Nicola Gatta (FdI): “Voglio lavorare a legge regionale per le cinque aree interne pugliesi, i fondi ci sono”

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“Tutto parte da un dato, e purtroppo è un dato drammatico. Secondo l’Istat, nel 2042 la Puglia avrà circa 420mila abitanti in meno di oggi. Sarebbe l’11% dell’attuale popolazione. Di questi, un terzo andrà via. E soprattutto andrà via dai territori più deboli, cioè dalle cinque aree interne della regione”. Nicola Gatta non usa giri di parole per descrivere la situazione che, dice, rischia di trasformarsi in una vera emergenza demografica e sociale. L’ormai ex Sindaco di Candela – dimessosi la scorsa settimana dopo quattordici anni alla guida del Comune per candidarsi al Consiglio regionale con Fratelli d’Italia – punta tutto sui piccoli centri e sui Monti Dauni, il territorio che conosce meglio e dove si giocherà gran parte della sua campagna elettorale in vista delle regionali del 23 e 24 novembre. “Oggi nelle aree interne della Puglia risiede circa il 22% dei pugliesi – spiega – ma questi territori stanno perdendo popolazione più velocemente del resto della regione. I fattori dello spopolamento sono essenzialmente due: da un lato lo scarso indice di natalità, che è un problema ormai diffuso in tutta Italia e in tutta Europa, e dall’altro il fatto che molti giovani vanno via, lasciano i nostri paesi, il Mezzogiorno, per cercare opportunità altrove”. Secondo Gatta, il quadro nazionale conferma la tendenza. “In Italia siamo passati da 62 a 120 aree interne, che oggi rappresentano 1800 comuni per un totale di circa 4 milioni di abitanti. È un numero impressionante, che dimostra come il tema non sia più marginale ma centrale per il futuro del Paese”. Da qui l’attenzione al nuovo Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne, su cui il governo Meloni sta lavorando. “È la prima volta, a memoria, che un governo pone le basi per uno studio preciso e un’analisi seria delle criticità di queste zone. Ci sono state molte polemiche da parte del Partito Democratico, ma mi permetto di fare una considerazione: se la situazione delle aree interne è peggiorata rispetto al passato, significa che la programmazione dei governi precedenti non ha funzionato”. 

Gatta sottolinea anche il metodo con cui il piano è stato costruito. “Non è un documento calato dall’alto – dice – ma un piano che è stato sottoposto a tutti gli amministratori locali e alle associazioni di comuni e province d’Italia per raccogliere proposte e suggerimenti. È stato un modello partecipativo. E tutte queste organizzazioni, anche quelle guidate da esponenti di centrosinistra, lo hanno approvato. Questo la dice lunga”. Ma quali sono, secondo Gatta, le priorità su cui intervenire? “A mio avviso bisogna puntare sui quattro assi individuati dal piano strategico: sanità, scuola, infrastrutture e lavoro. Sono i pilastri su cui si regge la vita dei nostri paesi”. 

Sul fronte della sanità, il problema è noto. “Spesso i medici non vogliono venire a lavorare nei piccoli centri. Bisogna pensare a incentivi per loro, non solo economici ma anche di carriera. Servono premialità vere, che rendano attrattive queste sedi”. 

La scuola, aggiunge, è vittima diretta del calo delle nascite. “Dobbiamo migliorare gli edifici da un punto di vista infrastrutturale, ma soprattutto contrastare la dispersione scolastica che cresce di anno in anno. Se i ragazzi abbandonano la scuola, le famiglie perdono fiducia nel territorio e vanno via. È un circolo vizioso che va spezzato”. Altro capitolo cruciale, quello delle infrastrutture. “È inutile fare opere pubbliche che non servono”, osserva. “Dobbiamo invece collegare meglio i nostri centri tra di loro e con l’esterno, ma anche investire nelle infrastrutture digitali. A Candela abbiamo esempi di giovani che lavorano interamente in smart working grazie agli interventi che abbiamo fatto in questa direzione. Vivevano al Nord e sono tornati qui perché ora possono lavorare bene”. 

E qui Gatta lega il discorso a un tema che gli sta particolarmente a cuore, quello dei servizi. “Chi sceglie di vivere nei nostri paesi deve trovare servizi adeguati, a cominciare dagli asili nido per i figli. È tutto collegato: natalità, lavoro, servizi, e di conseguenza ripopolamento dei territori”. 

Sul fronte del lavoro, la ricetta è soltanto una. “Serve una fiscalità agevolata per chi vive e lavora qui, e per le imprese che investono nei nostri territori. Dobbiamo creare condizioni favorevoli, non penalizzanti”. E i fondi? “Le risorse ci sono”, afferma Gatta. “Con la nuova programmazione siamo ancora a 500 milioni rendicontati a livello nazionale su oltre un miliardo di disponibilità. Per le aree interne pugliesi abbiamo 77 milioni disponibili, ma tutto è ancora bloccato. Stiamo aspettando una chiamata dalla Regione, che non arriva. È la Regione che deve programmare, perché i fondi europei vengono trasferiti dal governo alle regioni, quindi la responsabilità è loro”. 

Per questo, conclude, la sua proposta politica ha un obiettivo preciso. “Alla luce di tutto questo, voglio lavorare a una legge regionale per le cinque aree interne della Puglia. Dobbiamo dare la giusta attenzione a questi territori, non solo a parole ma con strumenti concreti. È una proposta legislativa che spero di presentare al primo Consiglio regionale utile”. 

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testatina dillo al direttore WEB

 



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