Decaro a Foggia anche per fare la pace tra Piemontese e Nobiletti: “Stiamo a vedere se può tornare il sereno”

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La firma del contratto di comodato sull’ex Distretto Militare, formalmente dedicata al futuro dello studentato e al rilancio culturale dell’area, è stata anche l’occasione per affrontare un nodo politico che da mesi condiziona gli equilibri istituzionali della Capitanata. Non un confronto ufficiale, né un vertice dichiarato, ma una serie di contatti, colloqui riservati e segnali incrociati che hanno avuto come baricentro la presenza a Foggia del presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro. Non è un mistero che il rapporto tra il presidente della Provincia di Foggia, Giuseppe Nobiletti, e l’assessore regionale alle Infrastrutture e Mobilità, Raffaele Piemontese, sia logorato da tempo. Una frattura maturata negli ultimi due anni e che ha finito per riflettersi direttamente sull’operatività di Palazzo Dogana, in una fase già resa complessa dal riassetto delle funzioni provinciali. Il punto di maggiore attrito è stato il trasporto pubblico locale, materia che intreccia competenze regionali e provinciali e che ha portato la Provincia di Foggia a impugnare davanti al Tar il Piano triennale dei servizi 2024 2026, caso unico in Puglia. La sensazione, condivisa anche fuori dai palazzi, è che lo scontro non sia rimasto confinato al piano amministrativo. Le tensioni politiche hanno inciso sulla capacità decisionale dell’ente provinciale, rallentando atti fondamentali e alimentando uno stallo che pesa su scuole, viabilità e programmazione finanziaria. È in questo quadro che va letta la giornata di ieri, con Decaro a Foggia non solo per una firma simbolica mente importante, ma anche per misurare da vicino la possibilità di riaprire un canale di dialogo. Non a caso, a margine dell’evento, Giuseppe Nobiletti ha parlato apertamente di un tentativo in corso per “riportare il sereno” a Palazzo Dogana. Parole pronunciate ai microfoni de l’Attacco che suonano come una disponibilità politica, ma anche come una richiesta chiara di cambio di passo. “Diciamo che si sta lavorando per cercare di riportare il sereno anche a Palazzo Dogana. Vedremo nei prossimi giorni se le cose andranno bene o male. Se mi aspetto che cambi l’atteggiamento di Pd e Con nei miei confronti? Questo penso che sia un presupposto fondamentale. Bisogna mettere da parte le beghe personali e di partito e ripartire dai cittadini. Questo vuol dire darsi da fare per la collettività. E come ci si dà da fare per la collettività? Attraverso l’operatività, riattivando la Provincia con quello che può fare, mettendosi di nuovo a disposizione dei cittadini e ritornando a funzionare. Smettendo quindi di essere bloccata e facendo le cose per la cittadinanza”.

Un messaggio che va letto anche alla luce delle scadenze imminenti. Il Consiglio provinciale è vicino alla fine naturale del mandato e nei prossimi giorni si capirà se esistono le condizioni politiche per una gestione-ponte o se si andrà rapidamente verso elezioni di secondo grado. In entrambi i casi, lo sblocco dell’azione amministrativa resta una priorità non più rinviabile. Il clima, rispetto ai mesi scorsi, appare meno incandescente. A Bari, nel giorno della presentazione della nuova Giunta regionale, Nobiletti e Piemontese si sono incrociati, si sono salutati, si sono scambiati gli auguri di rito. Un gesto semplice, ma tutt’altro che scontato. Anche il messaggio pubblico del presidente della Provincia, che ha rivolto un “in bocca al lupo” all’assessore regionale, è stato letto come un segnale di disponibilità, se non di riconciliazione, almeno di tregua. È in questo spazio che si inserisce il ruolo di Decaro. Ufficialmente impegnato sul dossier universitario e sul rilancio dell’ex Distretto, il presidente della Regione ha avuto modo di incontrare separatamente e informalmente i protagonisti della vicenda. Un lavoro silenzioso, fatto più di presenza che di dichiarazioni, coerente con una fase politica in cui il nuovo governo regionale – insediato da pochi giorni – ha tutto l’interesse a disinnescare i conflitti territoriali prima che diventino strutturali. l’Attacco ha tentato di raccogliere un commento diretto da Decaro e Piemontese, colti a parlare a lungo da soli, lontano da telecamere e microfoni, a margine della firma del comodato. Il colloquio è rimasto riservato. La sicurezza del presidente ha impedito foto e dichiarazioni. Al termine, nessuno dei due ha voluto commentare pubblicamente i possibili riflessi politici di quel confronto. Decaro si è limitato a una precisazione secca. “Io non ho ruoli nel Pd. Se parliamo di Regione Puglia, posso rispondere a tutto. Ma le dinamiche interne ed esterne al partito non le conosco”. Una frase che tiene il perimetro istituzionale ben distinto da quello politico, ma che non cancella la percezione diffusa: la giornata foggiana è servita anche – forse soprattutto – a riaprire un dialogo necessario. Non per azzerare le differenze, ma per evitare che continuino a tradursi in paralisi amministrativa. Se sarà tregua duratura o solo un passaggio interlocutorio lo diranno le prossime settimane. Di certo, dopo le Regionali, qualcosa si è mosso. E il fatto che il primo banco di prova sia arrivato a margine di un atto concreto, come il comodato sull’ex Distretto militare, dice molto su come la nuova stagione regionale intenda misurarsi con i territori: meno proclami, più tentativi di rimettere in moto i meccanismi bloccati. Anche quando il prezzo è affrontare nodi politici rimasti troppo a lungo irrisolti.

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