Mentre Antonio Decaro si presenta in versione pop, tra note rap e sorrisi social, nella sua coalizione divampa l’incendio politico. La campagna elettorale per le Regionali in Puglia entra nel vivo, e mai come in queste settimane il centrosinistra appare sospeso tra l’immagine smart del suo candidato presidente e le tensioni interne che rischiano di minarne l’equilibrio. Il sindaco di Bari, oggi aspirante governatore, ha lanciato l’inno ufficiale della sua corsa, “La Puglia che spera”, con sette voci pugliesi a raccontare la regione “dal Gargano al Salento” in un crescendo di dialetti, rime e immagini. A fare da cornice, un Decaro sorridente e autoironico che, durante le prove, scherza: “Ma funziona? No?!”, prima di assicurare che il brano “è un inno dei pugliesi che amano la loro terra”. Una scelta comunicativa che punta a rafforzare l’immagine del Decaro pop: empatico, leggero, vicino alla gente. Ma mentre lui “se la canta”, nella coalizione che lo sostiene si combatte una battaglia politica tutt’altro che armoniosa. Il fronte più caldo è quello del Partito Democratico, dove la contrapposizione tra Fabiano Amati – tesserato PD ma candidato nella lista Per la Puglia – e il segretario regionale Dario De Santis assume ormai i toni di una resa dei conti. Amati, escluso dalle liste dem, ha attaccato duramente il segretario accusandolo di incoerenza e di “recitare la parte del fustigatore dei costumi altrui”. “Mi provocano e io rispondo con un sorriso — amaro”, ha scritto Amati, denunciando l’ipocrisia di chi “parla di rinnovamento senza mai farsi da parte” e di chi “non ha mai portato avanti un solo argomento di merito”. Le sue parole hanno scosso il partito, riaprendo vecchie ferite e riportando alla luce le frizioni mai sopite tra le varie anime del centrosinistra.
Un clima di tensione che stride con il messaggio ottimista e unificante di Decaro, che nel frattempo continua a promuovere la sua campagna “dal basso”, tra eventi, videoclip e storytelling digitale. Ma il rischio è evidente: se il PD non ritrova una linea comune, la Puglia che spera rischia di trasformarsi in una Puglia che litiga. E per Decaro, la vittoria potrebbe diventare un’arma a doppio taglio.
Dietro la battaglia personale tra Amati e De Santis si nasconde una questione politica più profonda: la definizione del nuovo equilibrio nel centrosinistra post-Emiliano. Come dire: se il buongiorno si vede dal mattino, le instabilità del futuro governo regionale sono già in gestazione.
Sul fronte opposto, il centrodestra che ha visto la riammissione della lista “La Puglia con noi” nelle circoscrizioni di Lecce, Taranto e Bat, osserva e prepara le mosse con la calma di chi sa che ogni crisi altrui può diventare un’occasione. “Non succede, ma se succede…” è la frase che circola nei corridoi del centrodestra, dove già si lavora per recuperare i voti dei grandi esclusi e per costruire, in caso di vittoria, una giunta a trazione civica e tecnica.
In questo scenario spicca il nome di Stefano La Catena, consigliere uscente con delega all’Urbanistica e tra i grandi esclusi di questa tornata elettorale. Il suo peso politico, confermato anche nella conferenza stampa di denuncia contro Decaro, potrebbe tradursi in un ingresso in giunta qualora la coalizione riuscisse nell’impresa.
A meno di un mese dal voto, la Puglia vive dunque una campagna dai toni contrapposti: da un lato l’entusiasmo canterino di un candidato che prova a parlare al cuore degli elettori; dall’altro, il fuoco incrociato dentro la sua stessa coalizione, tra accuse, sospetti e vecchi rancori mai sopiti.
Nel frattempo, il centrodestra affila le armi, pronto a capitalizzare ogni errore dell’avversario. In una terra abituata alle sfide e ai colpi di scena, tutto resta possibile. Ma una cosa è certa: mentre Decaro se la canta, nel centrosinistra è fuoco e fiamme — e la melodia elettorale rischia di stonare proprio sul finale.
(Mary Vergura - l’Attacco)
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