Sono slittate ulteriormente le date per i congressi cittadini di Fratelli d’Italia a Foggia e Cerignola. La scorsa settimana pareva che i due appuntamenti potessero svolgersi il 24 e il 26 aprile, invece si andrà a maggio al voto in entrambi i casi. Sabato scorso a Foggia c’è stato un incontro tra i vertici del partito di Capitanata, ovvero il coordinatore provinciale e consigliere regionale Giannicola De Leonardis, il deputato Giandonato La Salandra e la senatrice Annamaria Fallucchi. Un faccia a faccia dopo lo scontro rovente dei giorni precedenti tra i due parlamentari. Si è discusso delle possibili date tra cui quella del 9 maggio per la città capoluogo, poi nella giornata di lunedì scorso è stata verificata la disponibilità della sala rosa del Palazzetto dell’arte di via Galliani ad ospitare il congresso foggiano proprio nel giorno di venerdì 9 maggio. La comunicazione in tal senso è stata infine fatta dal coordinatore regionale e sottosegretario Marcello Gemmato, mentre per Cerignola resta ancora un’ipotesi al momento il congresso in aula consiliare sabato 10 maggio. Le candidature restano plurime in ambedue le situazioni. A Foggia lo scontro è tra Daria Cascarano (sostenuta da Fallucchi, da tre quarti dei consiglieri comunali e dal gruppo di Bruno Longo) e Mario Giampietro, già commissario cittadino. E’ stato inutile il tentativo di De Leonardis di trovare la quadra sul nome terzo dell’avvocato Peppino Pedarra, ex assessore di Paolo Agostinacchio e già segretario cittadino del partito prima che venisse commissariato da Bignami. Ma, a sorpresa, in una riunione barese di un paio di settimane fa è stata riproposta da La Salandra l’opzione di Salvatore de Martino, primo dei non eletti in consiglio comunale, ex consigliere legato alla vicepresidente dell’assise Concetta Soragnese. Chi è convinto di esprimere la maggioranza dei tesserati è il gruppo dei cascariani. Ancor più spinoso si sta rivelando il caso Cerignola, dove gli iscritti sono schizzati da 500 a 1.100 nell’ultimo anno. Una crescita ritenuta da alcuni “assolutamente anomala, non in linea col dato medio provinciale e nazionale”, per quanto influisca l’approssimarsi delle elezioni comunali del 2026.
Quello nazionale è del 20-30%, nella città ofantina invece si sfiora il 50%. Le perplessità non mancano. Impensieriscono, poi, le centinaia di tessere fatte online in favore di persone sulla cui reale esistenza qualcuno chiede di fare luce.
A Cerignola la sfida è quella atavica tra Gianvito Casarella, legato a La Salandra, e l’ex sindaco e medico Antonio Giannatempo, convinto di avere dalla propria parte oltre il doppio delle tessere. Due rivali sin dai tempi di AN. Se in passato Giannatempo spalmava il proprio bacino elettorale tra Cerignola e Orta Nova, stavolta ha concentrato tutte le proprie forze sulla prima città facendo schizzare il dato finale.
Ma l’aumento esponenziale degli iscritti non è la sola cosa che impensierisce rispetto al partito e al congresso cerignolano. L’Attacco aveva rivelato, nelle scorse settimane, come tra i tesserati fosse risultato l’omonimo di un pregiudicato locale. Ora, stando a quanto trapela, c’è chi mostra preoccupazione perché non si tratterebbe di un generico omonimo ma di una persona legata da rapporto di parentela o affinità col pregiudicato (che sarebbe stato protagonista di un’aggressione presso l’ospedale Tatarella). Una situazione che potrebbe mettere seriamente in imbarazzo tutti, specie considerando che si tratta di una città reduce dallo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose nel 2019 e la cui criminalità è particolarmente vivace ed attiva.
Ecco perché si sarebbe parlato del caso Cerignola nella riunione della segreteria nazionale dei congressi. “Se dovesse accadere qualcosa chi se ne assumerebbe la responsabilità?”, è l’interrogativo che circola.
Resta da capire se la rassicurazione fornite dai giannatempiani, vale a dire che l’omonimo è stato comunque rimosso dai tesserati, si sia concretizzata e come. Quanto il clima di guerra interna sia incandescente lo confermano coloro che ritengono possibile che qualcuno voglia commissariare il partito. Una sciocchezza, secondo altri meloniani, i quali ricordano come solo in caso di situazioni particolari e pregiudizievoli Roma possa intervenire in tal senso.
Tensioni che si spiegano alla luce delle tante partite incrociate, dalle elezioni regionali d’autunno (con De Leonardis nome di punta) alla segreteria regionale di FdI. Il gioco a contarsi internamente è sempre finalizzato a ridimensionare il proprio antagonista e a prenderne il posto.
Solo su una cosa paiono tutti d’accordo: “Basta descrivere queste dinamiche congressuali come lo scontro tra gemmatiani e fittiani, non esiste tale contrapposizione perché ogni candidato ha rapporti con entrambi”.
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