Dopo settimane di attese, indiscrezioni e veti incrociati, Antonio Decaro ha finalmente sciolto la riserva. Venerdì sera, dal palco della Festa de l’Unità di Bisceglie, l’ex Sindaco di Bari ha annunciato ufficialmente la propria candidatura a presidente della Regione Puglia per il centrosinistra alle elezioni di novembre. “Scusate”, ha detto Decaro nel suo discorso. “Scusate perché quello che è accaduto nelle ultime settimane non ve lo meritate. Non vi meritate i retroscena, i pettegolezzi, i tira e molla a mezzo stampa. Non se lo merita la Puglia. Chiedo scusa io per tutti. Da oggi assumo la guida di un progetto politico per la nostra terra. Lavorerò per le speranze e i sogni dei pugliesi, senza risparmiarmi e senza arrendermi mai”. Parole pronunciate con tono fermo e, al tempo stesso, emozionato, in un discorso che ha avuto il suo momento più intenso nel ricordo dell’amico Donato Metallo: “Se fosse qui stasera mi direbbe: Antò, mena. E io sono qui per la Puglia, per tutta la Puglia”. La candidatura di Decaro arriva dopo giorni di tensioni nel campo progressista, sciolte solo dal passo indietro dell’attuale governatore Michele Emiliano, che ha rinunciato a correre per un seggio in lista. Nonostante ciò, la conferma dell’ingresso in campo di Nichi Vendola – candidato consigliere con Alleanza Verdi e Sinistra – ha riacceso qualche malumore. Mino Di Lernia, segretario regionale di Sinistra Italiana, ha accolto l’annuncio con entusiasmo: “Decaro candidato presidente è una notizia distensiva. Vendola in lista è una notizia appassionante. Finalmente si parla di programma e di futuro. La leadership di Vendola non oscurerà Decaro, ma valorizzerà il progetto politico. Ora la destra può scegliere solo chi sarà sconfitto”. Più complessa la reazione di Emiliano. L’attuale presidente, pur facendo un passo indietro, non ha nascosto il fastidio per la candidatura di Vendola: “Se c’è lui, corro anche io”, avrebbe detto ai suoi fedelissimi subito dopo l’annuncio. Dichiarazioni che hanno agitato il fronte emilianista, lasciato senza un vero punto di riferimento nel nuovo assetto. Se la candidatura di Antonio Decaro a presidente della Regione Puglia ha dato finalmente un volto al campo progressista, in Capitanata il quadro resta in movimento. L’annuncio di Bisceglie ha chiuso i giochi ufficiali, ma ha aperto un groviglio di sentimenti, timori e calcoli politici che attraversano la variegata galassia del centrosinistra foggiano. Tra i più colpiti c’è senza dubbio Rosario Cusmai, riferimento storico degli emilianisti sul territorio. Fino a poche settimane fa tuonava con fermezza: “Siamo qui e qui restiamo, altri movimenti non ci sono mai stati”. Una fedeltà ribadita a luglio, quando qualcuno lo dava già in procinto di traslocare nel centrodestra.
Cusmai aveva reagito con durezza, sottolineando la solidità del progetto civico costruito attorno a Michele Emiliano e la volontà di difendere coerenza e radicamento. Oggi, però, con il passo indietro del governatore e con il veto decariano sugli ex presidenti, lo scenario cambia radicalmente. Cusmai si ritrova senza il suo principale punto di riferimento, con un campo largo che sembra guardare altrove e che rischia di marginalizzare la componente emilianista. Telefono staccato per tutto il weekend, segno di un imbarazzo palpabile. La sua posizione, come quella di tanti fedelissimi dell’attuale presidente, resta sospesa tra la volontà di rimanere agganciati al treno vincente e la difficoltà di trovare un ruolo riconosciuto in una coalizione che appare già incardinata su nuovi equilibri.
Situazione simile per Sergio Clemente, consigliere regionale di Azione. A inizio agosto, in conferenza stampa a Barletta, aveva giurato fedeltà al centrosinistra, ribadendo l’impegno nel campo progressista. Eppure, proprio in quell’occasione, alla domanda diretta de l’Attacco sul suo futuro non aveva chiuso completamente la porta a scenari alternativi: “Non c’è nulla di certo”, aveva risposto con un linguaggio sibillino, quasi a mantenere aperti più canali.
Oggi il suo futuro politico dipende in gran parte dal grado di inclusione che Decaro vorrà concedere all’area riformista. Un’area che negli anni emilianisti è stata decisiva per garantire equilibrio e consensi, rappresentando quella zona grigia tra moderatismo e trasformismo che ha permesso al centrosinistra di consolidare il proprio consenso. Ma che ora rischia di sentirsi sacrificata sull’altare della discontinuità.
Più lineari, invece, le scelte di altri protagonisti della Capitanata. Nunzio Angiola, docente universitario e consigliere comunale di Foggia, ha confermato con chiarezza la sua candidatura a sostegno di Decaro. “Se questo tira e molla è servito a mettere in chiaro determinate cose, ben venga. Io sarò un candidato del nuovo presidente. Decaro è la scelta migliore per la Regione Puglia”, ha detto a l’Attacco. Un endorsement che segna anche un punto di rottura con la stagione emilianista. “Quella esperienza ha avuto aspetti positivi, ma anche gravi falle, come quella della sanità pubblica. È il momento di una discontinuità”, ha aggiunto Angiola, richiamando l’urgenza di correggere le criticità più evidenti della gestione uscente.
Sulla stessa linea anche Antonio Tutolo, ex sindaco di Lucera e attuale consigliere regionale. Uomo politico fuori dagli schemi, spesso allergico agli apparati, non ha nascosto la sua amarezza per le ultime settimane: “Questi tira e molla allontanano la gente dalla politica”, ha ammesso senza giri di parole. Tuttavia, ha ribadito la volontà di restare al fianco del nuovo candidato: “Ora che Decaro ha sciolto la riserva, è il momento di parlare di programmi, di temi concreti. Non c’è ancora nulla di ufficiale, ma quasi sicuramente sarò candidato consigliere nella sua lista”.
Il mosaico foggiano, dunque, riflette in piccolo le tensioni che attraversano l’emilianismo dopo l’uscita di scena del governatore. Se da un lato Decaro punta a marcare una netta discontinuità, dall’altro Emiliano cerca di evitare lo smantellamento totale della rete costruita in quasi vent’anni di protagonismo politico. Nelle province, e in particolare in Capitanata, questa operazione assume un valore simbolico. Capire quanti dei suoi potranno ancora trovare spazio significa misurare il grado di sopravvivenza della sua corrente.
Cusmai, Clemente e altri amministratori locali oscillano tra il rischio di essere messi all’angolo e la possibilità di ottenere un salvacondotto grazie all’intervento diretto del presidente uscente. Emiliano, dal canto suo, sembra lavorare a una strategia di resistenza. Non più il controllo pieno della coalizione, ma la capacità di condizionarla dall’interno, preservando alcuni uomini chiave e mantenendo un nucleo di influenza che eviti l’irrilevanza. In questo contesto, la diaspora emilianista si intreccia con il progetto decariano.
Chi sceglie la continuità con l’ex Sindaco di Bari lo fa con l’idea di restare competitivo. Chi resta fedele a Emiliano spera invece che il vecchio leader riesca a garantire ancora tutele e visibilità. Ma non tutti riusciranno a salvarsi. La partita, in Capitanata come altrove, si giocherà sui numeri e sulla capacità di Emiliano di ottenere i suoi spazi negoziali che Decaro sembra non voler concedere. E mentre gli equilibri interni si ridisegnano, l’elettorato assiste spaesato a un passaggio di consegne che somiglia più a uno sfratto che a una transizione ordinata.
La vera sfida, per entrambi i protagonisti, sarà capire se questo sgombero finirà per produrre macerie o se invece saprà generare un nuovo equilibrio. Perché, se Emiliano non sarà più in prima linea, l’emilianismo non è detto che scompaia. Molto dipenderà da quanto riuscirà a preservare dentro il campo largo che ora porta il volto di Decaro.
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