Il passo di lato è durato meno di un mese. Joseph Splendido, consigliere regionale e per un breve periodo ex commissario provinciale della Lega, è tornato ufficialmente a guidare il partito in Capitanata dopo le dimissioni di fine settembre. Dimissioni che, a distanza di poche settimane, assumono oggi il sapore di una mossa tattica, forse necessaria per evitare accuse di gestione personalistica nella composizione delle liste. Ma nella sostanza, la decisione di Matteo Salvini di respingere le dimissioni di Splendido segna una chiara linea di continuità e, allo stesso tempo, apre un fronte interno nel partito. Ieri mattina, al bar Cairoli di Foggia, Splendido ha convocato la stampa per chiarire una volta per tutte la sua posizione. Con tono fermo e diretto ha detto che non c’è mai stato un addio alla Lega, ma solo un atto di cortesia. “Io sono sempre stato nella Lega. Non ho mai lasciato la Lega. Avevo soltanto lasciato momentaneamente gli incarichi di commissario provinciale e di vicecommissario regionale per un atto di cortesia, per evitare che si potesse pensare che io avessi un vantaggio in campagna elettorale nella composizione delle liste”, ha spiegato davanti ai giornalisti, visibilmente deciso a ristabilire le gerarchie. Nelle settimane precedenti alle sue dimissioni, il commissario regionale Roberto Marti aveva proceduto a un riassetto del partito in Capitanata, nominando una serie di referenti territoriali. Scelte, a quanto pare, non condivise da Splendido. Tra questi nuovi nomi figuravano Michele Leombruno per il Gargano Nord, Francesco Biscari per il Gargano Centro, Giuseppina Moscatelli per il Gargano Sud, Michele Terlizzi per i Monti Dauni, Mario Marchese per l’Alto Tavoliere e Natale Curiello per il Basso Tavoliere. Una mappa che, nella lettura di molti, sanciva un riequilibrio dei rapporti interni a favore dell’altro vicecommissario regionale, Napoleone Cera. Ed è proprio il rapporto con Cera il vero nodo politico della partita. I due, oggi entrambi candidati nella lista della Lega alle regionali del 23 e 24 novembre, non si sono mai amati. Cera, ex Udc, poi passato per i Popolari e altre esperienze di centro, è l’emblema del politico abituato al movimento, alle transizioni tra alleanze e sigle. Splendido, al contrario, rivendica la propria coerenza come un marchio di fabbrica. “Io mi batterò per essere eletto. Sono certo di rappresentare la coerenza. Non ho mai cambiato partito. Sono entrato nella Lega quando era al 2%, ci sono rimasto quando era al 30% e ci sono ancora adesso. Non ho mai pensato di abbandonare la Lega e Matteo Salvini, a cui mi lega un vero e profondo affetto”, ha dichiarato. Un messaggio diretto e tagliente, che tra le righe suona come un attacco a Cera, il quale – sempre tra le righe – è accusato di aver tentato di sfruttare l’assenza temporanea di Splendido per consolidare il proprio peso nel partito.
“Qualcuno – ha detto Splendido – stava sfruttando questo mio passo di lato, non indietro, dicendo che mi sarei candidato in ogni dove. È vero che sono stato contattato da altri movimenti politici, che non avevano compreso bene questo mio gesto di amore nei confronti del partito. Addirittura, qualcuno voleva sfruttare questo mio atto d’amore come un vantaggio, pensando di diventare il padrone della Lega in Capitanata”. Le parole non lasciano spazio a interpretazioni. Il consigliere regionale parla di battaglia paritaria e di atto d’amore nei confronti del partito, ma il tono è quello di chi rivendica un ruolo politico centrale. La decisione di Salvini di respingere le dimissioni e di rimettere Splendido al suo posto segna di fatto una sconfitta politica per Cera, che si ritrova a condividere la lista con un alleato rivale, entrambi in cerca di un risultato forte per consolidare la propria leadership interna. Sul piano organizzativo, la situazione resta però confusa. Splendido ha confermato che non farà proprie le nuove nomine decise da Marti. “Bisogna chiederlo a lui”, ha risposto a chi gli chiedeva conto del nuovo organigramma. “Hanno deciso di dividere la provincia di Foggia in otto quadranti, probabilmente per consentire anche a Cera, giustamente, di avere suoi uomini all’interno del partito. A me avevano chiesto di nominare tre caselle: Foggia, San Severo e Sannicandro. Io non ho nominato nessuno, non c’è un mio uomo. Perché gli uomini sono della Lega. Ho già un segretario cittadino a Foggia, perché avrei dovuto nominare un’altra persona? Si è fatta questa scelta per motivi che fingo di non comprendere. Io non l’ho perseguita, e infatti le tre caselle rimarranno vuote. Io avrei confermato la fiducia a tutti gli uomini che ci hanno sempre messo la faccia”. Dietro le parole di Splendido si legge una doppia strategia. Da un lato, il tentativo di accreditarsi come punto di riferimento per la Lega autentica, quella radicata sul territorio e fedele alla linea salviniana. Dall’altro, la volontà di delegittimare il campo di Cera, presentandolo come un’operazione di potere più che di militanza. La lista della Lega per le regionali in Capitanata è composta attualmente anche da un terzo nome, quello di Giusy Moscatelli di Manfredonia, moglie del noto gastroenterologo Nicola Muscatiello. Una presenza che, pur non avendo lo stesso peso politico dei due uomini forti del partito, serve a bilanciare la rappresentanza territoriale e di genere, oltre che a garantire un profilo civico in una lista inevitabilmente segnata dalle tensioni interne. Gli altri nomi della lista dovrebbero invece arrivare dagli alleati dell’Udc e del Nuovo Psi. Tra i possibili candidati spiccano Michaela Di Donna, cognata dell’ex Sindaco di Foggia Franco Landella, e Danilo Maffei, storico esponente centrista. La sensazione è che la campagna elettorale della Lega in provincia di Foggia sarà segnata da una competizione più interna che esterna. Splendido e Cera correranno entrambi per il partito di Salvini, ma la vera sfida sarà stabilire chi, il 25 novembre, potrà alzare la bandiera della Lega in Capitanata come suo vero leader. In definitiva, quella che doveva essere una semplice corsa alle preferenze rischia di trasformarsi in un referendum interno sulla guida e sull’identità stessa del Carroccio foggiano.
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