Per il consigliere regionale ribelle del Pd Fabiano Amati "è una follia vivere in questa condizione". E invita così "a lavorare sodo, spendere risorse e risparmiare parole".
Il tema è quello delle risorse finanziarie a disposizione della Regione Puglia per il settore sanitario. Un tesoretto di oltre 800 milioni di euro che attende di essere spese per realizzare il completamento di alcune opere strategiche per la rete ospedaliera regionale. Ma c'è il solito gioco di rimpallo, competenze e burocrazie che rende tutto più complicato. Sull'argomento torna il consigliere regionale del partito democratico Fabiano Amati.
"In sanità - spiega il presidente della Commissione regionale Bilancio e Programmazione - abbiamo due eclatanti problemi: liste d'attesa e insopportabile aumento delle attività a pagamento, e la spesa di 833 milioni a disposizione che non si riesce a spendere per inerzie burocratiche varie. Questi due problemi sono il cuore delle migliori prospettive di salute, fondate su diagnosi e medicina territoriale". "Ci sono 833 milioni di euro da spendere in sanità e non si riesce a sapere quando saranno pronte tutte le carte per farlo", sottolinea il consigliere regionale.
"Ci sono una parte di queste risorse già stanziate che però non vedono l'attivazione delle gare per poter realizzare i lavori. C'è un'altra parte da definire con riferimento ad una cifra già stanziata dal Ministero a valere sui fondi cosiddetti dell'art. 20, e poi c'è un'ulteriore quota che rientra in una delibera CIPE del 2019. Tutto questo fa una cifra enorme che va spesa al più presto e all'interno di questa cifra ci sono interventi importantissimi. Mi pare che il post-pandemia e le condizioni di alleggerimento dell'emergenza dovrebbe porre il problema di lavorare per poter spendere questi soldi", continua.
Le difficoltà a quanto pare sono di ordine burocratico. Il rimpallo tra Regione e Ministero si concretizza con l'inerzia o con l'attesa di chissà quali chiarimenti. "La Regione attende il Ministero e critica le sue regole, il Ministero attende la Regione e lamenta i suoi ritardi. La situazione della spesa dei fondi ex articolo 20 è così rappresentabile: fondi da delibere Cipe 97 e 98 del 2018, per un importo complessivo di 563 milioni; di questi ci sono 318 milioni impegnati con un accordo stralcio del settembre 2020 e non ancora spesi, e 245 milioni residui, sempre a valere sulle vecchie delibere Cipe, non ancora oggetto di accordo".
"Gli interventi relativi a queste somme di denaro già stanziate - precisa Amati - sono: quanto all'accordo stralcio del settembre 2020 per 318 milioni, nuovo ospedale Sud Salento, nuovo ospedale Andria, demolizione e ricostruzione del monoblocco del Policlinico Riuniti di Foggia e riqualificazione dei plessi minori dello stesso presidio; quanto allo stralcio finale delle Cipe 97 e 98 del 2008 per 245 milioni, arredi e attrezzature nuovo ospedale Monopoli-Fasano e riqualificazione degli ospedali San Paolo-Bari, Di Venere-Bari, Perrino-Brindisi, Francavilla Fontana, Giovanni XXIII-Bari, Policlinico-Bari, Barletta, Castellaneta, Cerignola, San Severo, Gallipoli e nuovo ospedale del Nord Barese. Per quanto riguarda, invece, le somme della delibera Cipe 51 del 2019, la mancata definizione del procedimento sulle vecchie Cipe, inibisce l'avvio della programmazione di queste risorse. È giunta dunque l'ora - continua - di lavorare sodo su questi argomenti, applicando le leggi, spendendo le risorse e risparmiando le parole. Insomma, in qualche modo siamo impallati in questa storia di carte e protocolli, di burocrazie incomprensibili. Mi pare francamente che sia una follia vivere in questa condizione".
Altro argomento caldo che ritorna nella sua puntuale gravità è quello delle liste d'attesa. Una battaglia portata avanti dallo stesso Amati nella precedente legislatura quale proponente di una legge ad hoc.
In realtà la montagna ha partorito il topolino. "Le liste d'attesa - sottolinea Amati - registrano dati spaventosi di disallineamento tra l'attività istituzionale e quella a pagamento: una grave patologia che si è stranamente impennata in tempi di pandemia. E tutto ciò accade senza che le leggi vigenti vengano considerate, sicché non risulta nemmeno un caso di sospensione dell'attività a pagamento con grave danno alla salute dei cittadini e alle casse della sanità pubblica". "Su questo argomento - conclude Amati - non si può usare la pandemia come alibi. La proposta di legge è stata sabotata, schivando il problema centrale che la legge poneva, ovvero la sospensione temporanea delle attività a pagamento per consentire il riallineamento. E' l'uovo di colombo, ma mi pare che manchi il coraggio di affrontare in maniera risoluta l'argomento". Fin troppo prevedibili nuove polemiche e iniziative.
Onofrio D'Alesio - l'Attacco©
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