Per ora non si muove nessuno. I tredici pazienti destinati al trasferimento dalla Fondazione Turati di Vieste al Don Uva di Foggia restano dove sono. La procedura è stata congelata, i trasferimenti sospesi e le valigie rimesse negli armadi. Il problema è che nessuno sa per quanto. E soprattutto nessuno sa davvero perché. A quasi due settimane dall’esplosione del caso, il quadro continua a essere nebuloso. Le famiglie attendono. Gli operatori attendono. Le strutture attendono. Persino chi dovrebbe essere coinvolto nelle decisioni continua a rincorrere informazioni. Il ritratto più nitido arriva proprio da questo, da un sistema che sembra essersi fermato a metà strada. Prima c’è stata la decisione dell’Asl Foggia di trasferire tredici utenti della Turati verso una struttura diversa. Poi la successiva marcia indietro, con la sospensione dell’operazione per ulteriori verifiche. Intanto ci sono pazienti fragili, familiari in fibrillazione e due strutture che ancora oggi non conoscono con precisione il proprio destino: “Le famiglie sono preoccupate, perché abbiamo questa pausa momentanea ma non sappiamo cosa accadrà”, è una delle poche certezze che emergono dalle interlocuzioni avute negli ultimi giorni. L’ attesa è snervante e fa avvertire tutto il suo peso. Anche il sindaco di Vieste Giuseppe Nobiletti, intervenuto pubblicamente sulla vicenda, ha ammesso di essere venuto a conoscenza della questione sostanzialmente a cose fatte, tramite la stampa. Martedì è previsto il tavolo da lui richiesto con Asl, sindacati e vertici della Fondazione Turati per provare a fare chiarezza: “Dobbiamo capire prima di tutto la legittimità di questo spostamento e poi qual è il piano industriale della Turati, cosa vuole fare”, ha spiegato il primo cittadino viestano a l’Attacco. Le sue parole fotografano bene il punto in cui si trova oggi la vicenda: più domande che risposte. Perché se è vero che l’Asl ha sospeso i trasferimenti, è altrettanto vero che non è stato chiarito cosa accadrà alla scadenza di questa pausa. Non si sa se la sospensione sia destinata a trasformarsi in un annullamento. Non è stato chiarito quali verifiche siano in corso. E soprattutto non è stato chiarito se il problema riguardi realmente l’assistenza ai pazienti oppure una questione burocratica legata agli accreditamenti. Ed è proprio su questo che il caso diventa interessante.
A venirci in aiuto nella comprensione è un riferimento alle linee guida nazionali contenute nel cosiddetto “Mattone 12” del Ministero della Salute, uno dei documenti tecnici che disciplinano le prestazioni residenziali. Tra le pagine dedicate alle strutture psichiatriche compare un principio che merita attenzione. Il documento stabilisce che le strutture residenziali devono essere organizzate per “nuclei” assistenziali, differenziati in base all’intensità delle cure e al tipo di prestazioni erogate.
Ma aggiunge anche un altro concetto: il nucleo non deve essere interpretato come una struttura rigida e, proprio perché i bisogni degli ospiti possono cambiare nel tempo, è considerato ragionevole che una quota di pazienti possa essere assistita anche in livelli differenti da quelli teoricamente previsti. Semplificando, la norma riconosce che la realtà assistenziale è spesso più complessa delle classificazioni amministrative.
C’è di più: lo stesso documento sottolinea come sia auspicabile che le strutture ottengano accreditamenti per più livelli assistenziali proprio per evitare continui spostamenti degli utenti al mutare delle loro condizioni. Un principio che inevitabilmente riporta al quesito che familiari e operatori continuano a porre. Se quei pazienti si trovano alla Turati da anni, perché la questione emerge adesso? Perché una situazione ritenuta compatibile per lungo tempo improvvisamente non lo sarebbe più? E ancora: si tratta di un problema sostanziale, legato a esigenze cliniche nuove e documentate, oppure di una riclassificazione amministrativa che oggi produce effetti su persone che vivono stabilmente nella struttura da anni?
Sono interrogativi che al momento non hanno trovato una risposta pubblica. Come già rilevato, la vicenda non riguarda soltanto Vieste. Un’altra struttura coinvolta in un procedimento analogo, quella di “Villa Maria” a Volturara Appula, non ha ricevuto ulteriori comunicazioni dopo la sospensione disposta dall’Asl. Anche lì i trasferimenti sono fermi e si naviga a vista, con l’incertezza come unica certezza. Questo elemento aggiunge un ulteriore livello di complessità. Perché se davvero si è di fronte a una revisione dei criteri assistenziali applicati dall’azienda sanitaria, allora la questione supera il singolo caso e investe un intero modello organizzativo.
Nel frattempo, però, il tempo continua a scorrere e i pazienti restano alla Turati, le famiglie aspettano, il Comune aspetta, la struttura aspetta. Mentre tutti attendono che il tavolo convocato da Nobiletti faccia emergere qualche risposta, resta una sensazione difficile da ignorare: che in una vicenda che riguarda persone fragili e percorsi di cura costruiti negli anni, la comunicazione sia arrivata dopo le decisioni e per qualche motivo nessuno abbia ritenuto necessario spiegarle prima a chi quelle decisioni era destinato a subirle.
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).