Che Raffaele di Mauro, quarantenne avvocato e dipendente del Consorzio per la bonifica della Capitanata, capogruppo di Forza Italia nel consiglio comunale di Foggia, stesse per essere indicato da Roma per la guida del PNG lo si era intuito chiaramente quando a fine giugno non era arrivata alcuna ulteriore proroga per l’ex presidente e commissario straordinario Pasquale Pazienza (che era in quota Lega). Si era capito che Fratin, complice l’intesa locale tra forzisti e meloniani, avrebbe affidato il ruolo di commissario a di Mauro in vista della successiva nomina presidenziale, finora non possibile. “Non ci sono i tempi, la commissione ambiente qui in Parlamento è al momento alle prese con altri enti Parco come l’Orbetello”, dicevano a poche ore dall’arrivo del decreto, a l’Attacco, fonti romane di centrodestra. Sulla accelerazione dell’arrivo di Raf di Mauro ha influito anche la plateale protesta di 15 (su 18) sindaci garganici, che si sono rivolti al prefetto Grieco, il quale a sua volta ha scritto al ministro. Inizia, dunque, l’era di Mauro a Monte Sant’Angelo, paese del padre, l’ex potente segretario generale di Camera di commercio Matteo di Mauro. Radici garganiche, anzi montanare doc, che aiuteranno forse l’azzurro foggiano ad avere un mandato più sereno rispetto a quello di Pazienza. Stile moderato (democristiano, per qualcuno) e mai sopra le righe, Raf di Mauro può festeggiare un risultato che arriva a due anni di distanza dalla campagna elettorale di Foggia come candidato sindaco del centrodestra, nella fase peggiore di sempre della storia del centrodestra nel capoluogo daunio (arrivata dopo scandali, arresti, inchieste per corruzione e non solo, scioglimento del consiglio comunale per mafia). Era destinato alle elezioni regionali ma l’intesa sul suo nome con gli alleati di Fratelli d’Italia ha rivoluzionato le sue prospettive. L’accordo stretto prevede infatti che da un lato rinunci alla corsa per Bari e che, dall’altro, faccia un passo indietro nettamente più gravoso, quello dal consiglio comunale. La promessa è stata di dimettersi immediatamente una volta nominato presidente, dunque come commissario di Mauro potrebbe conciliare i due impegni senza venir meno ai patti (anche perché solo col decreto da presidente avrebbe la piena garanzia di restare al Parco per almeno cinque anni). E’ del resto sempre stata questa, come detto dal 2024 su queste colonne, la chiave di volta dell’alleanza coi meloniani, che con le dimissioni di di Mauro vedranno entrare nella massima assise cittadina il primo dei non eletti, ovvero il loro Salvatore de Martino, che porterà a cinque il gruppo di FdI. Ma non accadrà prima del 2026, quando finalmente arriveranno le nomine di presidente e consiglio direttivo. I sei mesi dati per l’ulteriore gestione commissariale vanno letti sia alla luce dei lenti tempi romani sul pacchetto di più enti Parco sia per archiviare prima le elezioni regionali e permettere l’insediamento dei nuovi presidenti di Regione. Per di Mauro l’arrivo negli uffici di via Sant’Antonio Abate rappresenta una sfida seria: su di lui già da mesi sono proiettate le attenzioni di quelle molteplici componenti del mondo che guarda al Parco, dalla politica agli enti locali, alle associazioni ambientaliste. L’auspicio di una discontinuità con i contestatissimi sei anni di Pazienza si è levato da più parti alla notizia del suo incarico e uno dei banchi di prova che lo attendono da subito è il controverso direttore facente funzioni, Vincenzo Totaro.
C’è chi, anche in FdI, lo considera “uno del centrodestra”, visti i trascorsi in FI. Il periodo commissariale servirà a di Mauro per capire il funzionamento della tecnostruttura e le professionalità esistenti. Il timore legato alla sostituzione immediata di Totaro è legato al rischio di bloccare la macchina amministrativa e ritrovarsi gli uffici contro, ma in realtà l’attuale direttore sarebbe piuttosto isolato in questo momento.
Se per anni l’ente è stato a guida Pazienza-Totaro, nelle ultime settimane l’ex assessore del Comune di Monte Sant’Angelo (incandidabile dopo il commissariamento per infiltrazioni mafiose del 2015) è rimasto addirittura da solo. Lo scorso 16 luglio ha firmato la determina con cui, anche per il 2025, è stato concesso un sostanziosissimo contributo economico, da 10mila euro, in favore del Festival Gargano dei Giornalismi ideato da Michele Afferrante a Vico del Gargano, destinati al Comune guidato dal sindaco Lello Sciscio. Nella determina scrive che “il Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica ha ribadito che l’assegnazione degli obiettivi di gestione nei confronti della struttura organizzativa dell’ente si sostanzia in un atto di natura gestionale e, pertanto, non necessita di alcun provvedimento da parte dell’organo di vertice dell’ente”, aggiungendo che il 26 giugno scorso il commissario Pazienza dispose di assegnare alla struttura organizzativa dell’ente alcuni obiettivi di gestione finalizzati a patrocinare e sostenere finanziariamente manifestazioni e iniziative programmate per la stagione estiva 2025 tra cui il festival vichese di Afferrante.
Mentre il 22 luglio Totaro ha destinato 10mila euro in favore del “Raduno folkloristico internazionale Città di Monte Sant’Angelo Patrimonio mondiale dell’UNESCO”, che si svolgerà nella città garganica dal 7 al 9 agosto, organizzato dall’associazione Amici del folklore, dal Gruppo folkloristico internazionale La Pacchianella di Monte Sant’Angelo (associazione presieduta dal dirigente comunale dell’Area tecnica Giampiero Bisceglia) e in collaborazione con l’amministrazione comunale e con l’ente Parco. Anche in questo caso Totaro parla di obiettivo di gestione affidato da Pazienza prima di andar via. Nel dettaglio gli affidamenti riguardano due imprese di Monte Sant’Angelo: 5.500 euro per il servizio di servizio di pernottamento in favore di 102 persone, componenti dei gruppi di ballo impegnati nella tre giorni, a F.lli Bisceglia srl; altri 4.499 euro per il servizio di trasporto a La Montanara viaggi di Massimo Totaro.
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