Questa storia è iniziata a fine gennaio, è proseguita per i mesi successivi e ora è finita davanti al giudice del lavoro di Foggia, invocato dalla dottoressa Sara Falcone, caposala del blocco operatorio 3 del Policlinico di Foggia. La struttura è principalmente al servizio delle Unità di Ostetricia e Ginecologia I e II, della Chirurgia Pediatrica e e del Day Service Ginecologico I e II, tutti afferenti alla conduzione di competenza universitaria. È iniziata precisamente il 27 gennaio scorso, quando ha chiesto il trattenimento in servizio fino al 70° anno di età, in vista del suo pensionamento che dovrebbe scattare effettivamente dal prossimo 1° settembre. È una prassi piuttosto diffusa che durante quest’anno viene esercitata soprattutto da chi è nato nel 1959 come la donna alla quale però è stato opposto un duplice diniego. Il primo risale al 30 marzo scorso, ricevendo una risposta dall’ufficio Personale, guidato da Lucrezia Cardinale, in cui è stato riportato un “parere negativo” da parte della direzione medica dell’ospedale. Tuttavia, Falcone non si è arresa, e ha presentato un’istanza di revisione in autotutela del provvedimento, evidenziando che la decisione a suo carico fosse senza motivazioni e dannosa per l’azienda stessa, considerate le conclamate criticità legate alla disponibilità di personale nell’area in cui opera da moltissimi anni, con funzioni anche formative a beneficio dei profili assunti più di recente dal complesso sanitario guidato fino a qualche giorno fa da Giuseppe Pasqualone. Ma la cosa che meno ha sopportato dell’intera vicenda è che negli stessi giorni in cui a lei è stata negata la permanenza al lavoro, il Policlinico ha accolto lo stesso tipo di domanda presentata da altri quattro dipendenti, cioè un’infermiera del reparto di Ematologia che è praticamente nelle stesse sue condizioni anagrafiche, contributive e professionali, un operatore socio sanitario della farmacia ospedaliera, un collaboratore amministrativo della Radiologia d’urgenza, e un operatore tecnico specializzato nella guida di veicoli assegnato al settore Affari Generali e Privacy. Tutte le motivazioni sono state legate alla necessità di sopperire alle carenze di organico e svolgere attività di affiancamento e tutoraggio per il personale neo assunto, considerata la consolidata esperienza di tutti i lavoratori interessati.
Nel frattempo, proprio la scorsa settimana l’azienda ha risposto a quella sorta di reclamo interno, riferendo che non fosse possibile accogliere la richiesta poiché "inammissibile per carenza di base giuridica". A quel punto si è rivolta all’avvocato Giacomo Grasso, il quale ha presentato un formale ricorso al tribunale di Foggia, rilevando il comportamento dell’ospedale assolutamente arbitrario, sebbene la concessione del beneficio della proroga in servizio sia comunque di natura discrezionale e non obbligatoria.
“Ma qui siamo di fronte a una condotta datoriale chiaramente improntata alla più assoluta malafede e sfrontata disparità di trattamento – ha spiegato il legale – peraltro adducendo motivazioni generiche, false e fuorvianti, visto che il testo delle lettera riporta l’impossibilità dell’accoglienza perché non più prevista dalle norme. È assurdo se non fosse risibile, visto che la stessa azienda ha adottato ben quattro provvedimenti in tal senso propri in questi stessi giorni. Insomma, è stata esibita un’inesistente abrogazione normativa dell'istituto del trattenimento solo per la dottoressa Falcone, un comportamento di estrema contraddittorietà e assoluta illogicità che a questo punto sarà valutato da un giudice. Del resto, l’istituto del trattenimento in servizio del personale sanitario è stato recentemente ridisegnato proprio per far fronte alle documentate e gravi carenze di organico esistenti in tutta Italia”.
In buona sostanza, il difensore ritiene che la sua assistita abbia capacità, competenze e requisiti per continuare a offrire sostegno in un reparto di grande complessità e delicatezza, per il quale è documentata la presenza in organica di 26 infermieri rispetto ai 30 previsti, senza contare che nel corso dei 28 anni di lavoro in Viale Pinto sia stata la stessa azienda a certificare la sua alta professionalità con valutazioni formali altamente positive del suo operato, pure nella gestione del personale a lei assegnato in quanto coordinatrice della struttura.
In caso di condanna, secondo l’avvocato si prefigura un chiaro danno erariale, indiretto, con conseguente creazione di un disservizio da parte dell’azienda da qualche giorno affidata al neo direttore generale Yanko Tedeschi: “Mi riservo di sottoporre questa vicenda anche alla procura regionale della Corte dei Conti, perché la scelta di privarsi di una risorsa di tale valore – ha aggiunto - in un contesto di comprovata criticità e addirittura sulla base di presupposti giuridici falsi, appare manifestamente anti-economica e dannosa per l'efficienza del servizio pubblico ospedaliero e della funzionalità di una unità operativa di grande importanza come il blocco operatorio. Ho già chiesto, quindi, l’accoglimento della richiesta di continuazione dell’attività lavorativa fino al 2029, e anche il riconoscimento economico del risarcimento danni, sia materiali che morali, sulla base di svariate sentenze spesso simili al caso della mia assistita alla quale non è stata comunque fornita motivazione argomentata della scelta di rinunciare alle sue prestazioni. Tutto questo è inaccettabile, in considerazione di una condotta che viola il canone generale di correttezza e buona fede nell'esecuzione del contratto di lavoro, e che si manifesta in un palese abuso del diritto e in una discriminazione, perché è evidente che sono stati utilizzati due pesi e due misure, andando contro l'interesse pubblico e il principio di buon andamento cui l'azione di una Pubblica Amministrazione dovrebbe sempre ispirarsi”.
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