Fdi verso regionali. Le sfide interne alla lista e un tema: come si arriva agli oltre 27mila voti del 2020?

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L’esito della sfida interna tra i due pezzi da novanta della lista di Fratelli d’Italia in Capitanata per le regionali del prossimo autunno, ovvero Giannicola De Leonardis e Nicola Gatta, è solo uno dei tanti interrogativi che aleggiano sul partito locale. Si riuscirà a raggiungere il dato delle precedenti elezioni del 2020, quando i meloniani incassarono 27.600 voti, pari all’11,23%? Chi è ottimista, a Foggia, è certo: “Faremo il botto, specie nella città capoluogo. Ed è possibile che faremo scattare due seggi, anziché uno solo. Sia De Leonardis che Gatta si stanno muovendo alla grande”. La lista conta ad oggi solo quattro nomi certi: il coordinatore provinciale e consigliere regionale uscente; l’ex presidente della Provincia oggi responsabile unico del CIS Capitanata nonché sindaco di Candela; l’ex commissaria di Polizia Rita Montrone, moglie del consigliere comunale Gino Fusco; la trentenne avvocata foggiana Valentina Cerisano, figlia d’arte. 

Nessuna certezza c’è, invece, sul resto della lista, che resta scoperta in territori fondamentali come Manfredonia (dove FdI non esprime più alcun consigliere comunale, dopo l’addio di Giuseppe Marasco e il suo passaggio nella Lega di Splendido e Cera), San Severo, Gargano, Lucera. A Foggia sono in parecchi nel partito ad aver scelto il ticket De Leonardis-Cerisano, a partire dal gruppo di Bruno Longo, che comprende i consiglieri Amorese e Accettulli.

E’ noto che la senatrice Annamaria Fallucchi farà votare per l’amico Gatta. Chi ha scelto il ticket De Leonardis-Montrone ricorda che alle regionali scorse Fusco aiutò il consigliere regionale. “Mentre sui Monti Dauni Montrone si appoggia a Gatta, con la doppia preferenza di genere si inserisce molto facilmente in ambienti che oggi si dividono tra De Leonardis e Gatta”.

Mentre coloro che sono legati al deputato Giandonato La Salandra, ovvero persone come Salvatore de Martino e la consigliera Concetta Soragnese, attendono di capire l’evoluzione della situazione. C’è chi ritiene che La Salandra, se a Cerignola non dovesse essere candidato il suo amico Gianvito Casarella, sosterrà De Leonardis anche per sistemare le cose rispetto alle future politiche, ma fonti legate al deputato replicano a l’Attacco che “farà, come sempre, ciò che Gemmato gli dirà di fare”. Il riferimento è, ovviamente, al sottosegretario e coordinatore regionale Marcello Gemmato, con cui due settimane fa De Leonardis si è incontrato a Roma, insieme a La Salandra. “Un ottimo e proficuo incontro con il sottosegretario e con l’onorevole al Ministero della salute”, ha commentato in maniera stringata il consigliere regionale, postando una foto che ha subito provocato reazioni dietro le quinte. “De Leonardis è diventato ufficialmente gemmatiano”, è stato il commento ironico di alcuni fittiani. “Diverse persone, legate a Raffaele Fitto, sono rimaste stupite e si sono sentite tradite”, dicono altri meloniani.

Di sicuro con un Gatta alle calcagna espressione del vicepresidente della Commissione UE (cui deve l’attuale ruolo sul CIS e la nomina da consigliere del ministro quando il politico salentino era a capo del dicastero relativo ad affari europei, Sud e PNRR), e che qualcuno vede addirittura avanti rispetto a De Leonardis, un avvicinamento a Gemmato – altro polo del partito pugliese – appare strategico. Ma oggi in diversi si chiedono se i mondi democristiani e centristi, che erano in passato legati a Franco Di Giuseppe e De Leonardis, di fronte ad una telefonata di Fitto seguirebbero quest’ultimo o il foggiano.

Ma, soprattutto, la domanda che più preoccupa in FdI riguarda i numeri che la costruenda lista è in grado di raggiungere. E’ chiaro che, per quanto forti, De Leonardis e Gatta da soli non bastano per ottenere i 27mila voti del 2020. “La Lega stava allora all’11,5%, oggi sul 4-5%”, ipotizza qualche meloniano. “Forza Italia un 9% lo farà senz’altro. Il secondo seggio scatterà per FdI in altre province pugliesi, come Bari. Lecce e Taranto. Non qui da noi. Inoltre il minor numero di liste di Decaro, rispetto a quelle pletoriche di Emiliano di cinque anni fa, significa che il sistema dei resti stavolta non ci avvantaggerà. Si ragiona su liste di 7 persone, perché l’emendamento approvato in Parlamento ha generato una soglia di tolleranza sulla previsione originaria. Quindi, pur conservando i 50 eletti in consiglio regionale, la lista perde sicuramente almeno un candidato. La volta scorsa FdI incassò molti voti a Foggia città tra Longo, D’Emilio, De Leonardis (oggi convinto di avere ancora quei 7.800 consensi). Oggi il tema è come recuperare i voti in provincia: pur ipotizzando che Gatta ne ottenga 5mila nel Subappennino e 1.000-1.500 nel capoluogo, e che a Foggia città FdI ne prenda 6mila totali, come si arriva ai 27mila del 2020?”.

A Manfredonia è buio fitto sul nome e si paga il prezzo delle comunali 2024, mentre a San Severo è scontro tra il partito locale che vuole l’eterno Leonardo Lallo e Fallucchi che propugna la candidatura di una donna esterna. A Cerignola l’ex sindaco Antonio Giannatempo, che ha vinto il congresso contro Casarella, ha offerto il proprio sostegno a quest’ultimo in caso di candidatura. Ma né Casarella né La Salandra si fidano di lui, sapendolo fittiano e dunque dando per scontato che farà votare per Gatta (al quale andranno anche i voti portati da Rino Pezzano).

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testatina dillo al direttore WEB

 

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