E’ durata solo una decina di giorni la sospensione del servizio di Ivg, interruzione volontaria di gravidanza al Policlinico Riuniti di Foggia. E’ quanto fa sapere a l’Attacco il direttore generale dell’Azienda ospedaliera, Vitangelo Dattoli.
Su queste colonne si è trattato a lungo il tema, l’aborto è infatti un diritto sancito dalla famosa legge 194 del 1978 e rientra tra i Lea, vale a dire tra i livelli essenziali di assistenza, il che significa che le strutture ospedaliere pubbliche hanno il dovere di organizzarsi in modo tale da erogare in ogni momento la prestazione.
Questo diritto, conquistato con una dura battaglia di civiltà 40 anni fa, però molto spesso resta sulla carta, come più volte evidenziato, e la ragione risiede nel fatto che mancano i medici, per lo più obiettori di coscienza.
Un problema che investe il territorio nazionale e la stessa provincia di Foggia: la Asl è riuscita a reclutare una ginecologa e una anestesista solo con un avviso pubblico d’urgenza, per la totale carenza di medici non obiettori in organico mentre il Riuniti ha contrattualizzato a convenzione un ginecologo in arrivo da Bitonto che erogherà almeno 10 prestazioni a settimana alla tariffa di 100 euro a Ivg.
“Dopo aver reclutato questo specialista, siamo in procinto di contrattualizzarne altri due e contiamo di farlo entro la prossima settimana”, questo l’annuncio di Dattoli a l’Attacco che informa di un imminente potenziamento del servizio erogato dal Policlinico Riuniti.
I dieci giorni di stop sono stati determinati dal fatto che il ginecologo dipendente dell’ospedale è diventato obiettore, lasciando scoperto il servizio, come spiega lo stesso direttore generale. Da qui la necessità di riorganizzare l’attività.
“Abbiamo già reclutato a convenzione un medico e siamo certi di contrattualizzarne altri due entro la settimana prossima ed entro il 10 novembre dovrebbero essere appunto tre i ginecologi non obiettori deputati ad effettuare le interruzioni di gravidanza. Abbiamo quindi ripristinato l'assetto che avevamo prima di questo passaggio, con un disguido di una decina di giorni; disguido però legato più che altro a questioni burocratiche. In questo periodo però, pur non essendo operativo, l’ospedale ha continuato comunque a mantenere i contatti con le pazienti”.
Non ci saranno comunque dipendenti non obiettori ma Dattoli respinge l'idea che la convenzione con medici esterni rappresenti una soluzione tampone al problema: “Sono ginecologi non obiettori che lavorano 36 ore a settimana, in un regime simile a quello in cui operano gli specialisti ambulatoriali delle Asl, hanno gli stessi obblighi dei dipendenti, operano secondo le stesse modalità e sono pubblici ufficiali a tutti gli effetti. Insomma, non una soluzione tampone ma una modalità efficace per erogare il servizio”.
Al momento le Ivg si effettuano al Riuniti durante una seduta una volta a settimana ma il dg non esclude che con il potenziamento del personale possano esserne anche di più.
Nel 2020 sono state effettuate 365 interruzioni di gravidanza, più o meno le stesse del 2019, non sembra esserci stata dunque una variazione legata al Covid, ha precisato ancora Dattoli.
Quanto a quelle segnalazioni di pazienti che testimoniano la loro difficoltà di accedere al servizio del Riuniti, tanto da essere costrette a recarsi a Bari o fuori regione per abortire, il direttore generale non ne ha notizia: “Tutte le richieste pervenuteci sono state adempiute. In generale, abbiamo un giudizio, persino ora, complessivamente efficiente nel rispondere a quello che prevede la legge”.
Ciò nonostante è stato lamentato, anche da alcune associazioni che si prefiggono la tutela della salute delle donne, tra cui Donne in Rete che ha organizzato per metà novembre un incontro pubblico proprio per fare il punto della situazione (sul quale anche su queste colonne seguiranno approfondimenti e aggiornamenti, ndr), l’affanno di questo servizio. “Non è così, certamente si tratta di una attività migliorabile, come ogni cosa ma affanno non ce n'è mai stato – ha ribattuto il manager dell’Azienda ospedaliera -. C'è stato solo questo periodo di interregno, di passaggio da un regime all'altro durante il quale probabilmente è mancata qualche comunicazione ma abbiamo riorganizzato già tutto senza problemi”.
Quanto accaduto al Policlinico è il problema che più di frequente deve essere affrontato nelle strutture sanitarie pubbliche di tutta Italia: ginecologi assunti non obiettori che poi diventano obiettori.
Il 69% dei ginecologi italiani sono obiettori, non solo e non tanto per motivi etici. Come spiegano alcuni ginecologi non obiettori e come riferito da alcuni addetti ai lavori a l’Attacco, le questioni di coscienza sono legate in molti casi a motivazioni professionali: i medici preferiscono non praticare l’Ivg per poter avere accesso a procedure meno routinarie, che possano dare una maggiore soddisfazione e arricchimento professionale. Il risultato è che il numero di aborti censiti ufficialmente diminuisce perché l’accesso al diritto diventa molto complicato, spingendo le donne verso gravidanze indesiderate o verso pratiche clandestine, pericolosissime per la salute.
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