Mancano all’appello, in questa tornata elettorale a Manfredonia, coloro che portavano a casa vagonate di voti. Sbiaditi ricordi quelli di chi riusciva a conseguire da solo più voti di quelli che mettevano insieme liste composte da una ventina di candidati. Lontani i tempi di “mister 1.000 preferenze”, come era stato etichettato (per difetto, tra l’altro) l’ex vicesindaco Salvatore Zingariello. Lui era un esempio evidente di quello che succedeva anche ad altri, basta scorrere quegli elenchi e si noterà l’abbondanza della platea con una dote di almeno 700 preferenze.
Dalle urne del 7 novembre è venuto fuori un indiscutibile primatista: l’avvocato Angelo Salvemini. Candidato nella civica Strada Facendo, a supporto del candidato Sindaco Gianni Rotice, che ha i tre candidati che hanno riscosso più voti di tutti, ha conseguito 719 preferenze.
Il suo volto non è nuovo per la politica cittadina. Questa è la seconda volta che arriva in Consiglio, dal momento che la volta scorsa era stata tra le fila di Iniziativa Democratica, con cui aveva conquistato poco più di 400 voti. Seppur alle spalle di Arturo Gelsomino e Giuseppe La Torre, c’era posto solo per due nell’assise consiliare, si giovò della nomina ad assessore dell’imprenditore ex forzista ed entrò anch’egli nella maggioranza.
Non vi restò a lungo e mise in atto un’opposizione serratissima nei confronti soprattutto del primo cittadino, Angelo Riccardi. Secondo alcuni vi fu di mezzo la presidenza ASI, che inizialmente pareva dovesse essere in quota dell’ex assessore e consigliere Damiano D’Ambrosio, parente acquisito di Salvemini, invece Riccardi indicò se stesso e dovette rinunciare soltanto dopo i pronunciamenti che rilevarono la sua incompatibilità. Fatto sta, comunque, che Salvemini è stata una costante spina nel fianco di un’Amministrazione che era partita con altri numeri, fino ad arrivare all’epilogo delle dimissioni del Sindaco.
Salvemini gode di diffuso consenso tra gli innumerevoli clienti con cui ha a che fare per la sua professione. Affermato avvocato penalista, si è trovato a difendere anche soggetti coinvolti in processi per mafia. Ha rappresentato la difesa nel processo di primo grado per la tristemente nota strage di San Marco in Lamis. Il suo compito era di difendere la famiglia di Matteo Di Palma, crivellato nell’auto dove fu ucciso anche Mario Luciano Romito. Più recentemente, Matteo Lombardi, considerato dagli organi inquirenti come uno dei nuovi capi mafiosi, ha fatto ricorso a Salvemini oltre che all’avvocato Francesco Santangelo.
Esordio col botto e quasi 700 voti. Poche parole e anche poco web
Rappresenta la sorpresa meno inaspettata. Un ossimoro, per definire Giovanni (detto Gianni) Sventurato. In questa competizione elettorale, si è cimentato per la prima volta con l’agone politico. In realtà, ve n’è rimasto abbondantemente fuori e non si è cimentato mediaticamente. Non si sono registrate dichiarazioni pubbliche, né ha utilizzato i moderni strumenti di comunicazione per promuoversi.
Una sola eccezione è rappresentata dai post a pagamento sulla pagina social di una rivista web locale, poi per vederlo o sentirlo non c’era altro da fare se non presenziare ai comizi del “suo” candidato Sindaco: Gianni Rotice.
Sventurato è persona in cui Rotice ripone massima fiducia.
Legati da stretti rapporti di lavoro e da un’amicizia che va avanti da tempo, a dispetto dei loro detrattori, i due hanno atteggiamenti affini. Entrambi, infatti, preferiscono restare accuratamente lontani dai riflettori e quando vi sono stati costretti, come nel caso della campagna elettorale, seguono il detto che vuole che “due parole sono poche e una è troppo”.
Il risultato elettorale è stato notevole: 697 voti. Secondo più votato tra tutti i 400 e passa rivali candidatisi al Consiglio comunale. Solo nella lista in cui si è presentato, la civica Strada Facendo, non è stato il primo. In qualunque altra compagine, sarebbe stato il più suffragato.
Chi cerca di spiegarsi come Sventurato, che non ha mai frequentato attivamente i locali circoli politici e non poteva contare su uno zoccolo duro iniziale di seguaci, sia riuscito ad ottenere un exploit del genere non deve fare grossi sforzi. Come detto, è persona vicina Rotice ed è naturale che il candidato Sindaco abbia dato indicazioni ai suoi elettori affinché il loro voto fosse indirizzato sul proprio ‘braccio destro’.
I rumors lo vorrebbero come un perfetto alter ego di Rotice o, come ha detto su queste colonne l’onorevole Tasso ma senza riferimenti a nessuno, un “avatar”.
Il candidato, di suo, ci ha messo tutto l’impegno che poteva profondere ed è stato avvistato spesso nei cantieri edili dell’impresa Rotice. Niente di particolarmente diverso dal solito, in fin dei conti è il suo ambiente di lavoro, tuttavia è chiaro che la sua presenza fosse motivata anche dalle imminenti elezioni amministrative e dal desiderio di rendere noto ai propri lavoratori, così come a quelli delle tante ditte di servizi che partecipano ai lavori, che anche lui era della partita.
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