Angelo Tomaro è il presidente di Sanitaservice Foggia dal 2023, quando è subentrato a Massimo Russo, professore universitario che aveva guidato la società in house dell’Asl fino alla scadenza del mandato. Un cambio di rotta che, con il senno di poi, segna uno spartiacque: con Russo le assunzioni erano dirette, gestite dalla stessa Sanitaservice, che si assumeva per intero la responsabilità del reclutamento. Con Tomaro, invece, si è aperta la stagione delle agenzie interinali, un modello che oggi si trova travolto dalle polemiche e al centro delle accuse di opacità.
Tomaro, commercialista di lungo corso, ha costruito la propria carriera tra consulenze aziendali, incarichi in enti pubblici e un solido radicamento politico. Già nel 2016 il suo nome compariva nella segreteria provinciale del Partito Democratico di Capitanata, vicino ad alcune figure di spicco del partito e al mondo della Cgil. Nel tempo ha ricevuto incarichi di consulenza presso fondazioni e aziende pubbliche, quasi sempre in ambito fiscale e societario. Affidamenti spesso diretti, come ricordava un’inchiesta del quotidiano l’Attacco nel giugno 2023, che ne ricostruiva la presenza costante nelle delibere di enti locali e partecipate.
La sua nomina ai vertici di Sanitaservice non fu casuale, ma il frutto di un equilibrio politico costruito a livello regionale. Per alcuni osservatori, serviva un nome che garantisse fiducia ai vertici della sanità pugliese e allo stesso tempo consolidasse rapporti con il sindacato. In questo quadro, Tomaro rappresentava una figura di sintesi: tecnico di area, con buoni rapporti nella politica e nel mondo del lavoro. Una sintesi che, però, oggi si trova a fare i conti con il caso assunzioni. Perché, se con Russo Sanitaservice si assumeva in prima persona il peso delle scelte, evitando filtri e passaggi esterni, con Tomaro il reclutamento è stato affidato alle agenzie interinali. Una scelta giustificata come necessità di accelerare le procedure, ma che si è rivelata terreno fertile per polemiche e sospetti.
Lo stesso Tomaro, nella conferenza stampa convocata dalla Asl Foggia, ha difeso il modello scelto: “La procedura è stata trasparente, la gara aperta, la commissione imparziale”. Parole nette, che rivendicano correttezza e legittimità. Ma il confronto con il passato resta evidente: allora la responsabilità era interna, diretta, e ogni decisione ricadeva esclusivamente sulla società in house. Oggi, invece, la selezione è esterna e il rischio è che l’interinale diventi uno strumento opaco, dove logiche politiche e spartizioni di potere trovano terreno per insinuarsi. Tomaro non è un uomo nuovo nel panorama pubblico locale. Il suo percorso professionale è intrecciato a quello politico: consulente per diverse amministrazioni, presente nei processi decisionali della Capitanata, figura spesso di riferimento nelle dinamiche di partito.
Un curriculum che racconta bene le intersezioni tra sanità, enti locali e politica. E che oggi viene letto alla luce di un caso che non riguarda solo alcune assunzioni finite sotto i riflettori, ma l’intero modello organizzativo che Sanitaservice ha adottato sotto la sua guida. Il risultato è una frattura evidente. Da un lato chi difende Tomaro e sottolinea la regolarità formale delle procedure, insistendo sulla necessità di non criminalizzare il ricorso all’interinale. Dall’altro chi rimpiange l’epoca Russo, quando la responsabilità non poteva essere scaricata su soggetti esterni e la gestione era tutta interna, senza passaggi che aprivano spiragli a pressioni politiche o clientelari.
La vicenda, insomma, non è soltanto giudiziaria o amministrativa: è profondamente politica. Il percorso di Tomaro racconta molto della sanità pugliese e delle sue connessioni con il potere. È il simbolo di un sistema che alterna tecnici e politici, professionalità e appartenenze, nella continua ricerca di equilibri tra partiti, sindacati e istituzioni. Oggi quella scelta di affidarsi alle agenzie interinali appare come il punto debole del suo mandato. Un modello nato per garantire rapidità e trasparenza, ma che, di fronte alle irregolarità emerse, rischia di trasformarsi nel suo principale tallone d’Achille.
La sua figura resta così sospesa tra la rivendicazione di trasparenza e il sospetto di una gestione troppo permeabile alla politica. E il paragone con Russo continua a pesare: allora la selezione era interna, oggi è esterna. Allora la responsabilità era diretta, oggi frammentata. Allora c’era un volto preciso cui chiedere conto, oggi la catena di comando si disperde tra Asl, società in house e agenzie interinali. Una frattura che rende evidente come il caso assunzioni non riguardi solo alcuni nomi, ma il cuore stesso del modello gestionale adottato.
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