Il dolore cronico è una condizione clinica invalidante causata da diversi fattori e correlata a da molte patologie. Si caratterizza per essere duraturo nel tempo, accompagna l’evoluzione di diverse malattie e può essere correlato ad ulteriori stati di malessere psico-fisico, come depressione e ansia.
A l’Attacco, così il dottor Luigi Iagulli, dirigente medico all’U.O. di Anestesia e rianimazione, dell’ospedale di San Severo, specialista in Terapia del dolore, anestesia e rianimazione: “Il dolore è quel sintomo che il corpo umano usa per dire che qualcosa non va. Tutti, prima o poi, provano dolore. Nell’infanzia il ‘farsi male’ insegna anche quali sono i limiti del nostro corpo, fin dove ci possiamo spingere e cosa succede se lo danneggiamo. Crescendo, il dolore può giungere senza che riusciamo a capire il perché. Ci sono dolori che da semplici ‘segnali di pericolo’ diventano cronici, persistenti, andando a ledere la qualità della vita. Ed è in questo contesto che lavorano gli specialisti in terapia del dolore che lo analizzano, cercando di capire l’origine e come porvi rimedio”.
La terapia del dolore è la disciplina della medicina che si occupa della diagnosi e del trattamento del paziente affetto da sintomatologia dolorosa. “Il dolore cronico è una patologia a cui si riserva poca attenzione in ambito sanitario e sociale, benché ne soffrano oltre 10 milioni di italiani e 150 milioni di cittadini europei – ha ripreso lo specialista -. È fondamentale che il sintomo del dolore venga approcciato correttamente sia dal punto di vista della diagnosi che della terapia, in quanto premessa fondamentale per contenerne la cronicizzazione. La terapia prevede un approccio multidimensionale e dev’essere guidata dai medici terapisti del dolore, che hanno a disposizione un’ampia gamma di strategie terapeutiche”.
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