Sarà una piccola azienda nell'azienda con più di 70 persone in pianta organica: queste le parole usate dal primario Domenico Paparella per descrivere lo spessore della nuova cardiochirurgia del Policlinico di Foggia. “L'onore e l'onere di dare il via a questa importante realtà li condivido con tutti quelli che saranno coinvolti nell'attività”, ha aggiunto il direttore di struttura complessa. L’imperativo, dopo lo sforzo corale di aver messo in piedi il reparto, è quello di farlo partire nel migliore dei modi.
“Oggi poniamo la pietra su qualcosa di nuovo che però durerà per sempre, una volta che inizia un'attività in un ospedale pubblico, così come in uno privato, non si torna indietro ed è difficile bloccarla. Quindi questa unità operativa di cardiochirurgia rimarrà e abbiamo il dovere di farla partire bene – ha chiarito Paparella -. Questo influenzerà il futuro a prescindere dalle persone che ci sono oggi”. Paparella arriva da una delle cliniche private più rinomate in Puglia, come è noto le cardiochirurgie private in regione sono diverse ma a detta dello specialista “era giusto fare un'altra cardiochirurgia, probabilmente il numero complessivo di cardiochirurgie pugliesi è eccessivo ma è indubitabile che ci dovesse essere una struttura pubblica in questo ospedale universitario. Si stima che siano necessari circa 700 interventi all'anno nell'area della provincia di Foggia, non vengono eseguiti tutti nel territorio (dove c’è la sola cardiochirurgia di Casa Sollievo della Sofferenza a San Giovanni, privata, ndr), alcuni si recano nelle strutture del Barese e molti altri a Nord dove sappiamo esistere strutture nate appositamente per accogliere i pazienti del Sud. Questo non ce lo possiamo più permettere, sia per questioni finanziarie ma anche per questioni di giustizia sociale, non si capisce perché un milanese debba operarsi a Milano e un cittadino del sud Italia preferisca andare a Nord. Abbiamo quindi il dovere di fidelizzare i cittadini della provincia di Foggia in questa nuova struttura e magari trovarne nuovi”.
In questo percorso, sostiene Paparella è essenziale la presenza dell’università. “Non c'è alternativa, se si vuole influenzare in maniera positiva la cultura del territorio – le parole del primario in conferenza stampa -. Se la medicina universitaria è debole l'utenza è un po' abbandonata a sé stessa e si lascia influenzare da spinte autoreferenziali di chi pubblicizza sé stesso sui tabelloni piuttosto che sui social o altrove. Ci deve essere la guida della medicina universitaria, non perché si debba controllare il potere ma perché occorre una guida culturale”.
Nel nuovo reparto l’equipe eseguirà tutte le prestazioni previste dalla più moderna cardiochirurgia: “Dalla mininvasiva, al trattamento delle patologie delle valvole e delle coronarie. In più garantiremo l'emergenza, un grosso problema di questo ospedale. Fino ad oggi bisognava trasportare i pazienti in elicottero a Bari, mentre ora potremo supportare i colleghi. Ci spingeremo anche oltre con il cuore artificiale, che abbiamo inserito nella gara espletata e quindi rientra negli acquisti. Non solo, svolgeremo un ruolo di guida, in Puglia ad esempio ancora non c'è la rete dell’emergenza aortica, per l’istituzione della quale disturberò presto l'assessore regionale alla sanità per assicurare assistenza ai pazienti che ne avranno bisogno. Dovremo inoltre attrarre i giovani medici che si laureano in questa e nelle altre università verso la chirurgia essendoci una riduzione della vocazione da parte dei nuovi iscritti. Questo si può fare eseguendo chirurgia di alto livello”, gli obiettivi illustrati dal primario.
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