Non si dà per vinto l’Rti Ladisa Sodexo per ciò che riguarda l’adeguamento delle tariffe del servizio ristorazione ai degenti erogato presso il Policlinico Riuniti di Foggia. L’appalto era stato aggiudicato nel 2012 ma solo di recente è stata riespletata la gara, non più dalle singole Aziende ma a livello regionale e suddivisa in 6 lotti, 4 dei quali vinti da Ladisa, compreso quello relativo all’intera provincia di Foggia per un importo complessivo pari a poco più di 28 milioni di euro oltre Iva per 5 anni.
Il nuovo contratto è partito formalmente a giugno di quest’anno ma nella sostanza Ladisa non ha mai smesso, almeno in parte, di fornire le proprie prestazioni in ospedale a Foggia. Già nel 2022 aveva, in Rti, adito le vie legali per far valere le proprie ragioni. Ragioni che sono state rigettate dalla sentenza del Tribunale di Foggia a febbraio scorso. Ora le due società hanno proposto appello. Nel dettaglio chiedono di accertare la sussistenza della variazione nella prestazione contrattuale oggetto del contratto di appalto “a seguito di nuove esigenze dell’ente nonché di sopravvenuti eventi imprevisti e imprevedibili”.
Le richieste pecuniarie sono riferite al periodo che va dal primo luglio 2018 al 21 dicembre 2021 e per cui l’istanza ai giudici è quella di condannare il Policlinico Riuniti di Foggia al pagamento, in favore della Rti Sodexo Italia Ladisa srl, della somma complessiva di 417.649,03 euro, oltre interessi come per legge “o della somma maggiore o minore che sarà ritenuta di giustizia, a titolo di corrispettivo e maggiori costi sostenuti per il servizio erogato nel periodo in questione, così come variato in conseguenza di nuove esigenze dell’ente ed eventi (così definiti, ndr) imprevisti e imprevedibili”.
Con riferimento al periodo successivo, decorrente dal primo gennaio 2022 sino al 30 giugno 2024, la richiesta è quella di condannare l’Azienda ospedaliero universitaria al maggior costo sostenuto per ciascuna giornata alimentare erogata, pari a 1,64 euro con riferimento al plesso del D’Avanzo e a 1,58 euro con riferimento al presidio ospedaliero del Riuniti “o nella misura maggiore o minore che sarà ritenuta di giustizia”.
Il raggruppamento d’imprese ripropone anche la richiesta di disporre Ctu, come pure già fatto nel primo grado di giudizio e non ammessa “al fine di verificare se sono veri e reali i costi aggiuntivi per giornata alimentare, non previsti nel contratto, conseguenti alla modifica nell’erogazione del servizio di produzione e distribuzione dei pasti (dal centro di cottura di proprietà dell’ente e interno allo stesso, al centro di cottura di proprietà della appaltatrice, esterno), ivi compresi quelli di ammortamento per l’utilizzo di impianti e attrezzature di proprietà di Ladisa Srl anziché della stazione appaltante, come quantificati in atto di citazione, sostenuti da Ladisa a partire da settembre 2018, data di trasferimento del centro di cottura”.
In caso di valutazione difforme rispetto agli importi indicati in atto di citazione, la società chiede inoltre ai giudici di indicare e quantificare i costi aggiuntivi che la stessa sostiene, per giornata alimentare, in conseguenza della modifica nell’erogazione del servizio di produzione e distribuzione dei pasti divenuto da in loco a veicolato, ivi compresi quelli di ammortamento per l’utilizzo di impianti e attrezzature di proprietà di Ladisa anziché della stazione appaltante, sostenuti dalla Srl a partire da settembre 2018. Il Policlinico resisterà anche nel secondo grado di giudizio affidandosi, in continuità e a termini di regolamento all’avvocato Raffaele Daloiso, libero professionista di comprovata esperienza nelle materie oggetto di giudizio, iscritto nell’elenco degli avvocati esterni dell’Azienda, a cui è stato conferito mandato di rappresentanza e difesa.
Ma se da un lato Ladisa sostiene di aver dismesso l’uso della cucina ospedaliera, dall’altro beninformati riferiscono a l’Attacco che i lavoratori utilizzerebbero ancora quegli ambienti per i pasti destinati ai degenti del Policlinico, mentre per la preparazione delle pietanze destinate ad altri fruitori, come ad esempio i bambini delle scuole di Foggia, è in funzione la struttura di via Trinitapoli. Va peraltro ricordato che negli atti propedeutici alla redazione della gara regionale tutte le cucine ospedaliere della Capitanata vennero valutate inagibili, ragione per la quale gli operatori economici che si fossero candidati dovevano assicurare la disponibilità di un centro cottura per ciascuna provincia.
Non solo, non è sfuggito ad alcuni osservatori che le pretese di Ladisa riguardano il lasso temporale che comprende anche il periodo pandemico, durante il quale la società beneficiò di alcuni ammortizzatori sociali come il Fis (simile alla cassa integrazione, ndr), scatenando le proteste della segreteria provinciale della Cub.
E accadeva “nonostante i pasti in ospedale vengano erogati normalmente, senza nessuna riduzione della commessa. Anzi, il Riuniti ha moltissimi ricoverati in questo momento, come è noto”, evidenziò al tempo il segretario Cub Michele Vaira. L’uso del Fis non è fu gradito dai sindacati perché significò una riduzione dei turni e della retribuzione nella busta paga dei lavoratori. “Gli impianti sono a pieno regime e non si concepisce come sia possibile chiedere ancora il Fondo d'integrazione salariale”, i dubbi del sindacato.
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