“Non possiamo intervenire col ripristino dello stato dei luoghi, dopo l’episodio del 26 aprile scorso, perché non è stato notificato al Comune alcun verbale ad oggi da parte di chi indaga”. A parlare a l’Attacco è il sindaco di Peschici Luigi D’Arenzo, che due settimane fa proprio su queste colonne aveva garantito e annunciato un intervento di “ripristino immediato” a baia Zaiana, la perla naturalistica del Gargano, luogo di commovente bellezza, ancora una volta violata dagli abusi edilizi di chi da troppo tempo opera nella zona e ha interesse a cementificarla per i propri affari. Solo grazie alla segnalazione di alcuni cittadini, che hanno allertato WWF e poi inquirenti, è stata interrotta la colata di cemento da parte di tre uomini, dotati di un furgoncino Ape, sulla strada d’accesso alla spiaggia, una discesa ricavata dalla montagna abusivamente anni fa. Sistemavano le buche ed avvallamenti come se fossero stati in un pezzo di autostrada e non in un’area protetta. Stando alla versione dei fatti diffusa sul web, all’arrivo dei carabinieri di Vico del Gargano i tre sarebbero fuggiti via, ma risulta molto difficile capire come, visto lo stato dei luoghi. Quanto alla domanda sul chi aveva ed ha interesse a fare un’azione del genere chiunque sa dare una risposta a Peschici, sebbene la denuncia sia partita contro ignoti. Abusi edilizi che si ripetono dal 2011-2012, quando si iniziò a scavare per ricavare un comodo accesso all’arenile. Scattò il sequestro penale dell’area, ma l’anno seguente ci furono ulteriori interventi di movimento terra con mezzi meccanici nella stessa area. Il Comune di Peschici disse di aver predisposto un progetto di ripristino, mai realizzato. Nel 2013 gli abusi portarono ad una scalinata di cemento con illuminazione elettrica e ad un parcheggio sovrastante. Baia Zaiana, una delle perle naturalistiche del Gargano, nonostante i tanti vincoli presenti, resta peraltro ad oggi vittima non solo di azioni illegali ma anche di “un modello trash e ignorante di turismo” come il legambientino Franco Salcuni ha definito il lido-ristorante Il Grottone, unico presente in zona, di cui ha chiesto sia revocata la concessione demaniale.
Al sindaco D’Arenzo, che su queste colonne ha lamentato che “come Comune non possiamo farcela da soli”, annunciando la richiesta di telecamere e di un tavolo tecnico con altri enti, ha replicato dapprima la consigliera regionale M5S Rosa Barone, che ha chiesto un’audizione in commissione regionale e che frequenta da molti anni la baia di Zaiana. L’Attacco ieri ha pubblicato l’intervista alla giornalista austriaca Veronica Pelikan, la cui famiglia vive a Zaiana sin dal lontano 1957. Una riflessione amarissima, quella della donna, che ha deplorato la debolezza e le mancate risposte da parte degli enti pubblici preposti alla tutela, dal Parco nazionale del Gargano al Comune di Peschici.
“Se, dopo gli anni di Tavaglione, ci sono segnali di cambiamento da parte della nuova amministrazione comunale di Peschici? Non ne registro ancora. Il ripristino immediato promesso finora non c’è stato”, ha affermato Pelikan. “Forse ha ragione il sindaco quando dice che non esistono i mezzi e le forze di polizia per presidiare baia Zaiana. Di sicuro quello che ho imparato è che qui non è ben visto chi segnala l'illecito. Anzi, viene considerata un'azione di disturbo. Non si è invitati a segnalare, si tenta piuttosto di minimizzare. Penso sia un problema strutturale, tant’è che l'ente Parco a differenza che altrove viene visto qui con sospetto e come causa di vincoli”.
Parole che hanno spinto il sindaco D’Arenzo a contattare l’Attacco per precisare i motivi per cui sinora il ripristino dello stato dei luoghi non c’è stato. “Non c’è ancora un verbale degli inquirenti, ovvero in questo caso Carabinieri forestali e Capitaneria di porto. Non ci è stato ancora verbalizzato nessun atto ed io, allo stato attuale, non saprei contro chi adottare l’ordinanza”, replica il primo cittadino a l’Attacco. “Non si capisce nemmeno, fino ad oggi, se gli autori dell’abuso siano ignoti oppure se siano stati identificati. C’è chi mi dice una cosa e chi mi dice, invece, l’altra. Non lo sappiamo, quel che è certo è che l’ordinanza va assunta direttamente nei confronti di qualcuno, addebitando l’intervento”, prosegue D’Arenzo.
“Il nostro obiettivo resta quello preannunciato subito dopo il fattaccio, vale a dire ripristinare quei 52 metri di strada sui quali hanno gettato cemento”. In un primo momento il sindaco aveva parlato a l’Attacco di “10-12 metri”. “Sì, pensavamo che fosse una porzione molto più limitata quando ci siamo recati sul posto coi due uomini della Polizia municipale. E invece abbiamo poi appurato che si tratta di 52 metri lineari. Ribadisco: se gli investigatori non intervengono col sequestro o con un verbale non possiamo agire come Comune. Mancano atti ufficiali per poterci attivare. Non è una questione di mancanza di fondi, in questo caso”.
D’Arenzo ne ha anche per Veronica Pelikan per una situazione non regolarizzata relativamente ad una particella comunale. L’Attacco ha provato ad ascoltare direttamente i Carabinieri forestali per capire come sia stata possibile la fuga e se i tre soggetti siano stati identificati o meno, ma la risposta è stata secca: “Non possiamo dire nulla al riguardo”. Mentre, rispetto al silenzio tombale del presidente del Parco nazionale del Gargano sul caso Zaiana, c’è chi, tra gli addetti ai lavori, spiega cosa l’ente che tutela le aree protette potrebbe fare.
“Tecnicamente il Parco (come anche il Comune) possono intervenire su un abuso: per prevenirlo con i controlli costanti; per verbalizzarlo tramite i Carabinieri forestali; per il ripristino dello stato dei luoghi eseguendo una sentenza di condanna per abuso edilizio passata in giudicato (su quest’ultimo punto il Parco mette i soldi e la Procura esegue grazie al protocollo d’intesa esistente da anni). Anche a livello politico il Parco potrebbe fare tantissimo, perché la comunicazione consente di tenere i riflettori accesi su un problema come questo e fare pressione sull’amministrazione affinché provveda a imporre misure capaci di bloccare ulteriori scempi oppure provvedere anticipando le somme per poi rivalersi verso i responsabili di abusi. Il Parco potrebbe anche svolgere opere di ingegneria naturalistica in loco finanziandole dal proprio bilancio per mitigare le porcherie. Invece nulla di tutto questo. L’ente Parco non interviene”.
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