Continua a tenere banco il tema della disparità tra i lavoratori della sanità pubblica pugliese. Dopo la recente delibera della Giunta regionale che ha stanziato oltre 21 milioni di euro per le indennità destinate al personale del Pronto Soccorso, il consigliere regionale Napoleone Cera ha chiesto a gran voce l’estensione delle stesse misure anche ai lavoratori di Sanitaservice, insistendo nella direzione dell’internalizzazione per garantire pari diritti e pari dignità a tutti gli operatori del comparto sanitario. Ma c’è un’altra realtà che resta silenziosamente a guardare le battaglie politico-sindacali senza alcuna menzione. A distanza di dieci anni, gli operatori del Cup, sportelli casse e supporto amministrativo, call center e front office del Policlinico Riuniti continuano ad essere appesi ad un contratto multiservizi, che risulta essere economicamente inferiore rispetto a quello di sanità pubblica degli operatori di Asl e Sanitaservice, pur svolgendo le stesse mansioni, con orari di lavoro superiori e svantaggi che pesano anche a livello pensionistico. Dal 2016, anno in cui Gpi ha vinto l’appalto per la gestione dei precedenti servizi, i lavoratori hanno dovuto accontentarsi di tale contratto. Ma non è tutto. Attualmente, il colosso multiservizi continuerebbe a gestire i contratti in proroga, nonostante nel 2023 la gestione sia stata aggiudicata da Cns. Da lì, il ricorso al Tar prima e l’appello in Consiglio di Stato poi. Gpi aveva messo in dubbio la legittimità della valutazione da parte della commissione esaminatrice dell’offerta tecnica del Cns e la sua ammissione in gara. La contestazione riguardò in particolare il monte ore proposto da Cns e il numero di operatori da impiegare nel servizio, ma il giudice accolse la valutazione dell’ospedale che non aveva rilevato sottostime essendo stati proposti strumenti e soluzioni migliorativi volti ad una gestione più efficiente della turnazione dell’organico e del servizio reso all’utenza. “Ci sono delle questioni amministrative che Cns deve assecondare. Facemmo una riunione in cui venne fuori un percorso condiviso per il cambio appalto, aspettavamo una risposta, ma da quello che mi risulta dall’ultima interlocuzione avuta col capo del patrimonio non è ancora arrivata. Non abbiamo nessuna difficoltà a fare questo cambio appalto, è chiaro però come non debbano essere peggiorate le condizioni contrattuali dei dipendenti – evidenzia a l’Attacco il commissario straordinario del Policlinico Riuniti, Giuseppe Pasqualone –. Vorremmo evitare che qualcuno resti in mezzo alla strada o che veda peggiorare la propria condizione lavorativa”.
Eppure, l’internalizzazione sembrava cosa fatta. Il 21 novembre scorso, Pasqualone firmò la delibera finalizzata a perfezionare l’iter per l’acquisizione di una partecipazione nel capitale sociale di Sanitaservice. L’operazione avrebbe consentito l’affidamento in house dei servizi di pulizia e sanificazione, disinfestazione e derattizzazione, gestione del Cup, portierato, manutenzione e aggiornamento dell’inventario dei beni mobili, oltre al nuovo servizio di ausiliariato e trasporto interno dei pazienti.
Stando al business plan, l’ingresso del Policlinico nella società avrebbe consentito un risparmio complessivo stimato di circa 395.483 euro annui, oltre ad una riduzione dei costi indiretti derivanti dalle procedure di gara. A seguito di aumento del capitale sociale, il Policlinico di Foggia avrebbe sottoscritto una quota corrispondente al 13%. Grande soddisfazione era stata espressa dalla sigla Fials Foggia, che tramite il suo segretario provinciale, Achille Capozzi, parlò di passaggio epocale, che avrebbe segnato la fine della stagione dell’incertezza legata ai continui cambi di appalto.
Ma sull’operazione si espresse un mese più tardi la Corte dei Conti, sezione regionale di controllo della Puglia, alla quale il Policlinico di Foggia aveva richiesto un parere, che dichiarò la non conformità del provvedimento. “In mancanza di una chiara definizione statutaria o parasociale degli organi di coordinamento non è possibile accertare se il Policlinico Foggia, pur detenendo una quota del 13%, possa esercitare effettivamente le prerogative di co-gestione proporzionali alla propria partecipazione o se l’operazione si riduca a un mero investimento finanziario passivo, non consentito dall’ordinamento per le finalità in questione”, aveva spento l’entusiasmo la Corte dei Conti.
Tra i rilievi messi in risalto c’era l’impossibilità relativa all’acquisizione di quote della società in house Sanitaservice, che ha come socio unico l’Asl Foggia, che a sua volta detiene l’esclusiva titolarità, e nello statuto è prevista l’incedibilità delle quote. Neppure i risparmi annunciati di quasi 400.000 euro annui sarebbero stati dimostrabili, facendo arenare di fatto l’operazione.
“Facemmo una proposta progettuale per l’internalizzazione dei vari servizi, con parere sfavorevole della Corte dei Conti che sollevava alcune criticità di carattere amministrativo, che avrebbero dovuto essere superate con la Regione Puglia – ricorda a l’Attacco Pasqualone –. Adesso la situazione è in stallo, è un momento in cui la priorità per la Regione non è di certo questa”.
A distanza di pochi giorni dallo stop della Corte dei Conti, la Fials Foggia tornò ad esprimersi: “La Regione Puglia ci deve spiegare perché al Policlinico di Bari la Sanitaservice è una realtà consolidata che garantisce diritti e stabilità, mentre a Foggia si sollevano polveroni burocratici su quote societarie e statuti”, recitava il durissimo affondo di Capozzi, che chiedeva all’ex presidente Michele Emiliano e al già assessore alla Sanità, Raffaele Piemontese, un tavolo urgente.
Da quel momento, complice anche il riassetto della Giunta regionale, le richieste sono rimaste lettera morta, lasciando i lavoratori nel limbo del precariato. In un contesto in cui si parla di figli e figliastri, i dipendenti del Policlinico Riuniti sono gli orfani del comparto sanitario foggiano.
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).