Sarà secondo mandato per Antonio Tutolo, consigliere regionale uscente nuovamente in corsa nella lista civica decariana Per la Puglia? E’ sicuramente il candidato più forte della lista foggiana, insieme al coordinatore provinciale di CON Rosario Cusmai. L’Attacco ha intervistato l’ex sindaco di Lucera.
Qual è il suo giudizio sull’esperienza appena conclusa di cinque anni in Consiglio?
I primi cinque anni sono stati per me una fase di ambientamento, ma anche di grande crescita. Ho lavorato ogni giorno nell’interesse dei cittadini che mi hanno onorato della loro fiducia. Il mio obiettivo era – e resta – quello di renderli orgogliosi. La stragrande maggioranza non la conosco personalmente, ma so che si aspettano un impegno concreto, non per sé, ma per la comunità.Lei è stato tra i consiglieri più attivi: zero assenze, zero certificati medici, secondo per numero di leggi approvate di cui sono primo firmatario. Ne è fiero?
Sono orgoglioso di questo ma ancor di più di alcune norme che portano la mia firma: quelle sull’oncologia, sull’ingresso dei familiari nei reparti durante il Covid e sul sostegno agli imprenditori agricoli. Con una legge abbiamo dato la possibilità di ampliare le strutture aziendali in zona agricola, portando l’indice di fabbricabilità fondiaria fino a 0,10 metri cubi per metro quadro. Un segnale concreto per chi crede e investe nella propria terra.
Ci sono stati episodi che l’hanno amareggiata nel corso della legislatura? E, al contrario, momenti in cui ha pensato “qui abbiamo fatto davvero un bel lavoro”?
Sì, ho provato amarezza quando ho toccato con mano quanto la nostra provincia sia stata penalizzata. Mentre altrove si distribuivano risorse, qui ci si accontentava delle briciole. Le disuguaglianze nei servizi sanitari, nelle infrastrutture e nell’accesso alle diagnosi sono inaccettabili. Per anni le Asl di Bari e Lecce hanno avuto stanziamenti ben superiori rispetto a quella di Foggia. Noi pagavamo la sanità due volte: con le tasse e con le tasche, per una TAC o una risonanza privata. Non è accettabile che un territorio come il nostro debba accontentarsi di restare sulla carta. Un altro capitolo che mi ha visto in prima linea è quello del TFM, il trattamento di fine mandato dei consiglieri regionali. Hanno provato in tutti i modi a farlo approvare sotto varie forme, ma ogni volta ho acceso i riflettori sulla vicenda. Quel privilegio è uno schiaffo ai cittadini pugliesi che vivono di sacrifici. Essere riuscito a bloccarlo è per me un grande motivo di orgoglio.
Guardando alla prossima consiliatura pugliese, quali ritiene saranno le emergenze più urgenti da affrontare, soprattutto per quanto riguarda la Capitanata?
L’acqua è e resterà la mia priorità assoluta. Quando quattro anni fa chiesi al ministro Sisto un impegno su questo tema, non c’era ancora emergenza, ma io sapevo già che quella sarebbe stata la chiave di tutto. Senza acqua non c’è futuro. Lo sviluppo della Capitanata passa dall’agricoltura e dalla trasformazione dei prodotti agricoli: due pilastri che non possono esistere senza una programmazione seria. Ho portato avanti questa battaglia dentro e fuori le istituzioni. Ricordo bene le mie iniziative simboliche, dai digiuni alle proteste, fino agli incatenamenti. Gesti forti, certo, ma necessari per scuotere le coscienze. Quando la politica si gira dall’altra parte, bisogna farsi sentire. Il silenzio uccide più della siccità. “Se chi ci rappresenta non lo fa, allora dobbiamo farlo noi.” È quello che ho detto pubblicamente davanti alla Prefettura di Foggia durante una manifestazione pacifica organizzata insieme alla collega Rosa Barone. Dal cassone di un pick-up – simbolo di lavoro e resistenza – abbiamo chiesto al Governo di finanziare subito le opere strategiche per contrastare la crisi idrica, a partire dalla condotta del Liscione, e di nominare un commissario straordinario per accelerare la realizzazione dell’opera. La situazione è drammatica, ma ancora sottovalutata. Finché l’acqua esce dai rubinetti, molti non percepiscono l’urgenza. Ma senza acqua non c’è agricoltura, non c’è economia, non c’è industria di trasformazione. E dove lo Stato arretra, avanza la criminalità. Sono cinquant’anni che si parla di queste opere. Nel 2025 non possiamo più aspettare che piova, né accettare promesse senza atti formali. Questa terra ha bisogno di infrastrutture, non di illusioni. Eppure, anche quando mesi fa furono annunciati 190 milioni di euro per la condotta del Liscione, di quei fondi non c’è traccia in nessun atto ufficiale. Ci era stato detto che i lavori sarebbero partiti a settembre, ma oggi non esistono né fondi né cantieri. È inaccettabile giocare con le speranze di un intero territorio. La mia richiesta è chiara: che questa battaglia venga fatta propria da agricoltori, associazioni, sindaci, consiglieri e parlamentari. Non è una guerra politica, è una battaglia vitale per il futuro della Capitanata. E se serve, sono pronto a fare un passo indietro, ma non a fermarmi. Le grandi opere idriche – la condotta del Liscione, il piano dei limiti, l’area di Piano d’Ascoli – non possono restare solo sulla carta. Sono progetti epocali che cambierebbero davvero il volto del territorio. Io ci sarò, dentro o fuori il Consiglio, a pretendere che si facciano. Nel confronto con gli altri candidati non cerco rivalità, ma coerenza. Non mi interessa competere per una medaglia di cartone: mi interessa che la provincia di Foggia abbia voce e dignità. Se non dovessi essere rieletto, tornerei volentieri a occuparmi della mia Lucera, come sindaco o come cittadino attivo. Ma non smetterò mai di battermi per questa terra.
Che idea si è fatto della lista Per la Puglia, può essere considerata la ‘CON Emiliano’ 2.0?
Ho grande fiducia nella lista Per la Puglia. L’obiettivo è esprimere un consigliere capace di rappresentare la Capitanata in Regione. Sarebbe grave se una lista così radicata non riuscisse a dare voce alla nostra provincia.
Un suo parere sulla vicenda di Stefano Lacatena e sul tentativo, poi fallito, di inserirlo nella lista. Cosa è accaduto davvero e cosa non ha funzionato in quella trattativa politica?
Abbiamo provato a costruire un fronte unitario, da Foggia a Lecce, ma qualcosa è andato storto. Forse ingenuità, forse altri impegni. Mi è dispiaciuto, anche umanamente, per Stefano: è una persona capace e preparata che non merita di restare fuori. So che Tammacco lavorava da otto mesi alla preparazione della lista barese e temeva che l’ingresso di Stefano potesse vanificare quel lavoro. È la competizione, a volte spietata, che si vive anche tra territori e candidati, come accaduto tra me e Rosario Cusmai. Ma io non mi sono tirato indietro, perché la decisione spetta sempre ai cittadini. Che vinca il voto strutturato o quello di pancia, ciò che conta è che chi sarà eletto lavori per il bene della comunità. Io credo ancora che il vero collante debba essere la visione, non la convenienza del momento.
Un augurio o un messaggio per i cittadini della Capitanata alla vigilia di questa nuova competizione elettorale.
Alla prossima consiliatura chiedo una cosa sola: che la Puglia torni a guardare la Capitanata come parte integrante del suo sviluppo. Bisogna pretendere opere importanti, strutturali e di lunga durata. Con l’acqua si fa tutto: agricoltura, industria, lavoro, ricchezza. Senza, restano solo parole. Il mio augurio è che chi mi ha dato fiducia non se ne penta. Vorrei che quando si parla di politica, la gente possa dire “forse vale ancora la pena credere in qualcuno”. Il mio impegno è tutto lì, nell’acqua che voglio continuare a far scorrere per questa terra.
(Mary Vergura - l’Attacco)
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