Caso Emanuele, M5S Foggia non ci sta: mentre i vertici provano a ricucire, la base chiede lo strappo con il Pd

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Mentre il gruppo consiliare e quello dirigente del Movimento 5 Stelle foggiano mantengono un atteggiamento decisamente circospetto e accorto nei confronti del caso Emanuele, diametralmente opposti sembrerebbero essere gli umori interni alla base del partito. È soprattutto in questi termini che si misura, anche su scala locale, la distinzione tra la classe dirigente pentastellata, che in tutti i suoi effettivi o quasi ha sposato la linea politica garantista del presidente Giuseppe Conte, e i militanti, molti dei quali sono ancora legati all’esperienza grillina e tendono a conservarne i tratti maggiormente puritani e giustizialisti. Nei prossimi giorni, dopo il Consiglio comunale di ieri, durante il quale l’argomento non è stato minimamente toccato, dovrebbe esserci una riunione del gruppo territoriale, in presenza dei leader locali, per stabilire insieme alla base quale posizione prendere a riguardo e come comportarsi. Solo a quel punto arriverebbe anche una presa di distanza ufficiale – che parrebbe essere ormai inevitabile – anche da parte del gruppo consiliare, che da giorni subisce la spinta dal basso, in questo senso, dei militanti, e che – d’altro canto – si sentirebbe in legittimo dovere di ascoltare i vertici del partito, non soltanto a livello provinciale, ma anche regionale e nazionale. 

Il coordinatore regionale Leonardo Donno, del resto, che – come ampiamente documentato da l’Attacco nei giorni scorsi – già in altri contesti cittadini si è trovato ad affrontare con assoluta intransigenza situazioni similari, sarebbe sempre più propenso a una linea interventista che vorrebbe di fatto le dimissioni da parte dell’assessore. 

Più cauto, invece, almeno fino a questo momento, sembrerebbe essere il parere dell’europarlamentare e coordinatore provinciale Mario Furore, così come quello della consigliera regionale Rosa Barone, legati in qualche modo a Davide Emanuele anche in termini di vincoli interpersonali. 

Solo gli sviluppi successivi alla riunione del M5S saranno in grado di stabilire definitivamente, dunque, quale sarà la decisione finale del partito. 

Fino a quel momento, l’unica certezza rimane quella di un campo largo progressista sempre più fiaccato, non solo dalle faide interne alla coalizione, ma anche dalle diverse interpretazioni della politica in senso lato che dimostrano di avere le sue due colonne portanti: il Movimento 5 Stelle – appunto – da una parte, e il Partito Democratico dall’altra.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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