Daunia Ambiente spa, sei ex amministratori condannati a pagare oltre 1,2 milioni alla curatela fallimentare

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Sono sei gli ex amministratori della fallita Daunia Ambiente spa di Foggia condannati dal Tribunale di Bari, Sezione specializzata in materia di impresa, a risarcire in solido, in favore della curatela fallimentare, la somma di 1.274.185 euro, oltre rivalutazione monetaria a decorrere dall’1.1.2010. Era la partecipata comunale che svolgeva numerosi servizi per conto della controllante Amica spa, la municipalizzata dei rifiuti, anch’essa fallita. Il periodo considerato è quello che va dal 2006 al 2009, quando a Palazzo di città c’era l’amministrazione di centrosinistra guidata dal magistrato Orazio Ciliberti. La sentenza è stata pubblicata dopo la camera di consiglio dello scorso 2 maggio dei magistrati Raffaella Simone (presidente), Assunta Napoliello e Michele De Palma. Si chiude così la causa civile di primo grado attivata nel 2015 dalla curatela fallimentare di Daunia Ambiente spa (difesa dagli avvocati Giuseppe Trisorio Liuzzi e Gianpaolo Impagnatiello), contro gli amministratori e il liquidatore della società fallita Mario Paradisi, insieme al socio Amica spa e al Comune di Foggia. 

Un’azione di responsabilità con cui la curatela di Daunia Ambiente chiedeva di accertare e dichiarare la responsabilità del dissesto della spa rispetto agli ex amministratori Rosa Cicolella, Raffaele Brigida, Riccardo Leone, Domenico Padalino, Carolina Masciello, Michele Sisbarra, Maurizio Loffredo, Vincenzo Marchesiello, Mario Cardillo, Claudio De Amicis, Giovanni Santacroce, e a Mario Paradisi come liquidatore. 

Di conseguenza la curatela chiedeva di condannare gli ex amministratori in solido tra loro, in funzione del tempo rimasto in carica, nonché Paradisi, al risarcimento dei danni dovuti alla loro condotta commissiva e/o omissiva nello svolgimento della carica ricoperta, per un importo totale pari a 34.117.604 euro (33.998.790 euro per gli ex amministratori e 178.814 euro per l’ex liquidatore). Come pure si chiedeva di dichiarare il Comune di Foggia solidalmente responsabile con Amica spa del dissesto di Daunia Ambiente, con analoga condanna al risarcimento dei danni per la somma complessiva di 6.228.814 euro. 

In giudizio la curatela fallimentare di Daunia spa ha denunciato la responsabilità degli amministratori della società fallita succedutisi nel tempo e la responsabilità del socio di maggioranza Amica spa e del Comune di Foggia per abuso dei poteri di direzione e coordinamento. 

Ma i giudici baresi hanno rigettato la domanda nei confronti di Cardillo, Santacroce, Leone, gli eredi di Brigida, De Amicis, Paradisi, nonché del Comune di Foggia e Amica spa, condannando solo sei persone. Si tratta della ex presidente di Daunia Ambiente Cicolella e di Padalino, Loffredo, Sisbarra, Masciello e Marchesiello, i quali dovranno però pagare in solido tra loro una somma di gran lunga inferiore a quanto richiesto, ovvero 1.274.185 euro, oltre alle spese processuali in favore della curatela fallimentare, pari a 60.327 euro. Dovranno pagare anche le spese di CTU. 

I giudici hanno al contempo condannato la curatela a pagare le spese processuali in favore di Cardillo (25.996 euro), Santacroce (25.996 euro), dell’avvocato Giulio Scapato come difensore di Leone (24.758 euro) e come difensore degli eredi di Brigida (24.758 euro), di De Amicis (25.996 euro), delle avvocate Grazia Pennella e Lucia Murgolo quali difensori di Paradisi (14.103 euro), in favore del Comune di Foggia (27.296 euro).

Come scrive la stessa difesa della curatela “il rapporto tra costi e ricavi ha evidenziato in tutti i momenti della vita della società fallita un sistematico squilibrio, nell’ambito del quale non sono mai stati intravisti concreti segnali di ripresa (nel 2007 la società maturò ricavi per circa 2,43 milioni di euro e sopportò costi per il solo personale pari a 2,78 milioni, nel 2008 i ricavi furono di complessivi 1,64 milioni di euro e i costi per il solo personale dipendente di 3,1 milioni circa; nel 2009 i ricavi complessivi furono di 3,16 milioni a fronte di costi complessivi per 4,07 milioni)”. 

Per i magistrati, dunque, almeno a partire dal 2009 “era oggettivamente conoscibile ai creditori una situazione di costante dissesto patrimoniale”. 

“Daunia Ambiente spa”, si legge ancora nella sentenza, “aveva incominciato a produrre perdite significative crescenti fin dall’esercizio del 2004 (tutte superiori al capitale nominale) e il patrimonio netto diventò negativo fin dall’esercizio del 2006, progredendo considerevolmente il disavanzo negli esercizi successivi”. Insomma, non era necessario attendere – come sostenuto dalla curatela – la pubblicazione della messa in liquidazione per capire come stavano le cose. 

Cicolella fu presidente del cda di Daunia Ambiente da giugno 2006 ad aprile 2010, Padalino e Loffredo furono consiglieri dal 2005 al 2010, Sisbarra consigliere tra il 2005 e il 2008, Masciello e Marchesiello consiglieri tra il 2005 e il 2007. Rispetto a Cardillo, Santacroce, Leone, Brigida (eredi) e De Amicis, l’azione sociale di responsabilità è prescritta per il decorso del termine di 5 anni tra la cessazione della carica di ciascuno da amministratore e la proposizione dell’azione di responsabilità nei loro confronti con l’atto di citazione notificato a marzo 2015. 

Dunque il diritto al risarcimento del danno azionato dalla curatela fallimentare si è prescritto nei confronti degli amministratori Cardillo, Santacroce, Leone, Brigida (eredi), De Amicis, nonché del Comune di Foggia e di Amica spa. Vi furono varie operazioni di copertura delle perdite e di aumento di capitale effettuate dai soci mediante compensazione. 

Per il collegio “vi sono elementi che inducono a ritenere che gli amministratori di Daunia Ambiente acconsentirono tali compensazioni in violazione del dovere di diligenza”. 

All’atto di costituzione di Daunia Ambiente spa il Comune di Foggia dispose la stabilizzazione di 111 unità lavorative, che in precedenza erano in capo alla controllante Amica spa, alleggerendo quest’ultima del pesante onere relativo al costo del personale. I corrispettivi riconosciuti per i servizi prestati dalla società neocostituita si rivelarono sin da subito insufficienti sia a garantire la copertura dei costi fissi sia a garantire un minimo di redditività. 

Un’altra problematica che contribuì ad aggravare la situazione deficitaria di Daunia Ambiente è riferibile sia alla mancanza di un piano industriale di Amica sia alla carenza in capo alla controllata Daunia Ambiente di una autonoma struttura tecnico-organizzativa. Ancora, negli anni 2005 e 2006 furono ridimensionati i servizi affidati a Daunia Ambiente riducendoli alla sola raccolta differenziata e alla gestione della stazione di conferimento della raccolta differenziata di Passo Breccioso, oltre ai servizi di pulizia degli uffici, dell’officina e dei magazzini di settore della sede operativa della controllante Amica, tanto che il volume di affari di Daunia Ambiente ebbe un significativo decremento, passando da 5.311.943 euro del 2006 a 2.734.456 euro del 2007, con una riduzione di ben 2.577.487 euro. Infine, hanno messo in evidenza i CTU il sistematico ritardo con il quale Amica spa effettuava i pagamenti delle fatture emesse da Daunia Ambiente per i servizi resi nei suoi confronti. 

I giudici stigmatizzano il ripetuto e inutile ricorso alla compensazione in sede di ricostituzione del capitale (“ricapitalizzazioni che hanno artificiosamente tenuto in vita una società sostanzialmente decotta, ritardandone la messa in liquidazione e il fallimento, aggravandone l’esposizione debitoria”) e affermano che “gli amministratori hanno concorso con Amica spa (che nel 2006 aveva una partecipazione pari al 61,09%, nel 2007 pari al 93,34% e nel 2008 pari al 96,67%) nell’aver fatto operare la società in condizioni di strutturale antieconomicità risalente all’esercizio 2006”. Ne discende che “i comportamenti tenuti dagli amministratori fin dall’esercizio 2006 integrano la violazione del canone della diligenza ed è da tale esercizio che va loro imputato il danno sofferto dal patrimonio sociale”. Cicolella, Padalino, Loffredo e Sisbarra erano nel cda quando furono posti in essere tali comportamenti dannosi tra il 2006 al 2009. Analogamente, erano in carica sia Marchesiello che Masciello. 

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testatina dillo al direttore WEB

 

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