Torna sulla scena politica Michaela Di Donna, che dopo i lunghi anni da dirigente di Forza Italia e l’esperienza lampo da parlamentare nel Misto (da luglio 2022 a ottobre 2022) comincia una nuova vita nell’UdC di Massimo Cassano, dove sono approdati anche l’ex delegato landelliano allo sport Danilo Maffei e l’ex assessora alle politiche sociali Erminia Roberto. Pochi giorni fa a Foggia c’è stata la riunione della rinnovata segreteria provinciale. A Di Donna Cassano ha affidato il ruolo influentissimo di responsabile regionale dell’organizzazione, ma è legato a lei anche il commissario provinciale Cristiano Curatolo, che Landella pose nel cda di una società controllata da Palazzo di città. Il tentativo annunciato è quello di ricucire il rapporto col centrodestra, dopo il caos delle comunali, tra dimissioni di massa dal partito per protesta contro la nuova linea cassaniana e l’abortita lista costruita attorno a Roberto, esclusa la quale è venuta meno la stessa partecipazione dell’UdC alle amministrative foggiane. Elezioni che hanno avuto un risultato choccante per il centrodestra, che pure si attendeva la sconfitta ma era certo di arrivare al ballottaggio. Nella storia foggiana della Seconda Repubblica mai il centrodestra aveva toccato numeri così bassi (per il candidato sindaco Raffaele di Mauro il 24,76%, per la coalizione il 26,30% eleggendo otto consiglieri). L’Attacco ha intervistato Di Donna.
Entra nell’UdC già con un ruolo di peso. Non a caso.
Per l’incarico di responsabile organizzazione regionale UdC ringrazio per la stima ricevuta e per l’opportunità datami il senatore Cassano, il commissario Brattoli e, soprattutto, l’onorevole Lorenzo Cesa. È una bella sfida. Cassano mi ha proposto di entrare nel partito e di rilanciarlo in Capitanata. In questa fase storica l’UdC non conta granché e non esprime grandi numeri in provincia di Foggia, sebbene qualcosa sia stato fatto e ci siano consiglieri. Ha una storia che mi è vicina, mio padre Massimino Di Donna fu sempre un fervido sostenitore della DC e le prime tessere che vidi a casa furono quelle con lo scudo crociato. Ora stiamo lavorando a un contenitore per ricominciare a fare politica, anche se poi effettivamente non l'ho mai abbandonata. E’ un progetto ambizioso.
E’ ripreso il dialogo col centrodestra provinciale?
La prossima settimana proveremo a contattare le altre forze politiche del centrodestra di Capitanata. Il tavolo regionale del centrodestra è già operativo con l'UdC presente, è in questa provincia che si è creato un fraintendimento. Questa scelta sbagliata, col senno di poi, è stata un errore. E’ stata esclusa una lista che poteva aiutare il centrodestra. Io sono sempre stata una donna di centrodestra, l’UdC è in questa coalizione al governo del Paese. A Foggia si è sbagliato a puntare il dito contro un'unica persona. Quando si vuole fare troppa pulizia non ci si accorge di avere la cenere sotto al tappeto. Io voglio guardare avanti. Penso che l'analisi del voto il centrodestra l'abbia fatta e mi auguro sia oggi chiara la necessità di coinvolgere tutte le forze attive.
Quali altri errori pensa che il centrodestra foggiano abbia commesso alle comunali?
L’elettorato non è stato assolutamente convinto della bontà della strategia messa in atto dal centrodestra. I numeri sono chiari e inequivocabili. Forza Italia non è stata in grado di fare una lista di 32 persone, mi pare si sia fermata a 28 di cui solo sei credo abbiano avuto preferenze reali mentre il resto dei candidati sono apparsi dei riempilista. Era il primo partito a Foggia. Anche le civiche del sindaco avevano in passato risultati importanti. Nel 2014 il centrodestra vinse a Foggia col Pd di Renzi al 40% alle elezioni europee. Il progetto delle ultime comunali è stato deficitario fin dall'inizio. Il centrodestra doveva essere coraggioso ed iniziare a parlare già durante il periodo del commissariamento di Palazzo di Città. Non è scappando che si affrontano i problemi. Le scelte andavano fatte molto prime e, invece, è apparsa una proposta avanzata all’ultimo minuto, raffazzonatissima. Eppure le elezioni non sono arrivate all'improvviso. Mi auguro che prendano atto di ciò che è stato fatto e imparino dagli errori commessi, perché perseverare negli sbagli sarebbe diabolico.
La sconfitta era nell’aria e forse inevitabile. Ma avvertiva il rischio che il centrodestra non arrivasse neanche al ballottaggio?
Non era inevitabile. Manfredonia e Cerignola erano pure due Comuni sciolti per mafia, eppure alle elezioni del 2021 arrivarono al secondo turno sia il sindaco Metta che il centrosinistra sipontino. Invece, a Foggia, quando ho visto le liste sinceramente il dubbio mi è sorto che non si arrivasse nemmeno al ballottaggio, anche se la mia speranza era ovviamente un'altra perché sarebbe stata una sconfitta che per la storia di fuori del centrodestra foggiano non doveva esserci. Ahimè, non mi sono sbagliata né si è sbagliato l'elettorato. Non si è vista la volontà di vincere, probabilmente. Bastava camminare per la città e parlare con le persone per avere il polso della situazione. Molte persone mi dicevano “questi non vogliono proprio vincere”. Sono stati timidi, è mancato il coraggio.
Di chi sono le responsabilità?
Questa sconfitta ha molti padri, che dovrebbero prenderla come un monito. La responsabilità è collettiva ma sarebbe ora che qualcuno imparasse ad assumersi le proprie responsabilità perché questo è fondamentale per la crescita del centrodestra foggiano. Mentre limitarsi a dire che si è perso per colpe altrui non fa crescere.
L’ha ferita la presa di distanze di Raffaele di Mauro, con cui c’è stata vicinanza per molti anni?
Il rapporto personale c'era tutto tra di noi. Nel 2015 di Mauro divenne coordinatore provinciale di Forza Italia su indicazione nostra all’allora coordinatore regionale del partito Luigi Vitali. Decidemmo di puntare su quel giovane che, dopo Forza Italia, era passato al NCD, facendolo rientrare in Forza Italia già con quell’incarico. C'è stato un rapporto politico in tutti questi anni forte con di Mauro, abbiamo condiviso tantissime cose comprese le scelte assessorili. Rimase sempre con noi sia nella prima che nella seconda amministrazione Landella quando fu il sesto tra gli eletti e divenne consigliere mantenendo il ruolo di segretario provinciale del partito del sindaco. Era pienamente consapevole di tutta l'attività amministrativa e, se dovessi evidenziare oggi una mancanza, è non aver rivendicato ad alta voce quello che di buono fatto dalle amministrazioni di centrodestra. Si è limitato a dire quello che gli altri dicevano. Peraltro, un antilandelliano doc come Mainiero, dopo una lunghissima campagna elettorale, ha dimostrato che non paga lo stile aggressivo e voler fare politica puntando il dito contro gli altri, in maniera distruttiva.
Che idea ha del campo largo e della neosindaca Episcopo?
Ho ho sempre pensato che si sarebbe trattato di un campo minato ed è quello che Episcopo sta dimostrando. E’ fisiologico che serva tempo per fare la giunta, è sempre accaduto. Ma ora c’è una differenza enorme rispetto al passato: veniamo da due anni di commissariamento, al termine dei quali la città aveva e ha bisogno di risposte repentine. Episcopo si è dichiarata determinata e mi auguro che sia anche determinante. E’ vero che non ha un'esperienza amministrativa ma viene dalla pubblica amministrazione. Mi auguro che sappia imporre una linea netta. Bisogna saper ascoltare tutti ma anche, poi, saper fare sintesi dando risposte concrete e rapide. Sento tanto parlare di “prima sindaca donna di Foggia” ma in realtà non è una questione di genere bensì di capacità. Io spero per la città che Episcopo sia brava, questa è la cosa fondamentale. Fare il sindaco è tra le cose più difficili in assoluto, essere preparati è fondamentale per sedersi su quella poltrona. Mi auguro che impari prestissimo. Penso che le amministrazioni di centrosinistra abbiano lasciato un segno a questa città, vedremo subito se questo consiglio comunale vorrà tornare alle ere di Ciliberti e Mongelli.
Teme che il centrodestra possa di nuovo escludere lei ed altri?
Non sono stata esclusa, non ho mai pensato di candidarmi come consigliera. Ho ottimi rapporti coi vertici regionali del centrodestra. Ho scelto io di fare un passo indietro.
Eppure i vertici del centrodestra hanno voluto il codice etico con cui di Mauro ha di fatto chiuso le porte a svariate personalità, da Maffei a Roberto per restare all’UdC.
Proprio rispetto a quel codice etico sarei stata super candidabile, non esiste nulla nei miei confronti. Credo di rappresentare una figura politica di buon livello. Quel codice etico ha segnato la campagna elettorale, ma abbiamo visto come, ciononostante, la mannaia della Commissione parlamentare antimafia sia caduta su due nomi del centrodestra, di cui uno proprio di Forza Italia. Il centrodestra è sempre stato una coalizione garantista: quando dimentichi la tua natura il conto arriva sempre, la maschera indossata non ti copre bene il volto e il progetto non viene percepito come sincero dagli elettori. L’UdC si sta riorganizzando e, a breve, usciranno i nomi del coordinamento provinciale, scelti dal commissario Curatolo. Tutti quelli dati in precedenza sono stati azzerati.
Quindi non c’è più Maffei come delegato al tesseramento.
Sono stati tutti azzerati tranne Erminia Roberto, che resta responsabile alle pari opportunità e resta nel coordinamento provinciale.
Come intendete muovervi rispetto alle amministrative di giugno 2024? Ora il “modello Foggia” è il mantra quotidiano per creare il campo largo ovunque.
Nei comuni al voto ci sarà la nostra massima attenzione per evitare di arrivare all'ultimo minuto, vogliamo rappresentare un pungolo perché il centrodestra si organizzi subito con i tavoli di confronto. Il centrodestra rappresenta nel Paese già una coalizione larga e giusta.
Cosa pensa della guerra Rotice-Gatta a Manfredonia?
Quanto avvenuto dovrebbe oggi spingerci a cercare un progetto che unifichi, dopo aver spiegato quello che è successo ma non per beghe personali. Dobbiamo cercare di costruire un progetto competitivo perché questa città ha dimostrato che il centrosinistra fu sconfitto nella propria roccaforte storica. Se fornisci valide prospettive puoi arrivare alla vittoria a Manfredonia.
Ma le crepe profonde nel centrodestra non si sono mai saldate dopo le provinciali di gennaio scorso. Lo si è visto con la Lega e col duo Potenza-Dell’Erba in FI.
E’ vero. La coesione nel centrodestra non si è recuperata. Anzi, si è creata una situazione da homo homini lupus, dell'uno contro l'altro armato, e l’eco di quello che si è visto alle provinciali si è fatto sentire a Manfredonia e per certi aspetti anche a Foggia. A cosa serve un coordinatore provinciale se non riesce a tenere insieme le diverse anime di un partito?
Pensa che, archiviate le comunali, a Foggia sia finita la tentazione di ridurre tutto al capro espiatorio, ovvero alle colpe di Landella e delle sue amministrazioni?
Mi auguro che finisca e che inizino i mea culpa.
E se questo restasse il motivo della mancata inclusione dell’UdC nel centrodestra?
Questa politica di prendere le distanze non ha premiato. Eravamo convinti che Roberto fosse candidabile, grazie alla sentenza a lei favorevole, e per questo avevamo costruito quella lista. Il resto verrà rappresentato nella nuova classe dirigente UdC, rispetto alla quale pure non potrà esser sollevato alcun tipo di problema.
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