Gli assessori che la nuova Sindaca non può sbagliare (magari stando lontana dai predicasventure dell’antimafia

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Ora che ha assunto ufficialità la nomina a Sindaca della dottoressa Episcopo - già da noi pronosticata da due mesi in precedenti interventi su questo giornale come evento assolutamente sicuro - è il momento di immaginare alcune prospettive nella sua azione di governo cittadino. Innanzitutto è da attendersi una operazione intelligente nell’affidamento degli incarichi assessorili, avendo particolare riguardo al Bilancio, agli Affari Legali e Contenzioso, ai Servizi Sociali e ai Lavori Pubblici, i quali non solo rappresentano l’ossatura dell’amministrazione attorno alla quale si articola tutto il resto, ma che presentano problematiche particolari proprio a Foggia e in questo momento specifico.

Nel  primo  caso,   si  considererà  che  la  Città   è  appena  uscita  da  un  decennio  di  amministrazione  finanziaria  straordinaria  predissesto  nella  quale  l’ aveva  precipitata  la  gestione  della  duplice  amministrazione  di  centrosinistra  Ciliberti-Mongielli  e  lasciata  poi  in  eredità  alle  successive  consiliature  targate  centrodestra,  con  conseguente  blocco   delle assunzioni  di  personale  negli  apparati  comunali  ed  altre  restrizioni  economico-finanziarie   e    aliquote  maggiorate  dei  tributi  locali  accollate  ai  cittadini  lungo  tutto  il  decennio  appena  trascorso.    E’  evidente  che  il  futuro  Assessore  dovrà  avere  la  capacità  di  tenere  ben  stretti  i  cordoni  della  borsa  per  evitare  nuove  dissennatezze  finanziarie,   e  quella  non  è  una  capacità  che  dipende dalle sole doti personali  del  soggetto  incaricato   ma  presuppone  che  l’ intero  schieramento  politico  a  lui  retrostante lo sostenga convintamente.

Nel  caso  degli  Affari  Contenziosi  il  problema  specifico  di  Foggia  è  rappresentato  dalla  pendenza  di  alcune  controversie  civili  dai  profili  assai  impattanti  sui  conti  pubblici: quelle  riguardanti  la  ex  AMIU  fallita  su  tutte  (che  da  sole  si  aggirano  nel  complesso  attorno  ai  70 milioni  di  euro,  secondo  le  richieste  originarie  della  curatela  fallimentare),   oltre  ad  altre  cinque-sei  controversie  con  alcune  imprese   per  importi  minori  ma  comun-que  abbastanza  inquietanti. Anche  qui, è  chiaro  che  un  incarico  assessorile  andrebbe  affidato tenendo  pre-sente la esigenza che si tratti di  persona ben  adusa  a  frequentare  le  aule  di  giustizia  e  ne  conosca  quindi  le  dinamiche  processuali  e  decisionali, in modo da  garantire alla cittadinanza che quanto  meno  quella  decina  di  cause-monstre  non  sarebbero  lasciate  alla  conduzione  difensiva dei vari professionisti  incaricati  dal  Comune  in  maniera  sostanzialmente  insindacabile,   ma  sarebbero  assoggettate a una supervisione  effettiva  di  tipo  tecnico-legale   da  parte  dell’ Assessore   nei  momenti  di  snodo  processuale decisivi, come  è  giusto che sia.

Nel  caso  dei  Servizi  Sociali  il  problema  è  talmente  evidente che sarebbe anche inutile sottolineare  la  delicatezza del ruolo assessorile in  quel  campo. Se  si  parte  dalla  premessa  che  uno  dei  più  gravi  addebiti (fondati  oppure  esagerati, neppure più importa  ormai)  posti  a  base  dello  scioglimento  del  Comune  per  mafia  fu  che  l’allora  Assessora  Roberto aveva  frequentazioni  illegittime con familiari di malavitosi,  e  se  si  considera  che  una   parte  non  irrilevante   della  platea  dei  destinatari  delle  provvidenze e beneficalità comunali gestite dai  Servizi  Sociali  è costituita  appunto  da  famiglie  di  delinquenti sicchè i contatti  con  quel  mondo  sono  inevitabili, la conclusione  è  che  chi  verrà  messo  a  presidiare  quella postazione  dell’ Amministrazione  sarà  stretto  in  una  morsa: un parafulmine  per  i  malumori  di  un  certo  popolaccio e, allo  stesso tempo, un bersaglio vivente  praticamente  obbligato  per  la  Procura  della  Repubblica  locale  (intendi:  captazioni  personali  e  ambientali  a  ciclo  continuo).     Il  che  esclude  - o  meglio,  dovrebbe  escludere - che  a  svolgere  quel  compito  venga  messo  un  maneggione di  “vecchia  scuola”, cioè uno che penserebbe  di  crearsi un elettorato  potenziale con  i  soldi  del  Comune   sfidando  la  prospettiva  di  coinvolgere  la  intera  Amministrazione in  indagini  penali per i reati di corruzione e traffico illecito  di  influenze .

Nel   caso   dei  Lavori  Pubblici,  infine, la  delicatezza  del  ruolo  è  nella natura stessa  della  funzione,  perché  lì  girano  i  soldi. In  questo  caso  la  scelta  del  professionista  dovrà tenere presente che costui/costei assai  difficilmente   eviterà   di  essere  assoggettato/a  alle  captazioni  da  parte  dell’ Autorità  giudiziaria,  anche  a  prescindere  dalle  sue  possibili   responabilità   dirette   ma  proprio  perché  sarà  il  suo  ruolo  a  renderlo  un  “microfono  ambulante” privilegiato  per  conto  della  Procura  della  Repubblica  all’ interno degli  ambienti  comunali;   per  cui   rappresenterebbe  un  atto  di  pietà  umana  (ci  si  consenta  la  crudezza  della  espressione)  incaricare  della  funzione  assessorile  una  persona non coniugata  e  già  orfana  di  genitori in  modo  da  non  coinvolgere  altre  persone  care,  alla  maniera   di  certi  agenti  speciali  mandati  in  missioni  particolarmente  critiche  che  prevedono  un  ritorno  solo  dubbio. Stiamo  scherzando  con  tale  immagine,  ma  neppure  troppo .  

Ultima notazione, stavolta  di  colore.  Supponiamo  che  la  nuova  Amministrazione  -  impersonalmente  e  collettivamente -   abbia  l’acume   “politico”  di  prendere  le  distanze  dal  giro  dell’Antimafia,  dal  momento  che  i  cittadini  di  Foggia in pratica ne hanno le scatole piene di  sentire  certe  giaculatorie  che  vanno  avanti  da  al-cuni   anni  a  questa  parte   da  parte  di  un  sparuto  gruppetto  di  venti-trenta  persone  che  hanno  avuto  l’ abilità  massmediatica  di  presentarsi  come  “rappresentanti”  di  qualcosa  che  non  c’ è  nel  comune  sentire  dei  cittadini,   ma  che  purtuttavia   in  nome  di  questo  nulla  hanno  ricevuto  spazio  spropositato  nel  mondo  della  informazione  locale. Diciamo  che  nostra  speranza  è  affidata  all’ acume  politico  dei  nuovi  Amministratori,  nel  senso   che  riteniamo  che  costoro  siano  sufficientemente  intelligenti  da  capire  che  quei  predicasventure  che  affliggono  la  opinione  pubblica  locale  con  il  mantra  che  “la  mafia”  si  è  infiltrata  negli apparati  comunali   sarebbero   i   peggiori  compagni  di  strada  per  chi  dovrà  svolgere  compiti  di  amministrazione  della  Città per i prossimi  cinque  anni  gestendo  appunto  quegli  apparati  e  avendone  quindi  la  responsabilità  non  solo  politica  ma  anche  legale  (“culpa  in  vigilando”);  sicchè,  se  un  consiglio  -  non  richiesto -  possiamo  dare  è  che   sarebbe  più  igienico  che  i  futuri  Amministratori  si  tenessero   alla  larga   da  tutti  costoro   per  non  tirarsi   i  moralisti  in  casa  propria  prima  a  fare  le  pulci e  poi  a  squadernarle  in  pubblico  in  forma  di  invettive  “mafiologiche”. 

Certo  è,  invece,  che  se  a  ricoprire  il  ruolo  di  futuro  Assessore  alla  Legalità - altra  fumisteria  senza  senso  concreto, un autentico tributo pagato alla demagogia  del  politicamente corretto dell’epoca attuale -   verrà  messa  una  persona  di quel giro, sappia  sin  d’ora la Sindaca Episcopo che  si  sarà  messa  una  serpe  in  casa  la  quale,  per  giustificare  la  sua  stessa  esistenza,   prima  o  poi  avventerà  qualche  morso velenoso tanto  per  far  vedere  che  l’ Antimafia  non  guarda  in  faccia  a  nessuno. Sindaca avvisata… A  ogni  modo,  anche  da  parte  nostra: auguri di  buon  lavoro,  nell’interesse di tutti.

Salvatore Russetti, ex giudice di Corte d’Appello

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