Appena sedici consiglieri comunali presenti ieri a Foggia in aula, col risultato di non poter tenere la seduta consiliare, rimandata alle ore 12.00 di oggi. All’ordine del giorno c’erano 27 punti, tra cui tanti debiti fuori bilancio e infine il bilancio consolidato. C’era curiosità, alla vigilia, rispetto ai possibili riflessi della campagna elettorale per le regionali del 23 e 24 novembre e al nuovo posizionamento di alcuni eletti. Ma, in realtà, l’impossibilità di tenere la seduta è dipesa da altro, ovvero da evidente maretta in seno al campo largo della sindaca Marida Episcopo. Che non ci fossero i numeri in maggioranza lo avevano capito subito in apertura i consiglieri di opposizione, che non votano mai i debiti fuori bilancio e che, notate le assenze, si sono alzati e in blocco hanno lasciato l’aula. Della maggioranza mancavano il socialista Mino Di Chiara, Antonello Di Paola (in rotta con Frattulino e l’assessora Patano di Tempi Nuovi), la dem Annarita Palmieri, l’ex CON Mancini (lontano da Foggia per motivi di lavoro), i 5S Giovanni Quarato e Francesco Strippoli, Pasquale Cataneo (candidato FI alle regionali ma eletto col campo largo). Da diverso tempo sia dalle file dei Pd che da quelle del M5S, i due principali partiti della coalizione, emergono tensioni con la sindaca e la giunta. Nella riunione pre-consiglio i dem avrebbero criticato la gestione dell’ente, puntando il dito contro due casi specifici recenti: da un lato la gara per l’affidamento della concessione dello stadio comunale Zaccheria, che per i vari profili di illegittimità starebbe per essere revocata; dall’altro i nuovi concorsi per 26 posti da operatori esperti e funzionari a tempo indeterminato e pieno, annunciati e partiti lo scorso primo ottobre.
Se nel primo caso il Pd sarebbe tornato a stigmatizzare la procedura, come già fatto dal capogruppo Dell’Aquila settimane fa, rispetto ai concorsi i dem avrebbero lamentato alla sindaca che la maggioranza non ha saputo nulla fino all’ultimo momento ed espresso dubbi rispetto all’indizione dei concorsi in piena campagna elettorale.
Malumori anche più pesanti albergano tra i contiani, che non stanno partecipando da diverse settimane alle riunioni di maggioranza. “Sembrano meri momenti di messa a conoscenza di cose già decise. Concordo con le critiche del Pd, ci vuole più coinvolgimento dei consiglieri, anche per limitare i disastrosi errori della tecnostruttura. Riunioni inutili se poi non si parla di cose serie come lo Zaccheria e le risposte ricevute dalla SUA rispetto a tale gara, né si parla dei fondi PNRR persi”, trapela. Stando ai rumors di Palazzo di città sia da Pd che da M5S emergerebbe una forte distanza rispetto ai propri assessori, che evidentemente appaiono più allineati alla sindaca che al proprio gruppo consiliare.
“E’ l’ennesima fibrillazione di questa maggioranza, che non ha i numeri. Sono numeri variabili a seconda degli episodi”, afferma a l’Attacco Claudio Amorese, capogruppo di Fratelli d'Italia. “Tutto è legato a poltrone e potere. I consiglieri non riconoscono gli assessori, c'è uno scollamento tra gruppi consiliari e giunta. Credo che questo malessere attenga alla gestione amministrativa più che alla campagna elettorale, dove invece appaiono tutti allineati e coperti. Tali questioni di gestione avranno comunque ripercussioni, se non prima, dopo le elezioni regionali. Noi abbiamo fatto approvare la mozione contro la desertificazione commerciale, non ci hanno approvato invece quella sui rifiuti e infine abbiamo posto attenzione alle criticità dei vari servizi comunali, dalla sicurezza alla pubblica illuminazione, alle strade. Ebbene”, conclude il meloniano, “non si vedono soluzioni ai problemi veri della città. Assistere a questo spettacolo oggi (ieri, ndr) è davvero mortificante. La sindaca faccia le proprie dovute valutazioni”.
Intanto continua a tener banco il caso della gara dello Zaccheria. L’Attacco giorni fa aveva preannunciato l’intervento del segretario generale Alfredo Mignozzi, resosi conto delle effettive illegittimità della vicenda, che ha visto all’opera l’assessore dem Pino Galasso e i dirigenti Irene Licari, Tullio Daniele Mendolicchio e Giuseppe Marchitelli. Ma, ancora una volta, il Pd pare non aver alcun margine di azione rispetto a Galasso. “E’ uomo di Decaro, il Pd foggiano non ha potere su di lui…”, dicono dal campo largo.
Al “superassessore” non deve aver fatto per nulla piacere quanto scritto da Mignozzi rispondendo alla nota inviata dall’eletto di opposizione Giuseppe Mainiero, autore di un esposto sulla procedura di gara: “Si impone la necessità che i dirigenti si soffermino sugli elementi di criticità segnalati, offrendo i necessari approfondimenti, al fine di comprendere se i palesati rilievi siano idonei o meno a rendere non legittimo l’affidamento in itinere e a determinare, qualora sia così, l’adozione di provvedimenti di secondo grado (di modifica o caducazione dell’iter condotto). Si chiede ai dirigenti, competenti a valutare la correttezza della procedura sin qui condotta, di tenere in debito conto le considerazioni giuridiche evidenziate, verificando se l’affidamento in corso imponga parziale rimodulazione in autotutela”. Ma c’è chi, in ogni caso, è certo che scatterà la segnalazione alla Corte dei conti.
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