FdI, il peso del gruppo Longo-Amorese sul tesseramento e sul congresso: altro che fittiani e tatarelliani…

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E’ finalmente archiviato il congresso cittadino di Fratelli d'Italia a Foggia, ma nonostante tutti invochino pubblicamente la coesione trapelano distinguo da più parti e permane una irreducibile distanza di fondo tra diversi nomi forte del partito coi rispettivi gruppi (e tesserati). Com’è noto, la sfida a due si è conclusa con la vittoria della 46enne coordinatrice cittadina Daria Cascarano, che ha ottenuto 338 preferenze sui 590 votanti totali, pari al 57%. Battuto l'ex commissario cittadino Mario Giampietro, fermatosi a 245 voti (43%), sostenuto dal proprio gruppo e da quello del deputato Giandonato La Salandra. A sostegno di Cascarano il gruppo di Bruno Longo, la quasi totalità dei consiglieri comunali e la senatrice Annamaria Fallucchi. I tesserati nel complesso sono 818, un numero rilevante ma comunque secondo in Capitanata rispetto ai circa 1.100 di Cerignola, dove il tesseramento è stato definito “anomalo, drogato ed eterodiretto” dallo sconfitto lasalandriano Gianvito Casarella. Se il coordinatore provinciale Giannicola De Leonardis ha evitato di schierarsi, in modo da poter essere votato da tutti alle regionali d’autunno per correre verso l’ennesima consiliatura, La Salandra ha dedicato il proprio intervento di venerdì scorso durante il dibattito congressuale a marcare la propria differenza con altra parte del partito. Un chiaro messaggio contro l’ex consigliere comunale Bruno Longo, di cui ha criticato (pur senza citarlo) le tesi congressuali scritte per Cascarano, specie nella parte considerata più assolutoria verso la stagione dello scioglimento del consiglio comunale foggiano per mafia nel 2021 (amministrazione Landella di centrodestra), ovvero i passaggi della mozione dedicati alla eccessiva enfatizzazione mediatica della quarta mafia ai danni della città capoluogo. “La destra è un modello di comportamento. Orgogliosamente sempre dalla stessa parte”, sono stati i commenti affidati dal deputato ai social all’indomani del congresso.  “Qualcuno degli incapaci, anziché togliersi i sassolini dalle scarpe, dovrebbe togliersi i macigni dal cervello. Non ha consensi, non ha capacità ma si crede un predestinato. Certo a sparire dalla scena politica al più presto. Un Ponzio Pilato a capo di un partito non lo farà mai crescere”, sono stati agli affondi social, da San Severo, dell’ex meloniano Emilio Gaeta contro La Salandra e De Leonardis. L’esito del congresso foggiano è stato da alcuni celebrato come una vittoria di “fittiani e tatarelliani”, ma in realtà, guardando i voti ottenuti dai candidati al coordinamento cittadino e chi è andato a votare, si comprende come sia stato il gruppo di Longo a risultare determinante per eleggere Cascarano. 

A cominciare dall’exploit di Vittoria Longo, figlia di Bruno e moglie del capogruppo consiliare di FdI Claudio Amorese: 227 preferenze per lei, prima degli eletti dopo i due candidati Cascarano e Giampietro. Allo stesso gruppo appartengono il quarto e il quinto, ovvero Vincenzo Michele Padalino (193 preferenze) e Ugo Morelli (180 preferenze). Ed è stato lo stesso Bruno Longo a telefonare continuamente ai propri tesserati – amici, sostenitori, parenti – per sollecitarli a recarsi al seggio, giacchè per quanto i numeri di Casarano fossero sulla carta nettamente a lei favorevoli poi il rischio concreto era che quegli iscritti disertassero l’appuntamento. 

Gli eletti nel coordinamento del gruppo opposto Giampietro-La Salandra sono stati l’avvocata Aiga Anna Lops (148 preferenze), Fabrizio Laccetti (123 preferenze), Francesco Passione (118 preferenze), Michele Spirito (110 preferenze) e Francesco Paolo Gramazio (100 preferenze). Per un solo voto è rimasto fuori Giovanni Gliatta, fermatosi a quota 99 preferenze. Fuori anche Asia Pia Ciavarella (80 preferenze), Giovanni Perdonò (65 preferenze), Antonio Narciso (64 preferenze) e Francesca Di Noce (60 preferenze).

Se è evidente a tutti gli addetti ai lavori come Fabrizio Tatarella non abbia inciso sul tesseramento foggiano, la stessa senatrice Annamaria Fallucchi, che pubblicamente è apparsa come la principale sostenitrice della neo coordinatrice, ha spostato poche decine di tessere, nonostante – stando a quanto trapela- avesse richiesto di poter esprimere quattro nomi nel coordinamento. L’esempio eclatante è quello del giovanissimo Narciso, da lei sostenuto perché amico di uno dei figli. Il padre, Carmine Narciso, alcune sere prima nella sede del partito si era peraltro lamentato per l’assenza del nome del figlio nelle due terzine presentate per il coordinamento.

Chi ha confermato, ancora una volta, di avere una solidissima base elettorale è il gruppo Longo-Amorese, che hanno festeggiato la terza vittoria: prima Amorese capogruppo (anziché Concetta Soragnese); poi Maurizio Accettulli consigliere provinciale (con l’aiuto fondamentale del cerignolano Antonio Giannatempo); da ultimo Cascarano coordinatrice. Una nuova vittoria dopo che qualcuno aveva tentato di avanzare le ipotesi di nomi terzi: oltre a Peppino Pedarra, fatto da De Leonardis, quelli dello stesso Amorese (davanti al quale il gruppo Longo non si è lasciato sedurre) e di nuovo Salvatore de Martino, primo dei non eletti in consiglio comunale (in cui tornerebbe se il forzista Raffaele di Mauro, dopo la nomina a presidente del Parco nazionale del Gargano, si dimettesse).

E Longo chiaramente è tutt’altra cosa nel partito rispetto a Fallucchi, sebbene per questa operazione congressuale abbiano sentito la vicinanza sia del vicepresidente della Commissione UE Raffaele Fitto sia dell’europarlamentare Francesco Ventola. Le vicende congressuali e i rapporti di forza nel partito del capoluogo daunio si inscrivono, infine, nelle correnti sempre più palesi a livello nazionale nel partito della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Correnti che in Puglia sono rappresentate da Fitto e dal coordinatore regionale Marcello Gemmato, cui è legato La Salandra. Ma nonostante ci sia chi si diverta a interpretare gli esiti dei congressi di Foggia e Cerignola come due vittorie dei fittiani, al contempo anche chi è più distante dal sottosegretario Gemmato sa bene che Meloni, di cui è amico fraterno, mai ne consentirebbe la rimozione. 

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testatina dillo al direttore WEB

 

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