Porte d’ingresso e finestre murate da mesi. E’ la condizione documentata da l’Attacco – in questo reportage a tema – in cui gravitano non pochi degli oltre 30 alloggi di proprietà di Arca Capitanata (ente regionale per l’edilizia residenziale pubblica) da cui sono stati sgomberati, a partire dallo scorso autunno, coloro che li occupavano, in alcuni casi da decenni, senza averne titolo. Una raffica di blitz e azioni coatte per il ripristino della legalità abitativa sviluppati in pochi mesi (con un fitto preciso cronoprogramma ancora in corso) da Prefettura, Comune e forze dell’ordine del capoluogo dauno, attraverso un forte e rinnovato impulso impresso su tale versante.
In attesa di essere riqualificate e riassegnate, quelle case, liberate (anche) dalla presenza della malavita locale, sono state, dunque, murate, con il preciso intento di evitare il serio rischio che fossero rioccupate da abusivi nel giro di una notte. L’occlusione impenetrabile delle vie d’accesso degli appartamenti è stata praticata - immediatamente dopo la riacquisizione dei beni nelle disponibilità di Arca – non solo sulle case lasciate in condizioni pietose dagli ex conduttori abusivi, ma, come vedremo, anche sugli alloggi in buono stato regolarmente riconsegnati all’ente di via Caggese dai familiari di chi li occupava avendone titolo ed è poi deceduto.
Gli appartamenti murati sono dislocati in più zone della città: a diversi di essi sono legate storie anche piuttosto eclatanti. l’Attacco, durante i sopralluoghi effettuati ieri mattina, si è recato anche in via Vito Raffa (nel cuore del rione Candelaro), ovvero la prima strada, in ordine di tempo, ad essere stata interessata dai recenti sgomberi menzionati. Anche qui sono stati chiusi con calce e mattoni tutti i possibili accessi ai 4 appartamenti a pianterreno liberati.
In via Raffa, a novembre del 2022, numerose volanti e camionette nonché un centinaio di unità di personale tra Polizia di Stato (coinvolte anche la Digos e la Polizia scientifica), Carabinieri, Polizia locale, Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco e 118 si erano schierati per il primo blitz del programma prefettizio che, scattato all’alba, aveva sgomberato le quattro unità immobiliari di Arca Capitanata occupate abusivamente da altrettante famiglie in cui è stata accertata la presenza di elementi della batteria Lanza, appartenente al sodalizio criminale di uno dei clan malavitosi del capoluogo dauno. In quell’occasione gli abusivi avevano manifestato nervosismo (specie nei confronti della stampa presente sul posto), minacciando atti di escandescenza se avessero visto reporter filmare o scattare foto al loro indirizzo.
Quell’occupazione durava da oltre 10 anni. E sarebbe stata segnata, nel corso del tempo, da ricorsi legali presentati dagli occupanti in contrapposizione alle diverse ipotesi di sgombero che si erano susseguite. Vicende che, almeno per questo specifico caso, avrebbero procrastinato l’intervento coatto di polizia.
Qualche giorno dopo lo sfratto di via Raffa era stata la volta di due case popolari (sempre di proprietà di Arca Capitanata) al quarto e al quinto piano di una palazzina in via Lussemburgo, quartiere Macchia Gialla.
Tra i nuclei familiari interessati dallo sfratto, secondo quanto ebbero a riferre alcuni residenti, anche la presenza di un Tizzano legato ad uno dei clan mafiosi di Foggia.
Le due famiglie sgomberate in via Lussemburgo risiedevano da anni in quegli appartamenti senza averne diritto: una aveva occupato tranchant, 20 anni fa, la casa che il Comune aveva assegnato ad un altro nucleo familiare; l’altra famiglia abusiva, 10 anni fa, avrebbe acquistato illecitamente l'appartamento dai suoi legittimi assegnatari.
Gli alloggi andranno, come da prassi, a nuovi assegnatari in regolare lista d'attesa, tra cui, per via Lussemburgo, dovrebbe esserci anche un disabile avente diritto.
Ma sa di eclatante, in termini di disattenzioni istituzionali avvicendatesi negli anni, proprio il caso di quella signora che attende ormai da due decenni di poter legittimamente andare a vivere nella casa popolare in Macchia Gialla, le cui chiavi le erano state consegnate da Arca agli inizi degli anni 2000, essendo già all’epoca giunto il suo turno nello scorrimento della graduatoria comunale. Quando aprì l’appartamento, però, lo trovò, appunto, occupato da quegli abusivi che sono stati poi sgomberati solo a novembre scorso.
Ora, quella signora che per tutti questi anni ha abitato in una baracca in via De Petra, alle spalle del Tribunale di Foggia, scalpita per entrare nell’alloggio assegnatole. Ma, a quanto pare, ci vorrà ancora un po’ di tempo, perché, prima di essere portata a nuova consegna, quella casa necessita di interventi di riqualificazione per un importo di circa 35mila euro. Che la signora sarebbe disposta ad anticipare di tasca propria pur di trasferirsi il prima possibile, ma pare che Arca le abbia chiesto di attendere il regolare evolversi dell’iter burocratico designato per la rigenerazione edile.
Come detto, infatti, dopo gli sgomberi diverse case sono state lasciate dai loro ex conduttori abusivi in condizioni pietose, probabilmente per ripicca. In tal contesto, quasi una decina dovrebbero essere gli appartamenti messi peggio di tutti.
l’Attacco ne aveva scritto già un paio di mesi fa, quando, da addetti ai lavori coinvolti nei blitz, era riuscito ad acquisire materiale fotografico in esclusiva che documentava lo stato post-apocalittico in cui erano state ridotte alcune abitazioni Arca. Impianti, pavimentazioni, rivestimenti, infissi devastati. Simboli fallici e ingiurie di vario genere impressi con vernice a spray sulle pareti domestiche.
Alcuni di quegli appartamenti del capoluogo dauno erano occupati da molti anni da famiglie legate ai principali clan malavitosi della Società foggiana.
Tanto che ad ogni recente operazione di sgombero è susseguita sempre la soddisfazione, comunicata di volta in volta attraverso note stampa, sia del prefetto di Foggia Maurizio Valiante sia del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
Evidentemente, la reazione delle famiglie estromesse rispetto ad una simile controffensiva dello Stato, attesa da anni, non deve essere stata delle migliori, a giudicare dalle condizioni in cui gli sfrattati hanno infine lasciato gli appartamenti.
E, in quartieri come Candelaro, tra le zone cittadine maggiormente interessate dagli sgomberi, gira pure voce che le famiglie mafiose abbiano promesso serie ripercussioni contro chi proverà anche solo ad avvicinarsi a quegli appartamenti.
Su tale versante l’attenzione di Prefettura e forze dell’ordine resta dunque altissima.
Nonostante le minacce menzionate, infatti, beninformati ritengono che, alla fine, non occorrerà alcun problema di sorta nel riassegnare quelle case ai legittimi destinatari in regolare lista d’attesa. Si calcola, però, che gli alloggi più malridotti necessiteranno di ingenti somme per la riqualificazione post-saccheggio.
In un recente tavolo della cabina di regia istituita sul tema, il prefetto Valiante ha convocato anche la Regione Puglia per sottoporle all’attenzione la questione, e pare che l’ente regionale la starebbe seguendo con solerzia.
Tra reperimento fondi extra ordinari (chiesti da Arca Capitanata alla Regione) e adempimenti burocratici, passando per la materiale effettuazione dei lavori, i tempi di riqualificazione di quelle case non saranno rapidissimi (almeno per i casi più gravi). Ma l’impegno istituzionale su tale versante sembra essere alto. E, se tutto andrà bene, la riassegnazione di quelle abitazioni, nel frattempo rimesse a nuovo, potrebbe arrivare anche prima di un anno, secondo quanto, qualche tempo fa, avevano fatto sapere a l’Attacco i vertici di Arca.
Eppure, dopo simili devastazioni l’ente per l’edilizia residenziale pubblica pensa di rivalersi sugli abusivi che hanno lasciato gli appartamenti in quelle condizioni? E’ stata effettuata una denuncia? “Arca Capitanata non ha sporto denuncia – dichiara a l’Attacco, sul punto, il direttore dell’ente Vincenzo De Devitiis –. Dovrebbe essere stata fatta da chi materialmente è intervenuto nelle operazioni di sgombero, ovvero le autorità competenti della cabina di regia interforze. In tutti i modi, non so dire se in merito sia stata effettivamente avviata un’azione formale”.
Però, secondo chi (ascoltato da l’Attacco) ha amministrato in passato la sede di via Caggese quando ancora si chiamava Iacp (Istituto autonomo case popolari) “per chiedere il ristoro del danno a chi l’ha commesso - afferma la fonte – l’azione legale va intrapresa dal proprietario degli immobili manomessi, ovvero Arca Capitanata”.
Tornando agli appartamenti murati, c’è infine il caso segnalato a l’Attacco da Gian Maria Gasperi, nome noto alla città per il suo storico impegno in tema ambientale.
Dopo il decesso, a febbraio scorso, dell’amata sorella disabile (conduttrice con regolare titolo di una casa popolare Arca in piazzale Artigiani) Gasperi aveva prontamente provveduto a comunicare a via Caggese la cessata locazione al fine di riconsegnare quella casa nelle disponibilità dell’ente. Che però impiegherà 2 mesi per prendere in carico la pratica di riconsegna e tre mesi per redigere il verbale di presa in possesso dell’alloggio. Un verbale, redatto dai tecnici Arca, che certificò il “buono stato” in cui era stata lasciata la casa. Gasperi, allora, si è domandato su queste colonne se i tempi mostrati da Arca per riacquisire un immobile ormai vuoto (oltre che in parte riqualificato dagli stessi ex inquilini) siano idonei a rispondere diligentemente alle speranze di chi è in regolare lista d’attesa per l’assegnazione di una casa popolare; e per quanto tempo ancora quella casa in cui lui stesso è cresciuto insieme a tutta la sua famiglia resterà murata - senza nuova vita ad uso di nuovi, regolari, bisognosi - la porta d’ingresso di quell’abitazione di 100 mq in zona San Michele.
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