Policlinico Foggia, risorse 2025 insufficienti: “Sproporzione ingiustificata tra Bari e Foggia, porre rimedio”

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Sarà un 2025 difficile quello del Policlinico Riuniti di Foggia, quanto meno dal punto di vista finanziario: è quello che emerge dal bilancio di previsione 2025 che presenta, in partenza “risorse insufficienti che lo Stato dovrà necessariamente integrare e trasferire alla Regione Puglia per garantire lo sforzo da compiersi per far fronte all’aumento dei costi per l’acquisto di beni e servizi indotto dall’inflazione oltre all’incremento della spesa del personale conseguente all’applicazione dei rinnovi contrattuali”, evidenziano dalla direzione generale. Il finanziamento corrente assegnato all’Azienda per il 2025 è infatti pari a quello destinato per il 2024 evidentemente non bastevole. “Per la parte in conto capitale saranno utilizzate le linee di finanziamento già concesse, mentre ulteriori investimenti, con utilizzo delle risorse proprie, potranno effettuarsi nei limiti dello stanziamento previsto in sede di bilancio di previsione 2025”. Ragione per la quale “per il prossimo esercizio occorrerà contenere e razionalizzare la spesa relativa alla farmaceutica e ai dispositivi medici. Per gli acquisti di beni sanitari la Regione non ha fornito indicazioni alle Aziende sanitarie ed ospedaliere per la determinazione dei budget di spesa. Pertanto, al fine di fissare un obiettivo coerente di spesa, si è fatto riferimento al Documento di Economia e Finanza del Governo (Def) il quale prevede un incremento della spesa farmaceutica per il 2025 rispetto a quella sostenuta nel 2023 del 7,1%. Tale incremento è da ricondurre non solo ad una generale dinamica in aumento dei prezzi dei prodotti farmaceutici ma anche dai riflessi derivanti dalla rideterminazione del tetto della spesa farmaceutica per acquisti diretti e dall’ulteriore incremento del fondo per il concorso al rimborso dei farmaci innovativi. Mentre, relativamente ai dispositivi medici l’importo a budget è pari al dato di preconsuntivo incrementato dell’1%”, evidenzia la tecnostruttura dell’ospedale foggiano.

Resta comunque confermato (e necessario) il percorso di razionalizzazione della spesa, in uno con le previste azioni positive in tema di distribuzione ed allocazione ottimale delle risorse. Sullo sfondo però, fanno notare i manager, resta un quadro finanziario delle risorse del Servizio sanitario regionale per l’anno 2025 ancora incerto.

“I pochi indirizzi forniti dalla Gsa regionale, in particolare per quanto riguarda le risorse a disposizione, rivestono carattere provvisorio e comunque, non consentono la copertura di tutti i costi relativi alle attività che l’Azienda metterà in campo nel triennio 2025/2027”. 

Se le risorse disponibili saranno sicuramente insufficienti, non sono incoraggianti neppure i dati sulla produzione dello scorso anno: “Per il periodo 1° gennaio - 31 dicembre 2024, considerando anche le schede di dimissione ospedaliera (Sdo) non ancora validate ed effettuando una valorizzazione prudenziale delle stesse (totale valore Sdo validate di ogni singola struttura/totale dimessi*numero Sdo non validate), la produzione (ovvero le prestazioni eseguite, ndr) risulta essere in riduzione rispetto all’anno precedente. Il valore della produzione derivante dai ricoveri (regime ordinario e day hospital) diminuisce di circa 1.127.463 euro rispetto all’anno 2023 mentre il valore delle prestazioni ambulatoriali, nonostante la mancata proroga del Dl 25 maggio 2021, n. 73 e s.m.i. che prevedeva lo stanziamento di risorse aggiuntive per la riduzione delle liste d’attesa, si riduce di soli 61.305 euro rispetto all’anno precedente”. 

Discorso a parte va fatto per ciò che riguarda la spesa farmaceutica e dei dispositivi medici, lo sforamento della quale può costare la decadenza dei direttori generali e su cui la Regione sta ragionando, numeri alla mano.

Ma anche in questo caso l’Azienda ospedaliera foggiana ha da ridire: “Come comunicato più volte al dipartimento salute e benessere animale della Regione Puglia, va evidenziato che i tetti di spesa (unitamente ai budget relativi all’obiettivo di contenimento della spesa farmaceutica e all’obiettivo minimo per i dispositivi medici) assegnati al Policlinico di Foggia appaiono decisamente sottostimati se rapportati a quelli di altre Aziende sanitarie pugliesi di pari o minore complessità. Si sottolinea, in particolare, la sproporzione dei tetti di spesa assegnati al Policlinico di Foggia rispetto a quelli assegnati al Policlinico di Bari (per i farmaci circa tre volte il tetto del Policlinico di Foggia e per i dispositivi circa una volta e mezzo il tetto del Policlinico di Foggia) che, se rapportata agli altri parametri caratterizzanti i due Dea di II livello presenti in Puglia (funzioni di alta qualificazione legate all’emergenza, numero posti letto, numero ricoveri, numero prestazioni ambulatoriali, ammontare della produzione, ecc), risulta del tutto ingiustificata e meritevole di rettifiche”, l’obiezione della direttrice generale Elisabetta Esposito.

In ogni caso per la spesa farmaceutica il Policlinico lo scorso anno ha centrato l’obiettivo di contenimento assegnato di 31.160.175 euro (ne sono stati spesi 31.144.967 pari a meno 15.207 euro). Anche se i consumi sono aumentati, l’Azienda nel corso del periodo che va dal 1° gennaio al 31 dicembre 2024 ha riportato uno scostamento di + 3.123.445 euro rispetto al tetto di spesa annuale assegnato di 18.791.697 euro. Per i dispositivi medici invece il Policlinico non riesce a raggiungere l’obiettivo minimo assegnato dalla Regione spendendo 41.533.673 rispetto al massimale di spesa pari a 39.728.797 euro con un + 8,2 milioni di euro. 

“Le motivazioni dello scostamento, rispetto all’obiettivo minimo assegnato dalla Regione, sono da imputare all’attivazione della struttura complessa di cardiochirurgia a far data dal mese di novembre – spiegano dall’ospedale - che necessita di dispositivi tecnologicamente avanzati che oltre ad avere un impatto assistenziale importante comportano un sostanziale aumento della spesa; così come l’acquisto di ferri chirurgici per la struttura di cardiochirurgia, per il centro trapianti di rene (da poco riattivato) e per le altre strutture chirurgiche che ne richiedono il ricambio a causa dell’obsolescenza degli stessi che impattano in maniera significativa sulla spesa dei dispositivi medici”. Dispositivi che però una volta acquistati, sottolineano i manager, possono essere riutilizzati e quindi si tratterebbe di una spesa spalmabile nel tempo. Insomma il nodo resta uno: come si può migliorare l’offerta e aumentare il numero di prestazioni da erogare ai cittadini se mancano i soldi?  

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testatina dillo al direttore WEB

 

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