E’ una partita che Marilisa Magno e i commissari del Comune di Foggia dovranno giocare su due tavoli quella per dare finalmente alla città un servizio di raccolta e smaltimento rifiuti efficiente e decoroso.
Che la situazione fosse molto complicata lo si era capito già dai primi incontri tra le parti ma ora il quadro sembra delinearsi un po’ meglio.
La prima trattativa che i commissari devono affrontare è quella con Amiu, la società in house che negli ultimi 9 anni ha gestito il servizio e che così com’è non può essere riproposto. Amiu deve redigere il suo piano industriale nel quale illustri come intende raggiungere gli obiettivi fissati dalla legge e che il Comune a sua volta deve definire. Investimenti su nuovi mezzi, sui cassonetti intelligenti, su più personale? Amiu deve chiarire tutto.
Contenuti che però non si possono gestire discrezionalmente ma devono rispondere a precise indicazioni dettate da Arera, l'Autorità di regolazione dei servizi di pubblica utilità. Non solo, Amiu dovrà dimostrare che le sue prestazioni saranno più economiche e vantaggiose rispetto a quelle che può garantire un privato.
Come più volte rimarcato su queste colonne, i commissari sarebbero intenzionati a riconfermare Amiu, dal canto suo la società in house chiede un contratto che sia almeno quinquennale, per poter avere un margine di programmazione. Le proroghe che quasi mensilmente si sono succedute nel corso degli anni sono, a detta dell’azienda, la causa alla base dell’inefficienza del servizio. Servirà quindi un piano che risponda ai requisiti di legge, la città dovrebbe essere almeno al 65% di differenziata ed è al 18 e almeno al 50% di riutilizzo ed è al 12. Il presidente Amiu Sabino Persichella avrebbe chiesto anche un aumento del corrispettivo, da realizzare con un aumento della Tari ma i commissari su questo punto si sarebbero mostrati irremovibili. Insomma, sarebbe (anche) una questione di soldi, soldi che in effetti il servizio potrebbe avere senza toccare le tasche dei cittadini. Come è noto infatti il Comune di Foggia possiede un impianto di biostabilizzazione a Passo Breccioso che produce un certo utile, il quale però non avrebbe prodotto finora l’effetto di ridurre le tasse, questo perché, secondo beninformati, sarebbe servito per coprire il deficit del Comune di Bari. Un fatto che sarebbe noto a tutti, di fronte al quale Amiu contesterebbe che la gestione dell'impianto è dentro un patto parasociale, escluso cioè dalla gestione complessiva. In realtà, ricorda chi ha buona memoria, il consiglio comunale nel 2013 deliberò che i rapporti fra Foggia e Bari dovevano essere improntati alla massima lealtà e senza che nessuno dei due potesse avere dei vantaggi economici. Sarà stato proprio così? I dubbi sono tanti.
Sia biostabilizzatore che contratto di servizio produrrebbero un margine operativo lordo tale da coprire le inefficienze della gestione di Bari. Nonostante gli utili prodotti a Foggia però non sono stati fatti investimenti, ad esclusione del migliaio di cassonetti acquistati qualche anno fa; ne mancherebbero all'appello oltre 2400. Il problema è che quelli vecchi non sono più a norma, non avendo più i requisiti di legge per essere utilizzati in sicurezza. Un cassonetto senza coperchio o sfondato è un pericolo per la salute pubblica.
Il punto è capire se i commissari siano a conoscenza di questi particolari, non si intravede nella lettura del bilancio depositato alla Camera di Commercio quali siano i dettagli relativi a Foggia e Bari, un'analisi più approfondita è tuttavia nelle prerogative, se non negli obblighi, degli amministratori comunali.
Se i commissari dovessero accertarsi dello squilibrio nell'utilizzo delle risorse potrebbero chiedere che i ricavi prodotti a Foggia vengano investiti a Foggia. C’è poi un altro dettaglio: l'impianto di Passo Breccioso lavora i rifiuti dei Comuni dell’Ato di cui fa parte la città, produzioni che nulla hanno a che fare con il servizio di Foggia, così come i 42 dipendenti che lavorano presso l'impianto.
In altre parole, un impianto pagato dai cittadini, nella sua realizzazione e nel suo mantenimento, che fornisce un servizio a molti Comuni della provincia fa utili, questi non vengono utilizzati proporzionalmente a quanto speso dalla comunità ma vengono ripartiti secondo le quote societarie: 20% a Foggia, 70% a Bari.
Ecco perché i commissari dovrebbero incontrare gli amministratori baresi per stabilire che i ricavi debbano essere investiti sul territorio in cui vengono prodotti, come verosimilmente succederà quando, a breve, entrerà in funzione l’impianto di Bari, tra i più grandi d’Europa.
Quindi i due piani d'azione, complicati ma obbligati per i commissari: rapporto tra i soci e rapporto tra Comune e Amiu.
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