“Non siamo la minoranza, siamo la metà del paese”, con questo slogan Leonardo Cavalieri, ormai ex Sindaco di Troia ha chiamato a raccolta simpatizzanti e sostenitori dem domani alle 19 presso la sede di Democratici Insieme per far “sentire la nostra voce”. La sensazione nel piccolo centro dei Monti Dauni che ha eletto il nuovo primo cittadino 15 giorni fa, Francesco Caserta, mettendo fine a dieci anni di governo Cavalieri, è che l’uscente non abbia ancora incassato il colpo della sconfitta. I segni erano già chiari subito dopo gli esiti delle urne quando scrisse sui suoi profili social: “Hanno fermato il cambiamento. La metà degli elettori di Troia ha scelto di non continuare il processo di cambiamento iniziato dieci anni fa. Ognuno ha espresso liberamente il proprio voto. E’ la democrazia. Tutti sanno che Troia oggi ha opportunità, mezzi e strumenti che dieci anni fa non aveva”. Insomma, come lo stesso ha detto, il magone c’è e si vede, tanto da mal digerire la legge che vale per tutti i piccoli centri e di cui lo stesso ha beneficato per ben due volte, come ha spiegato anche Grazia Manna, attivista del Movimento 5 Stelle, tra le più critiche nei confronti dell’ex Sindaco.
“Nei Comuni al di sotto di 10 mila abitanti – le parole della pentastellata -, dove si vota col sistema maggioritario, nel caso di due sole liste, la lista che ottiene il maggior numero dei voti diviene maggioranza con Sindaco ed 8 consiglieri comunali; la seconda sarà minoranza con 4 consiglieri, per 5 anni. Ripetere, alla Donald Trump, ‘non siamo la minoranza, siamo la metà del paese, facciamo sentire la nostra voce’, significa non aver ancora elaborato il lutto e rischiare di andare a sbattere contro un muro. Si può anche urlare o minacciare ma i risultati non cambiano né tantomeno, come in una partita di calcio, vi sono tempi supplementari prima della scadenza dei 5 lunghi anni. Sono le regole della democrazia e tutti i Sindaci che non vengono riconfermati all’indomani dell'esito sfavorevole, per galateo istituzionale, lasciano la fascia e si dimettono da tutti gli incarichi ottenuti nella loro qualità di primi cittadini. Non vorrei che, a distanza di quindici giorni dalle elezioni perse, le mancate dimissioni dagli incarichi occupati in qualità di Sindaco dal perdente Cavalieri siano dovute alla sua strumentale, ridicola e spocchiosa convinzione di non essere minoranza, ma di aver pareggiato essendo la metà del paese e di aver diritto a tenersi le poltrone, ovverosia a ‘mezzadria’”.
Più nel dettaglio, Manna si riferisce agli incarichi istituzionali conferiti a Leonardo Cavalieri nella sua veste di Sindaco, ovvero membro del consiglio di amministrazione del consorzio di bonifica della Capitanata, designato dall’assemblea dei Comuni ricadenti nel comprensorio consortile, in quello del Gal Meridaunia in rappresentanza delle amministrazioni comunali dell'area del gruppo di azione locale e commissario straordinario per la bonifica di Giardinetto.
Quando vi è un cambio al vertice, fanno notare osservatori a l’Attacco, la prassi vorrebbe che il Sindaco uscente si affretti a inviare la propria lettera di dimissioni dagli incarichi agli enti interessati, anche per evitare la spiacevole circostanza di indurre gli stessi ad attivare l’iter per la revoca per poi procedere a nuove elezioni. Cosa che non sta accadendo a Troia a quanto pare. Il timore è che ci possa essere, visto il clima, anche qualche intemperanza durante la prima seduta di consiglio comunale quando si procederà alla convalida degli eletti, soprattutto alla luce di un certo precedente.
“In tutti i Comuni italiani la prima seduta di solito fila liscio, con auguri di buona consiliatura tra consiglieri di maggioranza e minoranza, abbracci tra gli eletti, foto di rito, talvolta fiori e qualche rinfresco – ha ricordato l’ex consigliere comunale Mario Ciarmoli –. Certo, non mancano casi rari di inizi stonati ed a gamba tesa da parte di chi, poco sportivamente, non riesce a metabolizzare la sconfitta e il distacco dalla poltrona, soprattutto se da un punto di vista psicologico e fisico la ritiene un prolungamento del proprio lato B. Nella seduta di convalida degli eletti del consiglio provinciale del 3 aprile scorso, il Cavalieri, braccio destro di Raffaele Piemontese, tra l’imbarazzo soprattutto dei 2 eletti di minoranza di centrodestra, essendo tutti gli altri amici, leghisti e camerati approdati per grazie e poltrone ricevute nell’Arca di Emiliano, ha attaccato a testa bassa e con toni rancorosi il presidente Nobiletti, Sindaco di Vieste, reo, come riportano le cronache giornalistiche, di essersi rifiutato di prendere ordini sulla composizione delle liste dal padre padrone del Pd provinciale. Nobiletti, non iscritto al Pd, dopo aver assistito alla sceneggiata del Cavalieri consigliere di maggioranza si è limitato a farlo sfogare replicando con garbo istituzionale e professionale di essere aperto a discutere le proposte di tutti i consiglieri. Non mi stupirei di qualche livoroso ‘laturno’ poco cavalleresco in aula consiliare. Nobiletti che durante le elezioni comunali ha avuto a Troia incontri costruttivi su problematiche provinciali, con l’allora candidato Sindaco Francesco Caserta, ha indicato la strada per renderlo innocuo: ‘lasciatelo sfogare’. Sarebbero gli ultimi strascichi delle elezioni e strepiti di chi non sa perdere”.
Un altro precedente maldigerito dal troiano fu l’elezione del presidente del Gal Meridaunia del 2019, carica per la quale Cavalieri fu designato dai suoi colleghi Sindaci, provò a mobilitarsi anche lo stesso governatore per mettere le cose a posto ma le sedute dell’assemblea furono a dir poco tumultuose e alla fine Cavalieri si ritirò. Non sarà più Sindaco ma alcune questioni sorte nella sua amministrazione restano ancora aperte: una di quelle più rognose è il processo con le accuse di tentata induzione indebita, abuso d’ufficio e violenza privata. I fatti contestati riguardano la gara d’appalto per il servizio di trasporto della città. Il 4 luglio infatti è fissata una delle ultime udienze prima della sentenza.
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