per i Servizi Energetici e Ambientali-CSEA, Manlio Guadagnolo (segretario del Tecnopolo Mediterraneo per lo Sviluppo Sostenibile), Umberto Fratino (rettore del Politecnico di Bari). Green Fair porterà in primo piano anche il rapporto tra offshore, portualità e filiera industriale nel Mediterraneo, mettendo a confronto progetti, infrastrutture e ricadute produttive in una delle aree oggi più strategiche per lo sviluppo delle rinnovabili. Un focus che rafforza il posizionamento di Bari e della Puglia come osservatorio privilegiato sulle trasformazioni energetiche, industriali e territoriali in corso. Tra le imprese coinvolte in questa fase del percorso figurano Ansaldo Energia, Enel, Iberdrola Italia, Guastamacchia spa, Nadara e A2A Energia. Green Fair ha il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Tra i suoi partner figurano: Regione Puglia, Comune di Bari, Nuova Fiera del Levante, Arpal Puglia, Camera di Commercio di Bari, Anci Puglia, ARTI Puglia, Confindustria Puglia e Confindustria Bari-BAT. La partecipazione è gratuita e aperta a tutti: cittadini, operatori, scuole e istituzioni. La Regione Puglia conferma il proprio impegno per la transizione energetica partecipando a Green Fair, considerato evento strategico per il confronto tra istituzioni, ricerca e mercato. Dal 14 al 16 maggio, la Regione sarà presente per comunicare il lavoro svolto sulla produzione da energie rinnovabili, comunità energetiche, idrogeno, efficientamento energetico degli edifici pubblici, misure sociali e tutto quanto realizzato grazie alle Politiche di Coesione. Attraverso spazi espositivi dedicati, l'obiettivo è promuovere attivamente le politiche regionali di sviluppo sostenibile, accelerare la diffusione delle energie rinnovabili sul territorio, valorizzare le eccellenze locali e favorire partnership internazionali in settori cruciali come l’idrogeno verde, le comunità energetiche e le nuove tecnologie rinnovabili. Per potenziare questo ecosistema, è online la call per partecipare alla Fiera: un'importante finestra di visibilità per le realtà che guidano il cambiamento energetico in Puglia. La call si rivolge a startup e PMI innovative, grandi imprese del settore energetico impegnate nella decarbonizzazione, organismi di ricerca e stakeholder attivi in modelli energetici avanzati, beneficiari di fondi POR Puglia 2014-2020 o PR Puglia FESR-FSE+ 2021/2027, o con progetti in fase di istruttoria. La scadenza è fissata per il 20 aprile prossimo. Tra le 72 grandi imprese presenti anche alcuni nomi di Capitanata quali Marcello Salvatori e Pasqualicchio. Non mancheranno diversi Atenei pugliesi, tra cui l’Università di Foggia. Presidente del comitato scientifico di Green Fair, dove cura soprattutto la convegnistica, è una eccellenza di Capitanata: il 42enne ingegnere foggiano Umberto Berardi, professore ordinario di Fisica tecnica e di Transizione ecologica presso il Politecnico di Bari. Tornato al Poliba, dove si era laureato, dopo aver insegnato come docente ordinario e capo di dipartimento a Toronto, in Canada, Berardi fu premiato anni fa come uno dei migliori scienziati italiani. Mantiene un legame molto saldo con la terra natìa ed è figlia di colei che fino a pochi mesi fa è stata la decana dell’Universittà di Foggia, la professoressa Lucia Maddalena. L’Attacco lo ha intervistato.
Pensa che l’attuale situazione geopolitica ed economica, col caro carburanti che impoverisce le famiglie, possa facilitare le autorizzazioni alle rinnovabili? Il commissario europeo per l'Energia, Dan Jørgensen, ha evidenziato pochi giorni fa la necessità di razionalizzare i consumi energetici in Europa a causa delle recenti criticità negli approvvigionamenti, avvertendo che il razionamento dei carburanti è una possibilità concreta da mettere in conto.
Ogni Paese reagisce in maniera diversa. Il tema, però, è abbastanza chiaro: c'è bisogno di energia e dunque o provi ad abbassare la domanda energetica razionalizzando i consumi, come nel ’73, e non è sicuramente lo scenario più bello perché vuol dire fermare l'economia, oppure crei un meccanismo con cui ti garantisce altri canali di approvvigionamento. Temo che l'Italia stia iniziando a valutare la possibilità di rimettere in funzione gli altoforni a carbone. Il rischio è che tornino in auge perché nel breve termine è una soluzione provare a dare energia elettrica puntando sul carbone. C’è poi, ogni tanto, qualcuno che propone di creare piccoli centrali nucleari da 300 megawatt, ma servirebbero 20 anni per tale ipotesi. Poi c'è la questione della necessità di spingere sulle autorizzazioni in favore delle rinnovabili, che sono bloccate al momento. Pensiamo all’eolico offshore installato: abbiamo due pale contate nel golfo di Taranto ad oggi. Però con l’autorizzazione finale in favore di Barium Bay saranno installate nei prossimi anni 50 torri in mare, da Vieste in giù. Dunque, se la domanda non cambia devi cambiare la fonte provando a creare un mix di soluzioni.
Fermo restando il primato della Capitanata nell’eolico, su quali rinnovabili consiglierebbe di puntare in questo territorio?
Non esiste una rinnovabile che da sola funzioni bene in un territorio. L'agrivoltaico in una provincia estesissima come la Capitanata ha molto senso ma al tempo stesso ha il limite di una produzione molto scarsa in inverno e molto ampia in estate, quindi c'è una forte variabilità nei mesi. E’ una forma di energia complementare all’eolico dove invece la produzione è maggiore in inverno. Il problema principale è trovare le modalità per non essere stagionali e quindi per produrre sempre energia tutto l'anno. La domenica di Pasqua il fotovoltaico nazionale installato ha prodotto tutta l'energia elettrica necessaria al fabbisogno dell'intero Paese, ma era una giornata con tanto sole e con uffici e fabbriche chiusi. Appena pochi giorni prima le piogge avevano reso il fotovoltaico in grado di contribuire per appena il 6% al fabbisogno energetico italiano. Allora c'è un problema. A Green Fair, fiera che sarà aperta gratuitamente al pubblico, lavoreremo molto su due temi importanti. Il primo è quello della rieducazione della popolazione: nelle famiglie si è abituati a usare la corrente elettrica di notte, ora questo meccanismo va riformulato sulla base del fotovoltaico e delle rinnovabili in genere. C’è poi il tema degli accumuli elettrici, in batterie oppure in bombole di idrogeno o in altra formula. Devi accumulare l'energia quando ce l’hai per poi usarla quando non ce ne hai.
Pochi giorni fa c’è stato un vivace scontro, sulle rinnovabili, tra Confindustria Foggia e Lipu, che ha replicato in maniera durissima parlando di un sacrificio eccessivo di questo territorio provinciale. Cosa ne pensa?
Che la Capitanata e la Puglia siano territori a densità notevole di rinnovabili è un dato di fatto, questa provincia è la prima in Italia. Serve capire se ci sono altri territori che possono dare e non hanno dato in questo senso, come pure chiedersi: se la Capitanata e la Puglia devono continuare a dare con quale vantaggio? Il comunicato stampa della Lipu è in linea con la strana posizione della presidente della Regione Sardegna, che dice basta con le rinnovabili. Ma se dici basta con le rinnovabili e non hai una strategia alternativa non hai una soluzione. La Lipu fa bene a porre il tema del prezzo in termini di impatto ambientale e faunistico ma non dire che a fronte di questo impatto vanno trovate misure di vera compensazione, ad esempio creare nuove zone umide per gli uccelli, non rappresenta una soluzione. Se Candela si vede arrivare tantissime pale eoliche è giusto che debba trovare benefici, come per esempio non pagare la corrente. Di sicuro le compensazioni reali sono molto scarse in Capitanata. Prendiamo l'IMU che viene pagata dalle imprese delle rinnovabili: oggi sarebbe molto più alta visto che l'energia costa tantissimo, molto di più rispetto a quando gli impianti furono installati. Se la viabilità rurale e la cura del paesaggio fossero sostenuti dalle rinnovabili sarebbe un sacrificio accettabile la loro installazione. Le rinnovabili, se gestite bene, risolvono poi la diatriba tra salute e lavoro, perché le vere rinnovabili non dovrebbero avere impatti in questo senso. In Danimarca c’è tantissimo eolico offshore ma hanno realizzato moltissime opere di mitigamento, compreso il ripopolamento delle balenottere e di altra fauna marina. Non si è mai visto fare qualcosa per la fauna qui da noi come misura di compensazione rispetto all'insediamento degli impianti.
La Capitanata registra negli ultimi anni anche una vera invasione rispetto all’agrivoltaico, con l’ente Provincia inondato di richieste. Pur con la trasformazione da fotovoltaico ad agrivoltaico non ci sono rischi per il comparto primario, ovvero l’agricoltura? Tanti proprietari terrieri preferiscono vendere.
L’agrivoltaico è un vantaggio se lo si fa bene, ovvero come fotovoltaico sospeso conservando l'agricoltura sottostante. Bisogna garantire che le attività agricole siano svolte in maniera continuativa sotto ai pannelli. Si danno le autorizzazioni ma non ci sono gli strumenti né la volontà di monitorare quello che avviene, cioè mancano i controlli. Io legherei il mantenimento delle autorizzazioni alla dimostrazione che ci sono produzioni agricole, per esempio chiederei che mi vengono mostrate le bolle di trasporto dei prodotti agricoli. L’una cosa deve stare con l'altra, è questo il principio da salvaguardare rispetto all'agrivoltaico. Io, tornando a Green Fair, ho chiesto che l'Associazione nazionale agrivoltaico porti in fiera dei casi di studio reali che mostrino come funzionano da alcuni anni gli impianti agrivoltaici in Italia.
La sua famiglia è originaria di Troia, un paese che ha dato tanto e forse troppo all’eolico.
Il problema di Troia è che non ha più vitigni autoctoni, nonostante la nomenclatura del Nero di Troia. Così come c'è un problema legato all'olio in molte zone di questa provincia: in pianura si è riusciti a fare investimenti in uliveti intensivi, una modalità che nel Gargano e nei Monti dauni non si è concretizzata. Se il campo fotovoltaico si facesse carico della piantumazione del Nero di Troia o degli uliveti intensivi si terrebbero insieme le cose. Restando a Troia, un'iniziativa che ho trovato ottima è stata l'introduzione dell'ITS Green Energy, dove si formano i tecnici delle rinnovabili. La competenza su settori così remunerativi ha la capacità di dare un lavoro qualificato. Se in passato si vedevano al massimo, da noi, gli operai che tagliavano l'erba al di sotto delle pale eoliche, adesso invece si stanno formando dei veri e propri tecnici delle rinnovabili.
Una delle imprese foggiane che sarà presente in fiera è Sistemi energetici di Marcello Salvatori, che ha dato vita nel 2023 all’hub di Borgo Cervaro KMVerde, che sarà completato tra pochi mesi dalla produzione di idrogeno verde da fotovoltaico, un progetto che fu candidato all'avviso pubblico regionale.
L’idrogeno non è un'energia rinnovabile: è un accumulatore di energia, dalle rinnovabili ricavo energia che posso stoccare in idrogeno. E’ un po’ come il power bank del cellulare. Il problema di quell'avviso pubblico è capire chi lo usa e come lo usa. Ad esempio a Milano riuscirono anni fa a ottenere fondi pubblici, da un analogo avviso, per creare una flotta di bus alimentari a idrogeno. In quel caso l'energia è utilizzata come vettore per la mobilità urbana.
Che impatto avrà l’eolico offshore al largo del mare del Gargano? Sono pale di nuova generazione, dunque non ancorate al fondale?
Sì, sono pale eoliche galleggianti. Tali pale hanno un impatto molto più basso della logistica in genere e di quella turistica in particolare, come le navi da crociera. Il punto è costruire un meccanismo di monitoraggio che vigili, ad esempio, rispetto al rischio di incidenti che possano provocare l'inquinamento di falda, come la caduta di pezzi di ferro. Ma chi dovrebbe occuparsi di questi controlli? Le Capitanerie di porto? Va previsto un altro sistema di compensazione preventivo? Un altro tema di cui bisognerebbe infine parlare è che la Capitanata è la prima provincia per rinnovabili eppure questa fiera l’abbiamo dovuta organizzare a Bari.
Non a caso qualcuno di recente ha lamentato che la Fiera di Foggia sarebbe la sede ideale per gli eventi dedicati alle rinnovabili.
Eh, sarebbe un discorso troppo lungo da fare…
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