Il Consiglio provinciale di Foggia, convocato in seconda seduta nel pomeriggio di ieri a Palazzo Dogana, si è trasformato in un’arena politica. Dopo la prima convocazione andata deserta per l’assenza del Partito Democratico e del gruppo civico Con, la seconda si è svolta regolarmente, ma si è presto arenata su una spaccatura politica ormai strutturale. Il presidente Giuseppe Nobiletti, Sindaco di Vieste, ha incassato una pesante battuta d’arresto: bocciati il rendiconto di gestione 2024 (punto 6 all’ordine del giorno) e, di conseguenza, anche i punti collegati relativi a bilancio e lavori pubblici (7, 8 e 9). Anche il Documento Unico di Programmazione (DUP) 2026-2028 e la modifica al regolamento sanzionatorio ambientale sono stati respinti. Determinante, ancora una volta, il voto contrario di Pd e Con, che da mesi - pur essendo tecnicamente in maggioranza - contestano la legittimità politica della guida di Nobiletti. A inasprire lo scontro, la posizione del vicepresidente regionale Raffaele Piemontese, figura centrale del Pd in Capitanata, che secondo numerosi osservatori avrebbe dato indicazioni dirette per ostacolare l’attività amministrativa del presidente della Provincia. Sullo sfondo, la lunga ombra delle elezioni regionali d’autunno. Nobiletti starebbe preparando la candidatura della sua assessora alla cultura, Graziamaria Starace, in appoggio ad Antonio Decaro. Un nome, quello dell’europarlamentare dem, ancora in bilico per la guida del centrosinistra, anche per via delle resistenze a includere figure come Michele Emiliano e Nichi Vendola nelle liste. Il clima nel Consiglio è degenerato. Prima ancora della bocciatura del punto 6, il consigliere provinciale Gerardo Valentino ha accusato Pd e Con di provocare un danno erariale all’ente. Ne è seguito un duro scontro verbale con Giosuè Del Vecchio, consigliere di Rignano Garganico. Il presidente Nobiletti ha tentato invano di riportare l’assemblea a un piano istituzionale, appellandosi al senso di responsabilità di tutti i gruppi. Ma Pd e Con hanno confermato il voto contrario, rivendicando apertamente il diritto di negare la fiducia politica al presidente. La crisi nella maggioranza si consolida, aggravata dalla struttura fluida delle alleanze tipiche delle amministrazioni provinciali, dove la composizione del Consiglio è determinata da elezioni di secondo livello. Pd e Con sostengono che Nobiletti non abbia più i numeri per governare e chiedono le dimissioni. Il presidente replica che a rimetterci saranno i cittadini della provincia, non il suo comune.
I numeri si contano, ma in Provincia pesano in modo diverso. E quelli registrati a Palazzo Dogana nel pomeriggio di ieri, in seconda convocazione del Consiglio provinciale, raccontano più di una disfatta amministrativa: mettono nero su bianco la rottura definitiva tra il presidente Giuseppe Nobiletti e i gruppi consiliari del Partito Democratico e del civico Con. Il punto 6 all’ordine del giorno - l’approvazione del rendiconto di gestione 2024 e il rendiconto consolidato della Scuola provinciale di protezione civile - è stato bocciato. Un no che, per vincoli di bilancio, ha comportato la decadenza automatica anche dei punti successivi: variazione al bilancio previsionale 2025-2027, aggiornamento del piano triennale delle opere pubbliche e riconoscimento di un debito fuori bilancio da oltre 960mila euro.
È stato il culmine di una battaglia politica che va avanti da mesi. Pd e Con, da tempo, hanno interrotto il dialogo con Nobiletti, pur essendo in maggioranza. Il tutto su pressione - secondo fonti interne - del vicepresidente della Regione Puglia Raffaele Piemontese, che guida il Pd foggiano e avrebbe imposto una linea di netta opposizione al presidente. L’affondo politico si colloca in un contesto elettorale già teso. In autunno si vota per le regionali. Nobiletti, Sindaco di Vieste, sostiene apertamente la candidatura dell’europarlamentare Antonio Decaro come governatore, e secondo indiscrezioni avrebbe già pronta la candidatura della sua assessora alla cultura Graziamaria Starace. Ma Decaro, alle prese con la difficile mediazione interna al Pd, non avrebbe ancora sciolto la riserva sulla sua discesa in campo, né chiarito se intenda accettare in lista figure legate agli ex presidenti Michele Emiliano e Nichi Vendola.
Nel Consiglio di ieri, la tensione ha superato i limiti istituzionali. Prima ancora del voto contrario al punto 6, il consigliere cerignolano Gerardo Valentino ha accusato i colleghi di Pd e Con di causare un danno erariale all’ente. La replica, durissima, è arrivata dal consigliere Giosuè Del Vecchio, che ha attaccato frontalmente Valentino con toni che hanno costretto il presidente a richiamare alla calma. Nobiletti ha provato a riportare il dibattito sulla concretezza degli atti: "Pd e Con non remano contro Nobiletti, ma contro i cittadini. Quei provvedimenti non sono vantaggi per me o per il Comune di Vieste, ma per tutta la provincia: ci sono scuole di Foggia e Lucera, strade tra Troia e San Giovanni Rotondo, interventi a Manfredonia e Torremaggiore. Si nega il diritto allo studio e alla mobilità dei cittadini".
Dall’altra parte, le controdeduzioni non si sono fatte attendere. I consiglieri Leonardo Cavalieri (Pd) e Pasquale Ciruolo (Con) hanno respinto al mittente l’accusa di irresponsabilità: “È il presidente a non avere più la fiducia della maggioranza. I numeri non ci sono più. È lui che deve fare un passo indietro”. La contrapposizione ha finito per bloccare anche atti urgenti come i riconoscimenti di debiti per lavori in somma urgenza legati allo sgombero neve nei mesi invernali. Approvati invece, con ampio consenso, i primi punti tecnici dell’ordine del giorno: approvazione verbali precedenti, riconoscimento di debiti per titoli esecutivi di importo più contenuto e aggiornamenti normativi. Intanto, lo scenario provinciale resta in stallo. E la crisi di maggioranza si trascina verso settembre, in attesa di chiarimenti da Bari e soprattutto delle scelte che Antonio Decaro - finora rimasto in silenzio - sarà chiamato a compiere nei prossimi giorni.
“Sono passati quasi quattro mesi dal 17 aprile. Quattro mesi in cui l’azione amministrativa della Provincia è stata paralizzata da logiche spartitorie e interessi personali. Quattro mesi in cui si è scelta la crisi, non il confronto. La resa dei conti, non la responsabilità”, ha scritto Nobiletti su Facebook al termine del Consiglio. “Eppure, fino all’approvazione del bilancio di previsione 2025-2027 della Provincia di Foggia, ogni consigliere (di Con) è stato messo nelle condizioni di esercitare il proprio mandato. Ho attribuito deleghe e funzioni, rispettando anche la posizione del Partito Democratico che ha scelto di non assumere alcun incarico. Ad ogni richiesta – di Con, del Pd, e della minoranza – è seguito sempre un intervento immediato mio o della mia segreteria. Nessuno è mai stato escluso. Da lì tutto è cambiato. Sono stato attaccato in modo strumentale, anche su questioni che avrebbero potuto essere affrontate con chiarezza e rispetto. Di fronte al rifiuto di ogni forma di collaborazione, ho scelto di non reagire, superando le emozioni. Perché chi c’era, sa com’è andata".
"Oggi, in Consiglio provinciale, si è consumato l’ennesimo atto grave di irresponsabilità politica. Con il voto contrario al rendiconto di bilancio si è voluto costruire scientemente un deserto. Hanno deciso di bloccare tutto: oltre 8 milioni per strade, scuole, servizi. Progetti già finanziati, già pronti. Ma per qualcuno – Pd e Con in testa – contano più le liste per le prossime regionali che i bisogni dei territori. La Corte dei Conti non giudicherà i post, giudicherà gli atti. E dovranno rispondere, punto per punto, euro per euro. Oggi non mi hanno sfiduciato, perché la sfiducia si firma, si discute, si vota. Oggi hanno solo dimostrato di non avere il coraggio delle loro scelte. Hanno preferito sabotare l'Istituzione, invece di proporre idee. Hanno boicottato atti concreti, invece di produrre azione politica vera".
"Io non mi faccio intimidire da chi prova a fermarmi con l’ostruzionismo. Il mio mandato è chiaro: lavorare per il bene della Provincia di Foggia. Fino all’ultimo giorno. E a marzo, quando si rinnoverà il Consiglio, vedremo chi resterà in piedi. Non cerco maggioranze di comodo. Guardo ai cittadini, non agli equilibri interni di partito. Non accetto che si giochi con i servizi pubblici per costruire carriere personali. Non mi piego. A chi oggi ha scelto la paralisi, dico: avete voltato le spalle alla Capitanata. E dovrete spiegarlo alle comunità, ai giovani, alle famiglie. La politica non è teatro. È responsabilità. Ed è tempo che ognuno si assuma la propria”.
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