Resta in alto mare la situazione relativa al futuro presidente del Parco nazionale del Gargano. I nomi in campo continuano ad essere gli stessi: il docente Unifg Pasquale Pazienza, foggiano, presidente uscente da pochi giorni nominato commissario fino al 31 dicembre 2024; l’ex segretario provinciale di Forza Italia Raffaele di Mauro, consigliere comunale foggiano; l’ex presidente del Consorzio di bonifica del Gargano Giovanni Terrenzio, imprenditore di Rignano Garganico; l’avvocato peschiciano Giovanni Maggiano. Pazienza non ha oggi padrini politici, a differenza del 2019, quando fu nominato dall’allora ministro dell’ambiente Sergio Costa, pentastellato, in quota alla Lega e al M5S. Si è però costruito ottime relazioni romane, negli uffici ministeriali, con le quali cerca di compensare la richiesta di discontinuità avanzata da più settori del mondo ambientalista e anche da diversi sindaci del Gargano.
Difficile dire oggi chi sarebbe felice per un suo secondo mandato, esternazioni in tal senso non ce ne sono in nessun ambito della comunità di Capitanata. L’intesa Stato-Regione Puglia sul nome del presidente rientra in una complessiva valutazione che tiene dentro, giocoforza, una decina di Parchi nazionali. Persino il ragionamento limitato ai due Parchi pugliesi – Gargano e Alta Murgia – è poca cosa rispetto alla necessità dei partiti di cercare un equilibrio più alto. E dunque non basta più limitarsi a pensare che - mentre per l’Alta Murgia dell’ex presidente di Legambiente Puglia Francesco Tarantini, ente in grande spolvero e che appare molto più funzionante rispetto al PNG, la scelta finale è spettata negli scorsi anni al governatore regionale Emiliano –per il Parco con sede a Monte Sant’Angelo la decisione potrebbe premiare ancora una volta una personalità del centrodestra, in linea col governo centrale.
L’ipotesi più forte continua, da agosto scorso, ad essere quella di di Mauro, che non solo è perorata da FI – partito del ministro dell’ambiente Gilberto Pichetto Fratin – ma piace anche a larga parte di Fratelli d’Italia, che in tal modo si assicurerebbero due risultati: l’ingresso nel consiglio comunale foggiano del primo dei non eletti, Salvatore de Martino, e la possibilità di esprimere un meloniano per la casella del consiglio direttivo di competenza del Ministero dell’ambiente, impedendo che il sottosegretario Claudio Barbaro possa favorire l’amico Umberto Candela, ex assessore del Comune di Foggia oggi fuori dai partiti. A provocare fastidi, rispetto a quanti sono favorevoli a di Mauro, sono i sostenitori di Terrenzio e Maggiano.
L’avvocato di Peschici appare l’opzione più debole: piace, in quanto garganico, sia ai Cera di San Marco in Lamis (col consigliere regionale Napoleone in guerra da tempo col coordinatore provinciale del partito, Paolo Dell’Erba) sia a quel che è rimasto della Lega provinciale e regionale. Ma di Maggiano tutti gli altri non vogliono sentir parlare, definendolo un serio “problema politico”. Sembrava tramontata l’idea di Terrenzio, che invece è tornata di recente complice l’avvicinamento delle regionali, previste per ottobre 2025. La senatrice FdI Annamaria Fallucchi lanciò mesi fa tale possibilità, alla luce del forte rapporto di amicizia che lega Terrenzio a lei e al marito Fabio Porreca, ex presidente della Camera di commercio di Foggia.
A detta dei beninformati, quando è spuntato Maggiano, la parlamentare è tornata a sponsorizzare Terrenzio, nell’ambito di una più generale esortazione affinché FdI si apra a nomi nuovi. Una mossa che si collega alle regionali: Fallucchi si assicurerebbe il sostegno di Terrenzio, da indirizzare in favore dell’amico Nicola Gatta, ex presidente della Provincia e sindaco di Candela, neo tesserato di FdI proprio in vista della candidatura. Ma l’imprenditore è anche da lungo tempo vicino a Rosario Cusmai, coordinatore provinciale della civica emilianista CON in Capitanata. Tanto basta per far sospettare, nel centrodestra, che Terrenzio possa essere il candidato dello stesso Emiliano, cui Cusmai starebbe chiedendo con forza di rivendicare per il centrosinistra la postazione principale del Parco del Gargano.
“Ad oggi di Mauro resta il favorito”, spiegano a l’Attacco fonti romane. “Ci sono ancora tanti Parchi da assegnare. Serve trovare una quadra su base nazionale, certo dopo aver comunque ascoltato i livelli territoriali”. Chi chiede con forza di fare presto sono i sindaci del Promontorio, che hanno lanciato numerosi strali contro il Ministero dell’ambiente a causa del mancato completamento delle nomine relative al consiglio direttivo.
Dal lontano 2020 l’ente gestisce una valanga di fondi pubblici in forma monocratica: nell’assenza del consiglio direttivo, della giunta esecutiva e del direttore effettivo, Pazienza governa in totale solitudine, col fido Vincenzo Totaro direttore facente funzioni mai rimosso nonostante dovesse trattarsi di un incarico temporaneo. Una situazione insostenibile e inqualificabile.
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