Quella di ieri sarebbe dovuta essere una giornata storica per il Convitto nazionale Ruggero Bonghi di Lucera. E invece quanto accaduto nell’immediata vigilia ha fatto saltare, e rinviare genericamente a data da destinarsi, l’annunciata visita del sottosegretario all’istruzione Rossano Sasso: l’intero complesso è stato chiuso in tutta fretta perché è stato rilevato il batterio della legionella nell’impianto idrico. I controlli risalgono all’11 ottobre, il deposito in laboratorio è avvenuto tre giorni dopo e i risultati sono stati resi noti effettivamente lunedì mattina.
La motivazione ufficiale del provvedimento emesso dal rettore Mirella Coli riporta la necessità di “tutelare la salute pubblica di tutto il personale” ed è quindi basato su una “prevenzione sanitaria e fino al completamento delle attività previste”. Nel pomeriggio di ieri si è poi aggiunta l’ordinanza del Sindaco Giuseppe Pitta che ha disposto la sospensione di tutte le attività fino alla cessazione dell’emergenza sanitaria, e l’avvio di tutte le procedure di lavaggio e disinfezione delle tubature mirate a rimuovere gli impedimenti igienico-sanitari.
“La tutela della salute pubblica è un bene imprescindibile e da non sottovalutare – hanno fatto sapere dal Convitto - da parte di chi deve assicurare ai genitori che i propri figli siano affidati in buone mani. La misura di prevenzione è naturalmente a tutela dell’intero personale, e ci vede sempre attenti al controllo della struttura e delle attrezzature della scuola. I controlli periodici sono obbligatori per legge (es. HACCP) ma anche semplicemente dettati dal buonsenso”.
Molte famiglie hanno pensato a un qualche focolaio Covid, ma ormai i protocolli in casi del genere sono di dominio pubblico e purtroppo ampiamente sperimentati. E quindi c’era qualcosa di ben diverso a giustificare una sorta di evacuazione immediata avvenuta nella mattinata, senza che sia stata indicata una data di previsto rientro per gli oltre 600 alunni dell’istituto alberghiero e per la trentina di convittori che hanno dovuto trovare inaspettatamente nuovo alloggio soprattutto a Foggia, visto che si tratta per la quasi totalità di calciatori del settore giovanile della società rossonera.
In realtà la legionella al Convitto non è un fulmine a ciel sereno, è una storia che arriva da lontano, almeno dal 2018 quando per la prima volta è stata ufficialmente scoperta nei bagni di alcune stanze dell’ala destinata alla permanenza educativa pomeridiana e notturna delle ragazze.
In quella occasione la questione si era riproposta in almeno due periodi durante lo stesso anno, prima a marzo e poi a dicembre, e in entrambi i casi la scuola rimase chiusa per circa una settimana a causa dei necessari interventi effettuati da una ditta specializzata direttamente sulle tubazioni. I campioni di acqua furono analizzati dall’Arpa che accertò “il superamento dei parametri consentiti dalla normativa vigente”, con conseguente diffida ad utilizzare almeno sei camere dell’istituto e ad eseguire immediatamente una bonifica ambientale. La gestione dell’intera vicenda fu comunque disastrosa, perché la scarsa informazione interessò sia le famiglie che lo stesso sindaco dell’epoca Antonio Tutolo, il quale apprese dai media quanto stava accadendo, nonostante fosse la massima autorità sanitaria cittadina.
In questi anni, in effetti, sia lo stesso Convitto che la Asl (tramite il suo ufficio dedicato proprio al controllo delle infezioni da Legionella che indaga a rotazione su strutture pubbliche e private con decine di ispezioni svolte ogni anno) ha ciclicamente effettuato prelievi periodici, disponendo anche l’istituzione di un registro per l’annotazione degli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria sull’impianto idrico e di climatizzazione, ai fini della prevenzione del rischio e quindi per scongiurare la ripresentazione del problema che, invece, è tornato, così come è emerso nell’ultimo rilevamento di poco più di due settimane fa.
L’arrivo di Rossano Sasso non era comunque casuale, perche il 46enne parlamentare barese, tra i massimi esponenti della Lega in Puglia, è un ex alunno del Convitto lucerino quando in Via IV Novembre c’era ancora la scuola dell’obbligo. Ha frequentato le scuole medie negli anni in cui il padre Felice è stato rettore della gloriosa istituzione cittadina fondata nel 1807.
Avrebbe in effetti trovato una configurazione completamente stravolta rispetto agli anni 80, con il solo Professionale alberghiero (con indirizzi di sala e bar, cucina e pasticceria, accoglienza) a occupare gli ampi spazi degli edifici che sorgono in pieno centro storico. Era stata organizzata una visita didattica tra le aule, nelle cucine, tra gli alloggi, con un previsto pranzo speciale nel refettorio e con la prevista partecipazione delle autorità cittadine, Sindaco Giuseppe Pitta in testa.
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