Da circa un mese tutti gli studenti sono tornati a scuola e l’autunno sta facendo sentire in modo tipico del periodo la sua caratteristica atmosferica: variabilità, pioggia e temperature massime intorno ai 25° C. Aumentano, invece, le circostanze che portano le persone a stare insieme nei luoghi chiusi e aumenta la circolazione dei virus respiratori. Virus, tra l’altro, che non vanno mai in vacanza, come quelli influenzali (della famiglia degli Orthomixoviridae), SARS-CoV-2 (responsabile della malattia Covid-19) e il Virus respiratorio sinciziale (RSV- Respiratory Syncytial Virus). Sono patogeni che colpiscono chiunque e in qualsiasi fascia d’età. L’RSV, però, è particolarmente pericoloso per i bambini sotto l’anno di vita.
Il 19 settembre, su tutti i quotidiani nazionali, appariva la notizia sulla distribuzione del vaccino contro la bronchiolite, non a tutte le regioni: “La nota del ministero della Salute che avverte come l'anticorpo monoclonale Nirsevimab, un farmaco che riduce i ricoveri del 90%, potrà essere erogato gratis solo dalle Regioni con i conti in regola e non invece in quelle in piano di rientro e cioè: Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Calabria, Puglia e Sicilia. Una decisione che ha provocato una tempesta di reazioni e ha convinto il ministero a un’immediata retromarcia, valutando l'inserimento del farmaco tra quelli gratis a carico del SSN e quindi per tutti”.
Un episodio che, per l’opinione pubblica, è apparso come sorta di prova di autonomia differenziata. Ma, in maniera tempestiva, il ministero rassicurava che il vaccino sarebbe stato passato in fascia A e dato gratuitamente a tutti. Precisa e dettaglia tutto, a l’Attacco, Paride Morlino, specialista in Fisiopatologia e Fisiochinesi terapia respiratoria, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Malattie dell’Apparato Respiratorio (MAR) e riabilitazione respiratoria, dell’ospedale di San Severo: “Il virus respiratorio sinciziale (RSV) è molto diffuso ed altamente contagioso e, come i virus influenzali, provoca ogni anno epidemie nei mesi autunnali ed invernali. Come molte infezioni virali, si trasmette tipicamente tramite l’inalazione di particelle emesse con la tosse e gli starnuti o per contatto diretto con le secrezioni nasali, con oggetti o superfici infette sulle quali il virus riesce a sopravvivere per alcune ore – ha continuato il dottor Morlino -. Di solito, tale infezione determina lo svilupparsi di sintomi lievi ed autolimitantisi simili al raffreddore; tuttavia, in alcuni casi, essa può essere causa di quadri clinici più complessi”.
Casi già presenti nelle corsie degli ospedali. “È ormai noto, come l’RSV rappresenti nei neonati e bambini la principale causa della bronchiolite, un'infezione polmonare che può causare quadri clinici gravi al punto da necessitare il ricovero ospedaliero e, nei casi più severi, l’instaurarsi di un distress respiratorio tale da richiedere l’avvio dell’assistenza respiratoria. Oltre alle fasce pediatriche, l’RSV rappresenta un problema di rilievo anche per i soggetti over 60 e gli adulti con malattie preesistenti (soprattutto patologie respiratorie croniche e cardiovascolari), nei quali può portare allo svilupparsi di gravi infezioni del tratto respiratorio inferiore, come le polmoniti, e al ricovero ospedaliero. I dati epidemiologici collocano, pertanto, l’RSV tra le principali condizioni determinanti nei mesi freddi infezioni respiratorie acute, ospedalizzazioni e decessi tanto negli adulti quanto nei bambini, specialmente durante il primo anno di vita, con dati che probabilmente potrebbero essere sottostimati data la somiglianza tra i quadri clinici causati da questa infezione e le altre infezioni respiratorie virali”.
La vaccinazione resta il baluardo: “Per limitare i danni che l’RSV potrebbe comportare, ogni anno, sulla salute pubblica, risulta fondamentale incentivare l’adozione delle classiche misure per limitare la diffusione dei microrganismi nella comunità, prima fra tutte l’igiene delle mani, e promuovere una maggiore conoscenza sulla possibilità di ricorrere ad altri strumenti di prevenzione come i due vaccini approvati per l’uso nei soggetti over 60 e nelle donne in gravidanza, al fine di produrre l’immunità passiva nel feto fino alla età di 6 mesi, o il ricorso all’'immunizzazione dei bambini nel primo anno di vita tramite l’utilizzo degli anticorpi monoclonali contro l’RSV come il Palivizumab (riservato principalmente ai nati prematuri) o il recentemente approvato, Nirsevimab, la cui lunga emivita consente con una singola somministrazione di coprire l’intera stagione epidemica del VRS con una notevole efficacia nel ridurre le infezioni da RSV che portano all’ospedalizzazione. Trattandosi di un’infezione virale – ha concluso Morlino - gli antibiotici non sono indicati e che, pertanto, è fondamentale seguire le indicazioni fornite dal proprio medico sul loro uso”.
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