Aprile, il problema politico resta: Conte bersagliato, Barone irata, M5S in cul de sac (col voto alle porte)

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Era una facilissima previsione che il caso che ha investito la vicesindaca M5S del Comune di Foggia Lucia Aprile sarebbe arrivato sulla stampa nazionale e avrebbe provocato reazioni politiche anche a Roma. “Ancora una volta il campo largo è alle prese con la questione morale, questa volta però ad essere coinvolti non sono politici del Pd come accaduto a Prato e a Milano, ma del M5S. I sedicenti campioni della legalità e della moralità che ci hanno da sempre abituati a battaglie giustizialiste e a richieste ossessive di trasparenza, oggi invece si riscoprono garantisti e buonisti con la ‘casta’ e i parenti della stessa. Spietati con gli altri ma quando ad essere coinvolti sono alleati o propri esponenti, allora tutti zitti”, ha tuonato il deputato della Lega Rossano Sasso. “Zitti sui fatti di Prato, muti e accucciati su quanto sta accadendo a Milano e al potente Sala, perplessi e rassegnati sulla loro compagna di partito a Foggia. Ma come è possibile che ci siano stati per ben due volte affidamenti diretti alle imprese di famiglia di una politica pentastellata?”, ha aggiunto, ma in realtà (come l’Attacco spiega, ricordando articoli dei mesi scorsi) sono stati più di due. “Ma a Foggia si fa amministrazione della cosa pubblica o gestione privata della stessa? Il sindaco di Foggia e i parlamentari del M5S, non hanno niente da dire? E il foggianissimo leader del M5S Giuseppe Conte, non ha niente da dire? Il grido ‘onestà onestà’ di ieri, oggi è diventato ‘omertà omertà’?”, è stata la conclusione del salviniano. Ebbene, nonostante la rinuncia all’appalto da parte di Servitalia, il caso politico resta perché il M5S ha sempre rivendicato le battaglie per legalità, trasparenza, imparzialità, etica. Questo spiega perché Aprile, sin da venerdì pomeriggio, abbia anticipato ai compagni di partito – irati, scossi o contrariati a seconda dei casi – di volersi dimettere. In primis l’intenzione era quella di comunicarle nella riunione del M5S prevista per venerdì sera. Poi il cambio di strategia: rinviare la riunione del partito, evitare le dimissioni immediate per non apparire colpevole (e del resto Episcopo si era detta contraria), affermare di non averne saputo nulla attribuendo la responsabilità degli atti gestionali alla tecnostruttura (come detto pure dalla prima cittadina sui social) e promettere accurate verifiche. Solo al termine delle verifiche Aprile avrebbe ribadito di voler rimettere le deleghe nelle mani della sindaca, attendendo la prevedibile reazione del livello nazionale del partito, ovvero del presidente Giuseppe Conte. Questo era il piano dei giorni scorsi. Ma ora, dopo la rinuncia da parte dell’impresa della sorella, che farà il M5S?

Scenari
Il M5S appare in ogni caso finito in un cul de sac, perché ha la necessità a tutti i costi di salvare la propria immagine, prima ancora di quella dell’amministrazione Episcopo. Quanto è avvenuto mette in difficoltà tutti i contiani, a partire da Conte – che viene infatti ora bersagliato dagli altri partiti sulla scena nazionale – fino ad arrivare ai locali. Alla vigilia delle elezioni regionali d’autunno, questa vicenda traumatica rischia di danneggiare in particolare chi, come la consigliera regionale Rosa Barone, sarà in corsa per il terzo mandato. 

Ma il caso degli affidamenti alla grande famiglia Aprile&affini acuisce anche gli scontri e le distanze interne, come ha testimoniato in maniera evidente il post Fb di Giovanni Quarato: “Ci risiamo... Ti hanno regalato una maglietta, simboleggia qualcosa, ideali, valori, obiettivi, per cui la indossi con orgoglio e fierezza. Poi si usura, appare un buchino, poi un altro, ma tanto non si vedono. Poi un buco più grosso, ma questo è difficile da nascondere ed allora provi con una toppa che, si sa, è peggiore del buco stesso. D'ora in poi la tua splendida maglietta sarà notata solo per quel buco/toppa, e non sarà più come una volta... Allora è il caso di toglierla e magari aspettare che te ne regalino un'altra”.

“Come possono i contiani risultare ora credibili quando chiedono la costituzione del Comune come parte civile nel processo Amiu di settembre? O quando stigmatizzano, in maggioranza e con la sindaca, il caso dell’alloggio popolare avuto fino a pochi mesi fa dall’assessore Pd Davide Emanuele? O, ancora, quando fanno rilevare il caso degli appalti pubblici del marito della presidente del consiglio Pd Lia Azzarone, Luigi Colucci?”, si domandano alcuni addetti ai lavori.

Ecco perché, per gli analisti politici locali, il M5S è davanti ad uno snodo cruciale: pure volendo credere che Aprile non sapesse nulla degli affidamenti ai parenti ed affini, ora i contiani devono essere coraggiosi e non nascondersi. Aprile, parlando coi suoi, venerdì ammise che l’inopportunità politica c’era tutta, tanto da volersi dimettere. Oggi il M5S, anche per non perdere la fiducia e la connessione con la base e l’elettorato, anziché subire le conseguenze nefaste di questa vicenda, dovrebbe per qualcuno accettare la sostituzione dell’assessora (se non di entrambe, compresa Simona Mendolicchio), rilanciare l’azione di governo, chiedendo cambiamenti netti nella tecnostruttura (magari spostando il rup Suriano altrove). O d’ora in avanti dal Pd in giù gli stessi alleati di maggioranza faranno carne da macello di tutte le istanze e posizioni che arriveranno dal M5S.

La normativa
Fonti esperte di contratti pubblici e di Palazzo di città hanno, peraltro, un’idea molto diversa da quella affermato ieri dall’impresa per bocca del suo legale e ritengono che un affidamento da parte di un Comune per un importo di 136.000 euro a favore di una società partecipata dalla sorella di un assessore sollevi seri dubbi di legittimità e opportunità, principalmente in relazione a conflitti di interesse e a quanto previsto dalla normativa vigente in materia di contratti pubblici e di prevenzione della corruzione.

Il Codice dei contratti pubblici, all’articolo 16 stabilisce il principio di imparzialità e assenza di conflitti di interesse, secondo cui “gli operatori economici non devono trovarsi in una situazione tale da compromettere l’imparzialità e l’indipendenza della stazione appaltante”. Inoltre, l’articolo 15 impone: “L’aggiudicazione e l’esecuzione dei contratti devono avvenire nel rispetto dei principi di trasparenza, concorrenza, rotazione e non discriminazione”. L’articolo 7 vieta espressamente l’assunzione di incarichi dirigenziali o politici in caso di situazioni di conflitto di interessi, anche potenziale. Sebbene la partecipazione societaria della sorella di un assessore non rientri di per sé tra le ipotesi di inconferibilità, può integrare un conflitto di interessi se: l’assessore ha partecipato in qualunque forma all’affidamento; il legame familiare è tale da influenzare la procedura o generare un’apparenza di favoritismo. ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione), in più pareri, ha evidenziato: “La presenza di legami familiari tra amministratori pubblici e operatori economici affidatari è suscettibile di compromettere la regolarità della procedura, anche in termini di apparenza di imparzialità”.

Il Codice di comportamento dei dipendenti pubblici all’articolo 6 vieta ai pubblici ufficiali e agli incaricati di pubblico servizio di partecipare a decisioni o attività che possano coinvolgere interessi propri o di familiari entro il secondo grado (la sorella rientra).

Quindi l’affidamento non è automaticamente illegittimo, ma: è gravemente inopportuno se l’assessore ha avuto anche solo informalmente un ruolo nella scelta; può essere annullato in autotutela o contestato in sede di ricorso o segnalazione ANAC; espone l’amministrazione a rischi di responsabilità erariale e penale, soprattutto se non documenta accuratamente l’assenza di conflitto di interessi e le ragioni della scelta.

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