Il 36 enne avvocato ed ex assessore Carlo Dercole, forzista, è uno dei candidati di Cerignola per le regionali del 23 e 24 novembre. Oltre a lui sono della partita l’assessora Pd Teresa Cicolella, Elena Gentile in AVS, il civico decariano Tommaso Sgarro e l’ex sindaco Antonio Giannatempo, che corre con FdI. Una sfida difficilissima nella città che tra 18 mesi vedrà la fine del mandato del dem Francesco Bonito. Il direttore de l’Attacco Piero Paciello ha intervistato Dercole, segretario cittadino di Forza Italia e genero dell’ex sindaco Franco Metta.
Questa partita appare già persa per il centrodestra. Se una coalizione non riesce a trovare un candidato presidente, dopo un ciclo ventennale del centrosinistra, è evidente che c’è un grave problema.
Partiamo da un dato inconfutabile per me: sono stati vent’anni di disastri per la Regione Puglia. Ogni Regione ha tre macrosettori su cui può incidere con le proprie scelte politiche: il ciclo dei rifiuti, la sanità, l’agricoltura. Credo sia innegabile che su questi tre grandi temi la Puglia sia la peggiore in assoluto. Il ciclo dei rifiuti è stato fallimentare, non c’è stata alcuna alternativa alle discariche. Decaro non si capisce che idea abbia sui rifiuti: vuol seguire Emiliano coi signori delle discariche oppure è per il no a prescindere di Vendola, M5S e Verdi ai termovalorizzatori, unica risorsa che abbiamo in Puglia e in Italia? E siccome in Puglia ci sono appena due termovalorizzatori bisogna chiedersi perché la Regione non abbia investito. La risposta è che Emiliano ha i signori delle discariche, come Albanese e Grandaliano. La prima contraddizione è questa, noi da Decaro non abbiamo sentito parlare. C’è poi la sanità, che in Puglia è sinonimo di clientelismo: un primario viene scelto perché ha la tessera.Ma questo è vero chiunque governi.
Ma da vent’anni governano loro. La mia generazione è quella dei voli low cost e quando andiamo all’estero vediamo opportunità che in Puglia non sono recepite. Questa classe politica ha distrutto il merito in favore del clientelismo. E’ mai possibile che Sanitaservice assuma sempre e solo in campagna elettorale? C’è un problema. Tommaso Sgarro, candidato con Decaro, parla di fuga dei cervelli. Ma se per lavorare in questa regione devi dare del tu a Raffaele Piemontese per forza di cosa vanno via i cervelli e resta chi ha una tessera in tasca. Se Decaro continua a candidare i signori del clientelismo non è cambiato assolutamente nulla. Non è importante il candidato presidente ma cosa andremo a fare, noi del centrodestra abbiamo le idee chiare: ad esempio, sì ai termovalorizzatori e no alle discariche, perché tutta Europa va in quel senso e solo la Puglia va nel senso opposto.
Ma si vota a novembre e non avete ancora un candidato presidente. E’ possibile che non sia arrivati a costruire un percorso? Dov’è la qualità del personale politico di centrodestra in Puglia? Indica cinque persone di valore?
Il nostro segretario regionale d’Attis è una figura importante, può spendersi per questa battaglia certamente anche per aver seguito tutta la vicenda del mancato scioglimento per mafia del consiglio comunale di Bari.
Però d’Attis non disse nulla sui casi di scioglimenti avvenuti in Capitanata.
I riferimenti che aveva prima sui territori, evidentemente, non gli facevano notare cosa stava avvenendo, una bruttura abnorme. Per quale motivo il Comune di San Severo dell’allora sindaco Miglio si salvò dallo scioglimento? Perché era un’amministrazione del Pd.
Anche Angelo Riccardi, che era sindaco di Manfredonia, era a capo di un’amministrazione piddina.
Credo che nel caso di Manfredonia siano prevalse valutazioni più grandi. Quanto a Cerignola, la relazione che fu fatta per lo scioglimento è sovrapponibile oggi a quanto emerge dall’attuale amministrazione Bonito. Mi dite una sola impresa che vinceva gli appalti con noi del centrodestra e non li vince oggi col Pd di Francesco Bonito? Non esiste. Mi dite un solo dirigente mandato via? Non c’è, anzi ora torna Chiumento che avevamo scelto noi a tempo determinato. Bonito diceva in campagna elettorale che nell’Ufficio tecnico c’era il braccio armato della mafia, adesso quella stessa persona ha avuto dallo stesso Bonito la posizione organizzativa. E’ stato, dunque, premiato. Tornando a d’Attis, ha chiesto all’ex sindaco di Cerignola Franco Metta di ricandidarsi, quindi penso si sia ricreduto. Metta ha detto “no, per me è una stagione finita”.
Quali altri nomi le vengono in mente oltre a d’Attis?
Sergio Fontana come civico, ritiratosi dalla contesa. Mi sarebbe piaciuta, poi, la sfida tra Decaro e Angelo Annese sindaco di Monopoli, ovvero tra colui che ha cambiato Bari e colui che ha trasformato in toto Monopoli, sebbene le contraddizioni di Bari siano rimaste. Penso anche al sottosegretario alla giustizia Francesco Paolo Sisto, un’ottima figura di candidato presidente. E citerei anche uno di Fratelli d’Italia, come il mio amico europarlamentare Francesco Ventola, che reputerei pure degno di correre come candidato presidente.
E dell’ipotesi Vannacci cosa ha pensato?
Non credo molto alle candidature calate dall’alto, di personalità che non percepiscono il territorio. Bonito ne è la prova: è stato magistrato e parlamentare ma non conosce il tessuto cerignolano, come confermano questi ultimi quattro anni.
Che previsioni fate come centrodestra sull’affluenza alle urne? In Marche il 10% in meno.
E’ molto preoccupante, perché le clientele vanno a votare. Quindi bisogna essere in grado di convincere le persone che c’è una alternativa.
La sua è una candidatura fortemente di territorio, cioè di Cerignola. Quanto consenso pensa di poter ottenere e quanti ne servono per arrivare primi in lista?
La mia non è una candidatura di servizio, gioco per vincere. Penso che Paolo Dell’Erba si attesterà sulle 5-6mila preferenze.
Sono parecchi.
Non li ha mai presi nessuno a Cerignola. Ma penso che la gente capirà: ho dimostrato di saper amministrare e sto dimostrando di saper fare opposizione. Non sono consigliere comunale, peraltro. Pur con le difficoltà di accesso agli atti faccio opposizione in solitaria. Da ultimo ho tirato fuori il caso della lettera inviata da Bonito il 18 agosto scorso ai consiglieri comunali di maggioranza, dicendo loro che, per vincere le elezioni al termine dei 18 mesi restanti di mandato, serve cambiare marcia, aumentando l’IMU per ricavarne introiti. E’ normale fare campagna elettorale sui soldi dei cittadini?
Dove giocherà la sua partita?
A Cerignola, anche perché è la prima volta che mi candido. Sono entrato in Forza Italia ad aprile, dopo aver vinto il congresso, quindi non sono radicato nemmeno nel mio stesso partito. E’ una candidatura per Cerignola per dare un’alternativa ai cerignolani rispetto al centrosinistra, ma anche una candidatura generazionale perché il mio rivale si chiama Antonio Giannatempo.
Questa candidatura appare finalizzata anche alle prossime elezioni comunali di Cerignola. Questa sua indicazione di campo, in FI, non può penalizzare l’arrivo di contributi civici, come avvenne nella stagione de La cicogna di Metta?
Bisogna cambiare all’interno i partiti, perché con le civiche non riesci ad andare oltre quello che facemmo noi, che fu già un grande miracolo. Non vedo esaurita la stagione del civismo ma deve essere accompagnato dai partiti. Il primo problema dell’attuale amministrazione comunale è il vuoto politico, sono i dirigenti a governare. Noi eravamo riusciti a invertire la rotta, con la politica che decideva.
C’è oggi un patto tacito tra lei e Giannatempo in vista delle comunali?
Assolutamente no.
Le pesa essere identificato oggi con Metta?
Per me è un onore, è stato il miglior sindaco di Cerignola. Salvatore Tatarella governò in un’altra epoca, completamente diversa. Noi abbiamo cambiato il volto di Cerignola.
Lei ha un ottimo rapporto con Gianvito Casarella di FdI, che da lungo tempo lotta per trovare spazi.
Metta si è messo da parte, Gianvito ha una persona che non si è messo da parte. Metta, se si fosse candidato, avrebbe preso 6mila voti e sarebbe stato eletto, anche grazie alla rete che ha al di fuori di Cerignola.
Cerignola pare reggere meglio al declino demografico in atto.
Il tessuto economico di Cerignola è il migliore in provincia di Foggia, superiore anche al capoluogo. Noi subiamo molto l’influenza della BAT. Che poi ci sia una scarsa rappresentanza istituzionale è perché l’imprenditore cerignolano detesta la politica.
Come movimento civico non provaste a ragionare sulla ferita dello scioglimento per mafia.
Cerignola non ci ha mai creduto allo scioglimento, lo dimostra il dato che ottenemmo al primo turno delle comunali, quando fummo in vantaggio. La città ci stava dicendo di andare avanti. Perdemmo di 1.600 voti, contro tutti. Io ho letto le relazioni degli altri Comuni: nel nostro caso non c’è una sola foto di Metta o me con un malavitoso, non si capisce da chi dovevamo essere infiltrati. A Bari e Roma per motivi politici è stata fermata la macchina che altrove ha portato allo scioglimento. Non funziona in questo modo, ci deve essere contraddittorio.
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