Gestione Comunità riabilitativa assistenziale Zeus: ombre, abusi e irregolarità. Nigri: “Andremo a controllare”

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La denuncia viene direttamente dall’interno. E’ una fonte primaria quella che ha deciso di parlare con l’Attacco, scegliendo di rimanere anonimo, ma fornendo una testimonianza dettagliata e inquietante sulla gestione delle strutture sanitarie private convenzionate con la Regione Puglia. Il colloquio con la nostra testata si è concentrato in particolare sulla CRA (Comunità riabilitativa assistenziale) Zeus, struttura dedicata a persone con disturbi psichiatrici che hanno commesso reati e necessitano di assistenza e riabilitazione. Situata a Manfredonia, frazione Ruggiano, fa  parte del Consorzio Metropolis. Non un consorzio banale ma “un'organizzazione multidisciplinare e profondamente radicata nel tessuto sociale, specializzata nella gestione e nell'erogazione di servizi volti a rispondere a un'ampia gamma di problematiche psico-sociali, educative, riabilitative e socio-assistenziali”, come si autopresentano. La loro azione si estende a diverse fasce d'età e a specifiche categorie di persone. “La vasta gamma di servizi, l'attenzione alle specificità individuali e l'impegno nei confronti delle fasce più vulnerabili della società li rendono un attore fondamentale nel panorama dei servizi socio-assistenziali in Italia, con un impatto significativo sulla qualità della vita di migliaia di persone”. Sono sempre loro, quelli di Metropolis. La fonte de l’Attacco ha però maturato un convincimento del tutto dissimile, delineando un quadro sistematico di gravi irregolarità e abusi. Il professionista ha iniziato la sua collaborazione con la struttura Zeus a novembre 2024, terminandola a metà marzo 2025. La sua sorpresa per l'esistenza di tali strutture si è rapidamente trasformata in preoccupazione. “La filosofia di chi gestisce queste strutture è sempre la stessa: devono essere in regola amministrativamente, devono far figurare la presenza di medici, infermieri e OSS, ma poi il fatto che queste figure lavorino effettivamente e siano presenti non interessa a nessuno”, ha rivelato la fonte, sottolineando come i ricoverati fossero l'ultima delle preoccupazioni. Nonostante i requisiti regionali, l’interlocutore ha denunciato una “discrepanza tra la carta e la realtà. I contratti dei medici, ad esempio, non sempre riflettevano le ore di servizio effettive” dice la fonte. I turni notturni erano spesso scoperti e, in caso di emergenza, si ricorreva al 118, anziché avere personale “fonte privilegiata ASL sul posto” aggiunge la fonte che ha persino trovato turni con “nomi di colleghi che non avevano mai messo piede in quelle strutture, una palese falsificazione”. 

La gestione dei pazienti e la qualità del personale sono state al centro delle denunce più gravi. La fonte primaria inoltre, ha scoperto che alcuni OSS erano stati “recuperati” da altre strutture del gruppo dopo essere stati licenziati per violenze sui pazienti o furti. 

L'aspetto economico legato all'alimentazione è stato un altro punto dolente. “Nonostante la regione garantisca 15 euro al giorno a persona per il vitto, ne venivano spesi solo 6 euro, generando un risparmio significativo per il consorzio. Il cibo offerto era “stomachevole”. 

Ma le denunce più gravi riguardano i maltrattamenti e la sedazione forzata dei pazienti. Il professionista ha descritto episodi in cui gli OSS “inveivano contro i pazienti, li umiliavano o li sedavano con punture se considerati problematici o disturbanti”. Ha raccontato di un ragazzo gay “schernito pesantemente da un OSS per il suo orientamento sessuale, e di una ragazza con tremori aggredita verbalmente per aver rovesciato del tè”.

Il racconto si fa più preciso e si indirizza  contro il dottor Luigi Esposto, responsabile ASL delegato al controllo della struttura e “direttore esecuzione contratto”. Nonostante il suo ruolo di supervisore, Esposto avrebbe avuto rapporti di lavoro con il consorzio Metropolis (l'azienda che ha in appalto la gestione della Zeus), anche come “formatore”, giustificando così i compensi ricevuti. La fonte primaria evidenzia una palese violazione della legge anticorruzione (Decreto 165 del 2001), che vieta a un dipendente pubblico di avere rapporti di lavoro con soggetti privati. 

“L'incompatibilità è resa ancora più grave dal fatto che Esposto dirige un servizio psichiatrico carcerario dell'ASL a Foggia, è coinvolto nel processo di invio dei ricoverati provenienti dal carcere e gestisce il budget ASL per il pagamento delle rette” afferma la fonte. Questa rete di interessi, secondo la fonte, “favorisce l'ingresso dei pazienti e giustifica la costante presenza di un'unità in più (21 invece di 20), che garantisce un guadagno extra di 7000 euro al mese” afferma il sanitario. Che ha provato a investire della questione la direzione generale ASL ricevendo un secco rifiuto nonostante le reiterate richieste. 

La decisione della fonte di dimettersi da coordinatore, ma di continuare a lavorare per un breve periodo, è maturata a causa di un episodio gravissimo: la manomissione di una cartella clinica. “Il 3 febbraio, ho scoperto che una pagina cruciale della cartella di un paziente, da me ricoverato, era stata sottratta e sostituita. La pagina originale, che conteneva le generalità del paziente e le note d'ingresso, è stata rimpiazzata da una non firmata e priva di tali informazioni” confida il professionista. 

L'infermiere Michele Melchionda ha ammesso l'azione, giustificandola con la presunta inefficacia delle annotazioni. Questo gesto, ha spiegato la fonte, “era finalizzato a screditarlo”, dimostrando che non svolgeva correttamente il suo lavoro. La pagina “mancante” è poi ricomparsa a mezzogiorno, suggerendo che il dottor Esposto, a conoscenza dell'accaduto, avesse tentato di coprire l'illecito, visto che la cartella clinica è un documento di rilevanza penale. Costatato che il presidente Paparella non intendeva prendere provvedimenti e che le accuse infondate contro di lui continuavano a circolare, la fonte privilegiata ASL ha rassegnato le dimissioni definitive. 

Fin qui il racconto. l’Attacco ha avuto modo di raccogliere la versione di Antonio Nigri, manager di lungo corso e aduso alle mediazioni della politica. Il direttore ha innanzitutto chiarito che l'ASL ha aggiunto un medico per garantire una più rigorosa applicazione del contratto con la struttura. Ha inoltre rassicurato che la situazione viene monitorata mensilmente. 

Per quanto riguarda la questione del superamento del numero massimo di 20 unità di pazienti, che in alcuni casi arriva a 21, il direttore Nigri ha specificato che si tratta di una richiesta degli organi giudiziari. Questo surplus, ha sottolineato, è “solo per un breve periodo, in attesa del trasferimento” dei pazienti, suggerendo che non si tratta di una prassi consolidata ma di una soluzione temporanea a specifiche esigenze. 

Riguardo alle critiche più gravi, che riguardano il personale inadeguato, i turni scoperti, la falsificazione delle presenze e altre irregolarità, il manager ha assicurato che sarà sua “premura andare a controllare” di persona.   

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testatina dillo al direttore WEB

 



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