Crisi Campo Largo: dem, contiani e socialisti disertano ancora. Con e Azione: "Non saremo complici del fallimento"

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La seconda volta non è più un incidente. Ma un segnale politico inequivocabile, semmai ce ne fosse ancora bisogno. Anche venerdì, come in occasione della seduta precedente, il Consiglio comunale di Foggia si è aperto con i banchi del Partito Democratico, del Movimento 5 Stelle e dei socialisti vuoti. Assenti, dunque, Lino Dell’Aquila, Italo Pontone, Annarita Palmieri e Mario Cagiano per i dem; Mario Dal Maso, Giovanni Quarato, Francesco Strippoli e Francesco Salemme per i pentastellati; Mino Di Chiara e Stefania Rignanese per il Psi. Presenti in aula, invece, i consiglieri di Con Foggia – Achille Capozzi, Pasquale Ciruolo e Antonello Rizzi – quelli di Insieme per Foggia Nicola Formica e Benedetto Buenza, Antonio de Sabato di Alleanza Verdi Sinistra, Paolo Frattulino di Azione – Tempi Nuovi e Antonello Di Paola di Prossima. Giunta e opposizione al completo. Il numero legale - poi perso - c’è. Il resto molto meno. Ad aprire il fuoco è Achille Capozzi. “C’è un limite a tutto. E con i banchi vuoti di Pd e M5S per la seconda volta di fila, quel limite è superato. Noi non saremo complici di questo fallimento”. Il capogruppo degli emilianisti parla di un punto di non ritorno e avverte la Sindaca: “Non faremo da stampella a chi non ha il coraggio di presentarsi al lavoro”. Gli fa eco Pasquale Ciruolo, che non comprende come due forze rappresentate in giunta possano contemporaneamente disertare l’aula. Paolo Frattulino rincara: “È penoso notare l’assenza di oltre due partiti di maggioranza. O si trova una quadra, oppure si trovi il coraggio di farsi da parte”. Parole che inquadrano bene il baricentro della crisi in corso a Palazzo di Città. Perché l’assenza di Pd, M5S e Psi non è un fatto tecnico o di metodo, come sostengono. È il riflesso di una trattativa che si trascina almeno da novembre, da quando l’elezione regionale del neopresidente Antonio Decaro alla guida della Puglia ha ridisegnato gli equilibri interni al campo largo progressista, aprendo nuovi appetiti nei territori. A Foggia la partita si gioca su due tavoli.

Il primo è interno alla macchina amministrativa, con il M5S che chiede la testa della dirigente alle Politiche sociali Sara Croce, da tempo in rotta con l’assessora contiana al ramo Simona Mendolicchio. Sullo sfondo, l’apertura di Episcopo alla nomina del mammasantissima di Palazzo di Città Carlo Dicesare a direttore generale dell’ente. Una questione di assetti e di tecnostruttura che ha alimentato tensioni crescenti. Il secondo tavolo è politico. Il Pd, che già esprime il proprio segretario cittadino Davide Emanuele al Bilancio e Alice Amatore alla Cultura, punta al terzo assessorato. I consiglieri pentastellati non nascondono l’insoddisfazione nei confronti delle proprie assessore, Lucia Aprile all’Ambiente e la stessa Mendolicchio. I socialisti chiedono un assessorato fin dall’inizio della consiliatura, non avendo ottenuto contropartite neppure nei consigli d’amministrazione delle società partecipate. A maggior ragione dopo l’elezione dell’avvocato Giulio Scapato in Regione. Senza dirlo esplicitamente, anche de Sabato sogna un posto in giunta in rappresentanza di Avs.

È in questo clima che la Sindaca Marida Episcopo prende la parola. La linea è quella di sempre. “Quando le assenze sono giustificate, io sono tenuta a guardarle senza retropensiero. Per me oggi ci sono degli assenti giustificati. Io sarò presente fino all’ultimo respiro di questa amministrazione, che rappresenta il campo largo più autentico d’Italia”. Episcopo evita di chiudere ai due partiti maggiori e tiene la porta socchiusa, mentre lo scontro si consuma con Azione e Con. La reazione più dura arriva da un infervorato de Sabato che, dopo gli interventi dei colleghi di maggioranza, si avvicina alla Sindaca, protesta e lascia l’aula. Poi affida alle parole la sua amarezza: “Dichiarazioni cariche di livore personale. Il campo largo non è uno slogan, ma una sensibilità politica”. Attacca la retorica del bene comune e sottolinea la contraddizione dei calendiani dopo le scelte nazionali. “Serve un cambio di rotta. Ora”.

Dal fronte opposto, il centrodestra parla di fine corsa. “L’amministrazione Episcopo è giunta al capolinea. La città è paralizzata”. Per l’opposizione l’unica via è il ritorno alle urne, con le dimissioni della Sindaca come atto d’amore verso Foggia. Ipotesi che, paradossalmente, potrebbe riconsegnare la città al centrosinistra. Accantonata Episcopo, che pure minaccia di ricandidarsi, una delle carte sul tavolo resta quella del plenipotenziario dem Raffaele Piemontese che, forte degli oltre 30mila consensi ottenuti alle regionali e dopo la normalizzazione ai suoi danni compiuta da Decaro, potrebbe decidere di ripartire dal capoluogo evitando l’approdo romano nel 2027, senza il timore di essere sconfitto dal centrodestra. In definitiva, la stasi del campo largo foggiano potrebbe risolversi in un solo modo: con un rimpasto vero e non necessariamente attraverso un azzeramento, come vorrebbe qualcuno. Il sacrificio degli assessori al Personale e Polizia locale Daniela Patano e alle Attività produttive Lorenzo Frattarolo aprirebbe la strada all’ingresso in giunta del terzo dem e di un socialista. Episcopo, che finora non ha ceduto su alcun fronte, sarebbe ora disposta a blindare almeno l’assessore allo Sport in quota Con Mimmo Di Molfetta, riequilibrando gli assetti interni e provando a salvare la legislatura. Se basterà, lo diranno i prossimi giorni. 

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