“Perdiamo il capitale umano migliore. Se cresce troppo l’imprenditore cambia la sede legale per timore”

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Dopo 29 mesi di commissariamento Palazzo di città sta per tornare a gestione ordinaria. Il rilancio economico ed occupazionale di Foggia sarà una delle sfide principali per la prossima amministrazione comunale ma in una campagna elettorale vaghissima su tali temi resta l’interrogativo su quali siano le idee e strategie dei candidati. Tutti i cinque sfidanti per la carica di primo cittadino, però, su queste colonne hanno concordato su un punto: servirà rafforzare il rapporto con Unifg sotto ogni punto di vista. Ed è all’Ateneo che l’Attacco si è rivolto per avere un’analisi dell’attuale stato di salute del tessuto economico della città capoluogo e dell’intera Capitanata. Da pochi mesi il 51enne foggiano Pasquale di Biase, allievo di Stefano dell'Atti e ordinario di Economia del mercato mobiliare, è il nuovo direttore del dipartimento di Economia di via Caggese. L’Attacco lo ha intervistato.

Quale è la situazione attuale?

In base alla mia percezione e alle dinamiche che osserviamo in dipartimento, anche tramite le attività di placement che coinvolgono i nostri ragazzi, questa provincia non sta registrando i tassi di crescita che si sono invece riscontrati in altre province. Ciò avviene non perché manchino le idee e l'intraprendenza ma per una minore capacità di fare rete. Una capacità che altrove molto più sviluppata. Sarà importante che il Comune capoluogo torni ad avere un sindaco e un’amministrazione in grado di interloquire con tutti gli attori del territorio. Questo confronto è indispensabile a tutti i livelli, compresa l'Università. Finché si continua, invece, a ragionare sulla base di logiche individualistiche è assai difficile scommettere sulla crescita di questo territorio. In Unifg e, nel mio caso specifico, nel dipartimento di Economia, stiamo formando ragazzi spesso brillanti, molti dei quali però non restano qui a Foggia dopo la laurea.

Una perdita di risorse umane che si unisce al grave decremento demografico, che ha visto a Foggia la perdita di 10mila abitanti negli ultimi 20 anni, da 155mila a 145mila circa.

La Capitanata sta perdendo il capitale umano migliore, nell'ambito di un generale depauperamento demografico. Ciò impoverisce il territorio. Come si fa a trattenere i laureati magistrali di economia, ovvero il nostro capitale migliore parlando dell’Area di cui mi occupo? Questi ragazzi si mettono subito alla ricerca di cosa fare, una volta conseguito il titolo. A quel punto diventa fondamentale avere un tessuto imprenditoriale in grado di assorbire questo capitale umano. Ci sono imprenditori brillanti, innovativi e con idee valide ma spesso hanno il timore di crescere troppo.

In che senso?

Ne ho visti alcuni decidere di cambiare la sede legale dell’impresa quando diventa troppo rischioso, perché le cose cominciano ad andare troppo bene. E poi bisogna lavorare in termini di autoimprenditorialità. In Unifg ci impegniamo, a tal proposito, per creare hub e incubatori di impresa.

Il comparto storico di Capitanata – quello agricolo e agroalimentare – si sta adeguatamente evolvendo nel senso della internazionalizzazione e innovazione?

E’ uno dei settori trainanti. Abbiamo gruppi di ricerca in Unifg che lavorano sull’agroalimentare. Le opportunità col PNRR sono numerose, noi stiamo cercando in Ateneo di favorire le imprese aiutandole ad intercettare i fondi per transizione digitale, internazionalizzazione, etc. Molte imprese stanno cogliendo queste opportunità.

Quanto è appannata l’edilizia?

Lo è in modo evidente, ormai, da anni. E’ uno dei settori più penalizzati in Capitanata, da quando è iniziata la crisi col razionamento del credito. Qualche segnale di ripresa lo percepiamo ma oggi il comparto non è in grado di generare i livelli visti in passato.

E le startup che fine fanno dopo la nascita? Reggono sul mercato?

Il mondo delle startup è difficilissimo da monitorare. Ci sono molti giovani con idee innovative. Il problema è creare una rete che sia loro di supporto. Serve un contesto che permetta a quelle idee di attecchire e crescere. C’è bisogno di una capacità di investimento. Unifg anche rispetto alle startup può dare una mano.

Foggia risente di più di altri territori le ripercussioni dell’inflazione?

Le dinamiche relative all'inflazione sono simili ovunque ma il problema si sconta in misura maggiore laddove il PIL pro capite è più basso, come avviene a Foggia e in Capitanata. Dunque in questo territorio i cittadini ne risentono di più. Lo vediamo chiaramente in termini di riduzione dei consumi, effetti dannosi sul turismo, etc. In estate ho parlato con operatori di varie strutture ricettive di questa provincia: si lamentavano un po' tutti del fatto che, a fronte di investimenti più onerosi, hanno registrato una domanda più contenuta rispetto agli anni precedenti.

Che svolta può esserci coi fondi del pur rimodulato PNRR?

Rispetto al PNRR la mia idea è che non si sia riusciti ancora a sfruttarne in pieno le misure. Esiste molta confusione, gli imprenditori pensano che sia facile intercettare le risorse pubbliche e spesso si avventuravano in progetti deboli già in origine. Non bisogna dare per scontato che gli imprenditori sappiano come muoversi. Consulenti e associazioni di categoria possono offrire loro un supporto valido per capire che opportunità ci sono e come coglierle.

Che consigli darebbe alla futura amministrazione comunale? Da dove ripartire in ambito economico?

Non me la sento di dare suggerimenti. Chiunque sarà eletto spero posso interfacciarsi e interloquire con tutti gli attori del territorio, tra cui il nostro Ateneo che può rappresentare una risorsa. Bisogna intensificare i rapporti e le iniziative. In Unifg stiamo cercando di capire quali sono le dinamiche relative al futuro. Ci sono nuove direttrici e una nuova domanda di offerta formativa, soprattutto sui servizi, sul settore sanitario, sulla transizione digitale. Rappresentano tutte opportunità da cogliere, ecco perché stiamo cercando di calibrare al meglio l’offerta formativa.

In definitiva, c’è da essere pessimisti o ottimisti rispetto alle prospettive economiche future di Foggia?

Né pessimismo né ottimismo. C'è da essere consapevoli delle criticità e delle opportunità esistenti. Questo territorio può iniziare un percorso di crescita, capace di riflettersi non solo in termini economici e di PIL pro capite ma anche, e soprattutto, a livello occupazionale. E’ ciò che più conta per il futuro dei nostri ragazzi.

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