Neanche il tempo di abituarsi all’idea di essere pensionato che già l’Asl lo richiama in servizio: è il caso di Giovanni Iannucci, già direttore del Sisp e poi, insolitamente, designato quale direttore del dipartimento prevenzione per soli quattro mesi, gli ultimi che avrebbe dovuto restare in servizio prima della collocazione a riposo. Nella delibera di nomina, la Asl già indicava anche il suo successore, l’attuale direttore Michele Panunzio subentrato da dicembre scorso. Iannucci in pensione da novembre, da specialista in igiene e sanità pubblica ha inviato apposita domanda per rispondere alla manifestazione di interesse della Asl attraverso cui reclutare personale, anche in quiescenza secondo quanto stabilito dalle norme, in deroga alle normali leggi sul ritorno in servizio dei pensionati, adottate in pandemia per far fronte alla grave carenza di medici, prorogate fino a dicembre 2024.
Un istituto a cui la Asl Foggia fa da tempo ricorso e che in qualche modo consente all’Azienda sanitaria di tenere aperti reparti e garantire prestazioni che sono livelli essenziali di assistenza per cui vi è l’obbligo di erogazione e per non incorrere in interruzione di pubblico servizio, in mancanza di personale. Fin qui, nulla di strano.
La delibera a firma del dg Antonio Nigri e del direttore amministrativo Michelangelo Armenise adottata il 28 febbraio ultimo scorso cita la norma in questione: “L’art. 2 bis, comma 5, D.L. 17 marzo 2020 n. 18, convertito con modificazioni nella L. 24 aprile 2020 n. 27, secondo cui al fine di far fronte alle esigenze straordinarie e urgenti derivanti dalla diffusione del Covid-19 e di garantire i livelli essenziali di assistenza, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, in deroga all'articolo 5, comma 9, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, e all'articolo 7 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, verificata l'impossibilità di assumere personale, anche facendo ricorso agli idonei collocati in graduatorie concorsuali in vigore, possono conferire incarichi di lavoro autonomo (…), con durata non superiore a sei mesi, e comunque entro il termine dello stato di emergenza, a dirigenti medici, veterinari e sanitari nonché al personale del ruolo sanitario del comparto sanità, collocati in quiescenza, anche ove non iscritti al competente albo professionale in conseguenza del collocamento a riposo (….)”.
In altre parole, richiamare medici in pensione deve essere l’extrema ratio, soprattutto se esiste una graduatoria utile a reclutare il personale che occorre. Ebbene, guarda caso, sul bollettino ufficiale della Regione Puglia numero 14 del 15 febbraio scorso, vale a dire un paio di settimane prima della delibera della Asl con cui si richiama Iannucci, è stata pubblicata la graduatoria del concorso pubblico per 1 posto di dirigente medico disciplina igiene e sanità pubblica, procedura espletata dalla stessa Asl e approvata con delibera del 5 febbraio (introvabile nella sezione dedicata dell’albo pretorio aziendale ma che comunque cita il Bur), in cui peraltro presidente della commissione esaminatrice è proprio Giovanni Iannucci che, a rigor di logica, durante le ultime fasi concorsuali doveva essere già in quiescenza.
Fatto sta che la Asl ha conferito al medico un incarico di lavoro autonomo per sei mesi, salvo proroghe, con l’applicazione di una tariffa oraria e onnicomprensiva pari a 60 euro lordi. Il provvedimento ha scatenato domande e suscitato perplessità nell’ambiente Asl e non, questo perché in poche parole l’assunzione di Iannucci è scattata nonostante la chiara presenza di una graduatoria valida che contiene ben 30 nominativi al suo interno. Tanto valida che proprio la settimana scorsa, l’Azienda ha dato il via libera al reclutamento di ben 3 specialisti in igiene e sanità pubblica proprio grazie allo scorrimento di quella stessa graduatoria.
Addirittura il concorso era stato espletato per coprire un solo posto, passati poi a 4 e successivamente a 7, come stabilito nell’integrazione del piano assunzionale 2023-2024 approvato dal dipartimento salute della Regione. Ancora di più quindi oggi montano gli interrogativi sulla necessità per la Asl di tenere in servizio un pensionato.
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