La difesa di Aprile: "Le gare le decidono i dirigenti, non la politica". Contiani spaccati in due anime: governativi e non

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Se il confronto tra Episcopo e gli altri partiti della maggioranza ha messo in luce le tante tensioni diffuse nel campo largo, quello con il Movimento 5 Stelle resta forse uno dei passaggi più delicati. Per un motivo semplice: i pentastellati sono uno dei pilastri della coalizione e al loro interno convivono sensibilità diverse su come affrontare la fase che si è aperta dopo le regionali. Il gruppo consiliare appare infatti diviso in due anime. Da una parte quella più dialogante con la Sindaca, rappresentata dai consiglieri Mario Dal Maso e Francesco Salemme. Dall’altra quella più critica, incarnata da Giovanni Quarato e Francesco Strippoli. Tutti condividono una valutazione di fondo: il rapporto tra Giunta e Consiglio comunale deve cambiare. Ma se Dal Maso e Salemme spingono per un confronto più graduale, Quarato e Strippoli chiedono una svolta più netta nella gestione amministrativa. Le richieste avanzate alla Sindaca riguardano innanzitutto l’organizzazione dell’ente. Il Movimento ha chiesto la nomina di un direttore generale e di un nuovo capo di gabinetto, segnali di una struttura amministrativa più forte. Episcopo avrebbe già dato disponibilità su questo punto. Sul piano politico, invece, il nodo resta la Giunta. La componente più critica del gruppo avrebbe spinto per un azzeramento complessivo dell’esecutivo, ipotesi che la Sindaca ha respinto. L’orientamento di Episcopo sarebbe piuttosto quello di un rimpasto limitato: sostituire, al limite, assessori che non rappresentano più equilibri politici coerenti con l’attuale composizione del Consiglio comunale. Nel mirino, in particolare, ci sono gli assessori espressione di Azione. Daniela Patano e Lorenzo Frattarolo rappresentano infatti un partito che in aula conta un solo consigliere, mentre altri gruppi con più rappresentanti rivendicano spazio nell’esecutivo. Un altro punto sollevato dal Movimento riguarda il ruolo del super-assessore Pino Galasso. I pentastellati hanno fatto sapere alla Sindaca di non essere soddisfatti della gestione dell’Urbanistica. Se non fosse possibile sostituirlo per ragioni politiche più ampie, la richiesta è almeno quella di sottrargli quella delega e affidarla a un urbanista che possa dedicarsi esclusivamente al Piano urbanistico generale.

Secondo il ragionamento del gruppo, senza una figura dedicata il Pug difficilmente potrà essere approvato entro la fine della consiliatura. Dentro questo quadro si inserisce anche il ruolo della vicesindaca Lucia Aprile, figura che in questi giorni è tornata al centro del dibattito politico cittadino dopo le polemiche sugli affidamenti che hanno coinvolto imprese riconducibili a suoi familiari. Aprile ha reagito con una presa di posizione molto netta, rivendicando la propria estraneità a quelle vicende e ricordando che la gestione delle gare pubbliche non appartiene agli amministratori politici. “In ogni Comune d’Italia esiste una distinzione netta tra potere politico e potere gestionale. I Rup, i dirigenti, i funzionari decidono gli affidamenti. Lo stabiliscono la legge, il Testo unico degli enti locali e il Codice degli appalti”.

La vicesindaca ha spiegato anche il rapporto – inesistente, a suo dire – con molti dei familiari che fanno impresa nel settore. “La mia famiglia paterna è numerosa. Con molti parenti non ho alcun rapporto e con altri non saprei nemmeno dire chi siano. Non ho contatti, non ho interessi comuni. Siamo come perfetti sconosciuti”. Da qui la critica a quella che considera una ricostruzione politica costruita sul cognome. “Se un’azienda partecipa e legittimamente a una gara pubblica nel rispetto delle regole, di chi è la colpa? Mia? Mia perché porto quel cognome?”. Aprile rivendica anzi una posizione ancora più rigorosa sul piano etico. “Se avessi la facoltà di farlo, escluderei a prescindere qualsiasi mio parente fino al sesto grado da qualsiasi appalto comunale. Lo farei senza esitazione. Ma le regole non me lo consentono e io le rispetto”.

Una linea che dentro il Movimento 5 Stelle viene in larga parte condivisa. Tra diversi interlocutori del gruppo circola infatti una valutazione piuttosto netta: la vicesindaca non avrebbe alcun collegamento con le vicende imprenditoriali dei familiari. Un elemento che si intreccia con un’altra dinamica interna al gruppo. Aprile si era candidata in tandem proprio con Francesco Strippoli ed era stata sostenuta anche da Giovanni Quarato. All’inizio della consiliatura i tre erano considerati uno dei blocchi più compatti del Movimento. Oggi il quadro appare più complesso. La stessa Aprile ha parlato pubblicamente di “fuoco amico”, con riferimento ad alcune uscite pubbliche in particolare di Quarato. Nonostante questo, la valutazione prevalente tra i pentastellati resta che la vicesindaca rappresenti una figura autonoma rispetto alle vicende che hanno coinvolto i familiari.

Dentro il Movimento, del resto, la partita principale resta un’altra: come mantenere l’equilibrio della maggioranza e allo stesso tempo ottenere un cambio di passo nell’azione amministrativa. Una partita che non riguarda soltanto il gruppo consiliare foggiano ma si intreccia con dinamiche più ampie, interne al Movimento a vari livelli. In questa fase, infatti, emergono sensibilità diverse e fronti di confronto che si muovono in parallelo, sia sul piano locale sia su quello organizzativo e politico. Anche per questo, spiegano alcune fonti pentastellate, i vertici del Movimento mantengono una linea di grande prudenza nelle dichiarazioni pubbliche. Il momento è considerato troppo delicato per alimentare ulteriori tensioni, mentre le partite politiche in corso – dentro e fuori il Consiglio comunale – sono ancora tutte aperte. 

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