“Bisogna connettere i porti ai retroporti, la gestione diretta dei retroporti da parte delle Autorità di sistema portuali è auspicabile e mi meraviglia che non sia ancora avvenuto ovunque. Segue sia la parte delle merci che quella dei passeggeri. Serve ampliare la visione del porto al suo retroporto e va fatto velocemente. Noi vinciamo grazie ai traffici internazionali. Siamo stati resilienti, anche le nostre Autorità e infrastrutture devono essere resilienti. E si possono creare nuove filiere in Italia sulle energie rinnovabili”. Lo ha detto, aprendo lunedì scorso a Bari la tavola rotonda sui porti punto veloce di attraversamento delle merci e delle persone, il manfredoniano Vincenzo Prencipe, presidente di Raccomar Puglia (Associazione agenti raccomandatari e mediatori marittimi) e titolare della storica Agenzia marittima Galli & Figlio di Manfredonia. L’Attacco lo ha intervistato.
Quali teme possano essere le ricadute sul settore derivanti dall’attuale situazione internazionale e dalla grave crisi energetica?
Più che delle preoccupazioni mi soffermerei sulle opportunità. Noi, come categoria degli agenti raccomandatari marittimi presenti in tutti i porti della Puglia, abbiamo un motto: quello del battito di ali della farfalla, che può essere impercettibile ma generare effetti molto rilevanti. Rispetto all’odierna situazione internazionale noi siamo pronti già da tempo e siamo stati attivi nel percepire quali potessero essere le opportunità per attrarre nuovo traffico o per ospitarlo. Adesso diverse rotte e diversi traffici si stanno indirizzando verso il Mediterraneo ma soprattutto verso l’Adriatico, che offre una doppia di movimentazione: quella balcanica e quella adriatica. Stiamo cercando di mettere a sistema le peculiarità dei vari porti pugliesi, non solo per quanto riguarda la movimentazione delle merci ma anche per ciò che concerne la possibilità di essere autonomi sul piano energetico. E’ una questione essenziale per il futuro dei porti italiani. Noi stiamo portando avanti iniziative di efficientamento energetico e green energy, dunque collegate alla transizione ecologica. Manfredonia, Barletta, Brindisi e Taranto soprattutto possono giocare un ruolo leader in questa prospettiva. Alcuni di questi porti sono già noti al mercato internazionale, come Manfredonia, Brindisi e Taranto, che movimentano impiantistica eolica al servizio della transizione energetica, in quantitativo di gran lunga superiore a tutti gli altri porti italiani. Ora stiamo cercando di affrontare la sfida del sopperire alla fornitura di energia elettrica anche per il cold ironing (l’elettrificazione delle banchine, tecnologia che permette alle navi ormeggiate in porto di spegnere i motori ausiliari a combustibile fossile, collegandosi alla rete elettrica di terra per alimentare i servizi di bordo, pratica che riduce drasticamente l'inquinamento, ndr) tramite gli impianti eolici già esistenti, ma soprattutto l’obiettivo è creare una filiera che possa dar vita a nuova occupazione, movimento di merci e nuove peculiarità all’interno dei porti con l’eolico offshore su piattaforma di Bari e Brindisi. I porti dell’Adriatico si potranno inserire, in un futuro non troppo remoto, come porti service per gli impianti eolici che nasceranno.
A Manfredonia, dove l’Agenzia Galli ha realizzato un hub delle rinnovabili, quali sono gli scenari futuri?
La situazione è in continuo sviluppo, abbiamo contratti già in essere per i prossimi tre anni. Abbiamo impianti ormai maxi, pari a quelli montati per l’eolico offshore in Francia a Port-La Nouvelle. Noi li stiamo installando onshore. Manfredonia ha una particolarità, come Brindisi e Taranto: essere un porto extraurbano, quindi una viabilità eccezionale che si collega direttamente ai punti di ricezione e montaggio di questi impianti. Basti pensare che a Manfredonia abbiamo un raggio di consegna di circa 120 km. Si arriva nel Sud del Lazio, in Abruzzo, Basilicata e Campania. Questo lo si fa in modo continuativo, basandoci su una risorsa che abbiamo messo a sistema: infrastrutture già esistenti. Non abbiamo cementificato nulla, né occupato altri suoli o sottratto suoli all’agricoltura. Abbiamo utilizzato le infrastrutture che già c’erano. Un percorso analogo lo stiamo portando avanti a Brindisi, dove si stanno facendo opere infrastrutturali importanti per ospitare altre attività tra cui anche l’eolico offshore.
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