Lego è un vivacissimo fox terrier di due anni che trotta inarrestabile da un capo all’altro del grande prato verde dei Campi Diomedei. Il suo andirivieni si interrompe solo per controllare che i suoi padroni siano fermi nel punto in cui li ha lasciati e per spostare un pallone sgonfio da cui non si separa mai, lo stringe tra i denti e lo fa annusare agli altri cani che si avvicinano, per poi lanciarsi di nuovo nella sua galoppata e scomparire tra i fili d’erba. “L’ultima volta che siamo stati in un negozio di fumetti si è innamorato del pupazzo di Dragon Ball che era in esposizione e glielo abbiamo dovuto comprare”, racconta la coppia proprietaria di Lego, fratello e sorella che da quando è stata rimossa la recinzione del parco lo frequentano praticamente ogni giorno.
La parziale apertura di quella che qualcuno ha già ribattezzato “un’immensa isola felice” è avvenuta in modo abbastanza irrituale, senza annunci e senza proclami, in una caldissima mattina a ridosso di Ferragosto, in una città semideserta. “Siamo stati tra i primi ad accorgerci che quest’area del parco era accessibile, eravamo increduli, pensavamo che fosse solo un’operazione di prova. Poi, nei giorni appresso, abbiamo scoperto che era stata effettivamente aperta e appena possiamo facciamo sempre un salto con Lego”.
A pochi metri di distanza, una famigliola al completo disposta in cerchio improvvisa una partitella con un pallone da rugby: il più piccolino ha due anni, cade, rotola e si rialza dopo ogni calcio tirato con la forza di un destro che lo trascina a terra. “E’ un luogo intergenerazionale che accoglie tutti – dice il papà del rugbista in erba Marco Roca, impiegato delle Ferrovie che è vissuto 20 anni lontano da Foggia -. Noi veniamo qui perché il parco è una novità ed è molto curato, ci prendiamo un momento di svago per la famiglia, crediamo che frequentandolo probabilmente il Comune continuerà a garantire nel tempo l’accudimento che fino ad ora ha mostrato, ma ci vuole anche tanta buona volontà da parte degli abitanti. Ci sono delle parti che devono essere ancora completate, certo, l’illuminazione va potenziata, ma come cittadini ci vogliamo appropriare di quest’area, vogliamo esserci, abbiamo visto come tante opere fatte dal comune siano state vandalizzate, ci vuole questo tipo di attenzione, probabilmente servirà anche un servizio di vigilanza. In molti parchi del nord Italia si è deciso di recintare e mettere dei cancelli per chiuderli nelle ore notturne, non sarebbe un’idea sbagliata, certo si perderebbe un pò di bellezza, vederlo adesso tutto aperto, a campo libero, fa un effetto bellissimo”.
Su una coperta di pile a fantasia mimetica è seduta Celeste, legge e sottolinea le dispense dell’esame di psicologia della personalità, ha 21 anni e il suo percorso universitario lo sta compiendo a Bari ma cerca spazi di bellezza anche nella sua città, che difende dagli attacchi di chi ne parla solo male: “In realtà è la seconda volta che vengo qui, mi trovo molto bene, è un posto che mi trasmette molta tranquillità, anche se ci sono molte persone hai il tuo angolo di pace, ed è fantastico. Credo che il parco sia una delle più belle novità per Foggia che viene spesso descritta come una città che non ha molto da offrirti, qui si crea una situazione di collettività in cui conoscersi, si può stare in solitudine ma allo stesso tempo insieme. Il verde del prato, il contesto bucolico mi permette di respirare meglio, è diverso che studiare in biblioteca ad esempio, che è qui a due passi, perché sei in contatto con la natura. Aggiungerei magari dei punti in cui è possibile fare la raccolta differenziata, non ci sono molti bidoni per la spazzatura in giro, o magari abiliterei delle aree in cui fare attività sportive, un parco giochi, alla fine è molto ampio, c’è tanto da fare. A me i cani non danno fastidio, l’unica accortezza è quella lasciare pulito come lo abbiamo trovato”.
“Il nome è suggestivo ed è legato all’identità del territorio, non ci sono parchi con lo stesso nome in altre città. Mi piace anche l’ubicazione, vicino all’Università, alla Biblioteca, ovviamente è ancora un progetto in itinere, dobbiamo aspettare che sia concluso per un giudizio definitivo, però noto che è anche molto pulito, nonostante sia aperto già da un po' di tempo” afferma Rocco Marino che interrompe la placida passeggiata insieme a Michelangelo Pietradura, artista sensibile e noto in città che non nutre alcun dubbio sulla qualità dell’operazione: “Ha dato valore aggiunto e nuova vita ad una zona abbandonata per troppo tempo a sé stessa, adesso è stata riqualificata, andava fatto prima. È pulito e c’è una buona manutenzione, il mio suggerimento è di togliere quanto prima tutte le reti e renderlo accessibile per intero, magari mettere più alberi, qualche fontana in più, per il futuro penserei ad un’area dog, il parco è grandissimo, si può fare di tutto”.
Sulle panchine cadute per prime sotto gli strali delle critiche social per la poca comodità e l’eccessiva essenzialità trovano invece il giusto appoggio Luisa e Claudia per eseguire lenti movimenti di stretching tra le serie alternate di affondi e squat: tre giorni a settimana, a fine turno di lavoro, prima di rientrare l’una a Manfredonia e l’altra a San Marco in Lamis, si ritagliano un’ora per concedersi un allenamento en plein air: “Prima andavamo in palestra, ma ora il tempo non c’è e ogni lunedì, mercoledì e venerdì siamo qua. E’ un bel posto, si respira, ci voleva, è grandissimo e potrebbe ospitare delle aree fitness, magari andrebbero create delle zone delimitate per i cani, ci sono i ragazzi che si stendono sull’erba ma anche i cani lì fanno i bisogni, anche se abbiamo visto che poi tutti li raccolgono, per carità... Quando sarà tutto aperto ci vorrà un po' di sorveglianza e la presenza delle forze dell’ordine, questi luoghi possono attrarre tanta brava gente, ma anche persone con altre intenzioni, invece il parco deve rimanere pulito, in tutti i sensi”.
Un capannello di curiosi circonda un giovane papà con due bambini che cerca di far alzare in volo un piccolo aereo elettrico, all’ultimo tentativo riuscito un applauso generale accompagna il decollo, segue un vortice in ascesa e poi una discesa in picchiata, l’atterraggio fortunoso è tra le braccia di uno dei due pargoli che rassicura il pubblico “tutti salvi i passeggeri, però papà la prossima volta lo guido io!”.
Dieci minuti di pausa al parco e poi deve tornare al lavoro Vito D’Arcangelo, il kinesiologo di Palextra, ormai storico punto di riferimento per generazioni di sportivi dalle grandi vetrate che affacciano su Via Guglielmi: “E’ migliorata la qualità della vita del quartiere, il parco è stato molto ben accolto da tutti, viene sfruttato tanto da chi cammina o corre, giorni fa ho visto dei ragazzini che hanno montato la rete da pallavolo e hanno giocato per ore nel campo improvvisato.
Anche per noi di Palextra rappresenta indubbiamente un vantaggio che potrebbe venire incontro alla nostra clientela. Adesso ci avviciniamo alla stagione fredda, ma da marzo si può già cominciare a sfruttarlo per attività all’aperto, visto che il clima di Foggia lo permette, il verde è sempre una gran bella notizia per una città. Suggerirei di piantare degli alberi vicino alle panchine, in modo da aumentare le zone d’ombra soprattutto per i mesi più caldi, così da potersi sedere a leggere un giornale, e refrigerarsi un pò”.
All’imbrunire diminuisce il numero delle famiglie e aumentano i patiti della corsa e del fitness che contano chilometri macinati e calorie spese, a gruppetti si radunano i ragazzi sul grande prato che prima non c’era, la luce azzurra di uno smartphone illumina il volto di ragazza con un molosso al guinzaglio dall’andatura lenta e ciondolante, l’aria è ancora dolce in questo angolo di pianura che l’estate non abbandonerà così presto.
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