Emiliano scaricato dal Pd romano e le civiche ignorate (e la Puglia resta a uso e consumo di Enrico Letta)

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Il campo largo del Pd, che sembrava la formula magica per sotterrare definitivamente sovranisti e moderati, è morto e sepolto.

Se n’è accorto anche il governatore pugliese Michele Emiliano che in questi giorni ha ripetutamente tentato di avviare col Pd nazionale, per tramite il commissario Francesco Boccia, una trattativa basata sui numeri, cercando di dare risposte (legittime) e poltrone, a istanze e sollecitazioni provenienti dal mondo civico e a quella idea-progetto che lo ha visto precursore in Italia con un perimetro sempre più sconfinante con l’area moderata.

Un meccanismo che in Puglia è diventato sistema, seppur con le sue aberrazioni e contraddizioni sottolineate dalla sinistra, ma in mancanza del quale i progressisti in Puglia avrebbero abdicato da tempo consegnando la Regione al centrodestra. Eppure, dalla Capitale, la strategia politica della segreteria nazionale sembra essersi insabbiata nella complessa trattativa con Calenda il cui peso elettorale sarà da vedere in un modo o nell’altro (salvo poi arrivare alla rottura qualche ora dopo la pubblicazione dell’articolo, ndr).

E ancora, il duo Fratoianni-Bonelli sembra rappresenti in queste ore un punto cruciale dello schieramento che si presenterà al giudizio degli elettori. L’immagine offerta è quella dell’orchestra assemblata in tutta fretta fra trombe, violini e tromboni. E fin qui parlano le cifre delle spartizioni. Tanto più che Marco Lacarra si è presentato con lo schema delle candidature nel quale i nomi dei civici sembrano scritti con l’inchiostro simpatico.

Ciò che si temeva sta accadendo e dunque la minaccia di “andare al mare” potrebbe innescare ripercussioni anche alla Regione. In casa dei calendiani (durante la stesura dell’articolo ancora alleati del Pd, ndr), che dovrebbero contare secondo ripartizione sul 30% dei collegi, la barra è tenuta dall’on. Nunzio Angiola il quale vorrebbe ai nastri di partenza l’ex presidente della Provincia Nicola Gatta. Ma si dialoga anche con il consigliere regionale Antonio Tutolo il quale per il momento ha messo il cartello “torno subito”. 

Più aspro il confronto a distanza tra Bordo e Piemontese in casa dem. Da Roma preferiscono il primo ma dal territorio, compreso il Pd provinciale, vorrebbero il secondo. Se non altro per il peso elettorale di Bordo, testato durante le regionali.

Il puzzle diventa più complesso poiché la coperta è come quella di Linus. Posti a sedere ridotti per effetto del referendum e con un sistema elettorale, il Rosatellum, che è più un gioco a incastri macchinoso e diabolico. L’unica certezza è che la quota proporzionale elaborata sulla base dei listini bloccati andrà all’establishment del sistema politico. Quello stesso establishment che può ignorare il territorio in quanto non eletto ma nominato come accade nella casa del Grande Fratello.

A questo punto resta la delusione di Michele Emiliano che a Roma non gode probabilmente di grandissima stima. Ma è anche vero che la memoria del Pd è come quella dell’elefante. Non si possono dimenticare gli scambi amorosi tra Emiliano e Calenda sull’ex Ilva. Ma non si può neanche dimenticare che in Puglia il laboratorio civico ha funzionato, regalando un buon 20% alla causa del centrosinistra. Voti che oggi il Pd accetta anche di perdere.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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