Sono soltanto due gli ex consiglieri comunali dell’amministrazione Riccardi che rimetteranno piede a Palazzo San Domenico. Tutti gli altri sono volti nuovi. La Forza Italia di Giandiego Gatta, primo partito in città, porta in consiglio ben 7 eletti.
Il giovane neolaureato in Giurisprudenza Giuseppe Basta è il figlio dell’ex consigliere e avvocato Michelangelo (passato da AN a Riccardi).
Il trentenne Antonio Vitulano è il direttore generale di A&G Vitulano srl, proprietaria del marchio Vitulano Drugstore, fondata nel 1965 dal nonno. Suo padre Gaetano, re dei detersivi, è a capo di una catena che conta oggi 100 supermercati in Puglia dedicati alla cura della casa e della persona. Sei milioni di clienti, 500 addetti e un 2020 da record alle spalle, è uno storico sponsor economico per Rotice.
Gli altri azzurri sono Liliana Libera Rinaldi, Antonia Facciorusso, Vincenzo Di Staso, Ciro Campanella e il quarantenne Marco Di Bari.
Sei i consiglieri della civica Strada Facendo. C’è l’avvocato Angelo Salvemini, che era stato eletto con Riccardi nel 2015 e poi aveva lasciato la maggioranza. Oggi è uno dei professionisti vicini alla famiglia Romito, così come Basta. Michele Romito – titolare del ristorante “Guarda che luna” (contro la cui demolizione si oppone da anni al Comune) e fratello del boss ucciso nella strage del 9 agosto 2017, Mario Luciano – non ha fatto mistero di supportare la coalizione di Rotice.
Il secondo campione di consensi della civica è il cugino e alter ego di Rotice, Gianni Sventurato, che anni fa fu posto dal parente/datore di lavoro nel cda di Gespo (l’impresa che ha realizzato e gestisce il porto turistico Marina del Gargano). Finì suo malgrado nella relazione sulle infiltrazioni mafiose a Palazzo di città per Enjoy Games srl, impresa che lo vide nel 2016 per qualche tempo socio (unitamente al nipote di Riccardi) di Alessandro Lo Bello, arrestato vicino alla ‘ndrangheta calabrese.
E’ figlia (e nipote) d’arte anche la 22enne Giovanna Titta, il cui padre avvocato Cosimo – oggi consulente di un gruppo regionale - fu consigliere nella prima amministrazione Riccardi mentre il nonno è lo storico ex eletto Peppino Titta. Era in ticket con Salvemini.
Di Strada Facendo entrano nella massima assise cittadina anche Antonella Lauriola, Michele Paglione e il trentenne Davide Marasco (la cui madre è stata a lungo dipendente dell’Autorità portuale di Manfredonia).
Fratelli d’Italia, dopo il misero risultato raggiunto, è riuscita comunque ad eleggere il proprio segretario Adriano Carbone, ex amministratore unico della partecipa dei rifiuti ASE spa (nominato da Riccardi). L’altra civica di Rotice, Io Sono Gianni, porta in aula Sara Delle Rose.
Sui banchi della minoranza siederanno innanzitutto gli altri candidati sindaci ad eccezione di Tommaso Rinaldi di Azione. E dunque Gaetano Prencipe per il centrosinistra, il pentastellato Raffaele Fatone, Maria Teresa Valente di CON, l’ingegnera cosentina (ma di origini sipontine) Giulia Fresca di PER Manfredonia.
Il segno più evidente di quanto queste elezioni abbiano rivoluzionato Palazzo San Domenico è nel gruppo dei Progressisti Dem: il Pd – che nel 2015 valeva da solo oltre 8mila voti - ha eletto appena due persone, Mariarita Valentino (figlia dell’ex consigliere Salvatore) e Massimo Ciuffreda, sindacalista presso la vetreria Sisecam. Nessuno dei due è un fedelissimo di Bordo e Campo, che puntavano sul giovane segretario Pd Raffaele Caputo.
Progetto Popolare sarà rappresentato da Francesco Schiavone, presidente della Pro Loco, che ha recuperato parte dell’elettorato rimasto orfano dell’ex vicesindaco Pd Salvatore Zingariello, incandidabile.
L’altro che, come Salvemini, farà ritorno in aula, è Michele Iacoviello, che rappresenterà Molo21, il movimento di Prencipe e di altri ex dem.
Infine per il M5S ci sarà il giovane segretario cittadino, Gianluca Totaro, collaboratore dell’assessora regionale Rosa Barone.
Resta privo di rappresentanza – così come la calendiana Azione – anche il gruppo di AgiAmo, il movimento del deputato del Misto Antonio Tasso, che avrebbe avuto il braccio destro Massimiliano Ritucci (eletto nel 2015 col M5S) in consiglio solo in caso di vittoria di Prencipe e per questo negli ultimi giorni aveva tentato di spostare almeno in parte il proprio elettorato sull’avvocato amministrativista.
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