Competenza, autonomia, capacità di collegamento col sistema della rappresentanza locale. Sono tanti i fattori che vanno considerati nel qualificare la nascente giunta Episcopo a Foggia. Nelle scorse settimane il mantra era stato netto: sarebbe sorto un esecutivo “di alto livello”, con spiccate professionalità, nomi nuovi rispetto alla vecchia politica. Ora che i giochi sono fatti il primo elemento che balza agli occhi è l’inesperienza degli assessori, eccezion fatta per Giuseppe Galasso. Tutti gli altri sono neofiti come amministratori pubblici e non hanno nemmeno una competenza specifica rispetto alle deleghe loro assegnate. Non sono né tecnici e né politici.
“Ho visto gente esperta andare al traino dei dirigenti”, fa notare però un analista politico a l’Attacco, ricordando come il governo della città rappresenti “il punto di equilibrio tra la capacità politica dell'organo di indirizzo e la capacità tecnico gestionale della tecnostruttura”. “Non si può negare il fattore rinnovamento, ma non sono eccellenze sul piano professionale e lavorativo”, continua. “Il tema, però, è se gli assessori debbano almeno avere una competenza specifica nella materia che vanno a presidiare, dunque capacità di interloquire col dirigente sul piano tecnico, costituirne una sorta di contraltare. Se è così questa giunta non è adeguata perché nessuno dei profili indicati ha competenze tecniche paragonabili a quelle del dirigente di riferimento con cui si troverà a lavorare, eccezion fatta per il solo Galasso. Basti pensare al rapporto che si creerà, rispetto al bilancio, tra il dem Davide Emanuele il dirigente Carlo Dicesare. Non è quel tipo di giunta, insomma, dove c’è una competenza tale da potersi sovrapporre e dove si riesca a supportare la parte burocratica dell'ente”.
Un secondo elemento di debolezza è rappresentato, a detta degli esperti di cose politiche, dal rapporto con la sindaca: “Episcopo non ha stabilito criteri uguali per tutti i partiti, ha cercato di influenzare le scelte partito per partito per arrivare a un risultato finale: quello di potersi fregiare della patente di rinnovamento. Ha detto no ai politici del passato come Gianni De Rosa e Matteo Iacovelli, proposti rispettivamente da Rosario Cusmai e Sergio Clemente. Ma, d'altro canto, consente al Pd di far entrare in aula vecchie volpi come Italo Pontone e Annarita Palmieri, espressione di vecchi governi cittadini di centrosinistra che non hanno certo brillato per efficienza amministrativa. Inoltre, al Pd Episcopo consente di eleggere quale presidente del consiglio Lia Azzarone, che ha oggettivi profili di inopportunità aziendale per via del dinamismo dell’impresa del marito Gigi Colucci, che lavora con gli enti pubblici. Al contempo”, prosegue l’analista politico foggiano, “Episcopo non consente invece al M5S le stesse cose: la sindaca si prende in giunta Nicola Formica, su cui esercita una sorta di diritto di riscatto, e poi Simona Mendolicchio che non ha alcun collegamento con la struttura storica del M5S”.
Una situazione che permette al Pd di consolidare la vecchia struttura con i due ingressi e di mettere in giunta due persone tenute vicine all'apparato e funzionali, mentre al M5S “è di fatto impedito di rafforzare la costruzione di una nuova classe dirigente, è limitato il numero degli assessori e vengono tagliati di fatto i ponti tra i due assessori e i vertici Mario Furore e Rosa Barone”. Insomma, “due pesi e due misure da parte della sindaca”.
Idem per CON con il veto posto a Cusmai e De Rosa, che non ha voluto in giunta. La sindaca si prende invece Giulio De Santis, che storicamente è di sinistra così come il fratello Leonardo, mentre Mimmo Di Molfetta poteva essere candidato indifferentemente in questa o quella lista. Rispetto a Sergio Clemente, che ha un “partito contenitore” ovvero la civica Tempi Nuovi, Episcopo non sta mediando sulle fratture che si stanno iniziando a creare. Basti pensare alla minaccia di Mino Di Chiara e ad Italia Viva che aveva all'inizio una rappresentanza diversa. “Ma la cosa più grave”, osserva l’ex eletto, “è che il campo largo muore con la formazione di questa giunta, perché tutto l’apporto delle altre liste scompare sotto la ferrea regola dei numeri del consiglio comunale, nella incapacità della sindaca di valorizzare quell'esperienza, che oggi appare come puramente elettoralistica”.
C'è chi ricorda in queste ore che la somma dei voti che furono ottenuti nel 2019 da Quarato e Cavaliere, due dei candidati sindaci, è più o meno uguale ai voti ottenuti dall'attuale prima cittadina.
“Se non è rappresentato il campo largo si rivela solo una furbata elettoralistica. Il vantaggio di Episcopo, o meglio di Conte ed Emiliano, era esser stati capaci di tenere tutto insieme. Invece, oggi il campo largo è solo un'operazione elettorale, che non può trovare soddisfazione neanche nel sottogoverno perché il tema non era la gestione bensì la rappresentanza, la pluralità e l'articolazione delle idee. Il problema è che non c'è più il campo largo in giunta e non si vede chi possa tenere testa ai dirigenti”. La sensazione è che ci sarà un alto tasso di eterodirezione rispetto agli assessori.
Ma per qualcuno potrebbe rappresentare un punto di forza di questo esecutivo il fatto che “comunque si è costruita una filiera: con le politiche sociali di Bari di Rosa Barone, con Decaro e le prospettive del campo largo regionale, nel collegamento con Emiliano e con i suoi assessori. La sfida è vedere come e se questa situazione si tradurrà in una eterodirezione degli assessori, se la giunta meriterà un grado di libertà”. Sicuramente le scelte sui nomi degli assessori saranno difese e spiegate da Episcopo.
“L’esperienza della intellighenzia locale non è mai stata produttiva e fruttifera a Foggia”, si sottolinea. Altro elemento da considerare è come il vincitore assoluto di questa fase, il dominus Pd Raffaele Piemontese, interloquisca direttamente con la sindaca e con i dirigenti, facendo capire che come extrema ratio i problemi potranno essere affrontati e risolti con lui, bypassando gli assessori e l’aula. “Questa giunta non è realmente in grado di determinare le sorti di ciò che succederà, almeno in prima istanza”, pronostica un altro osservatore. “E’ così per la poca qualificazione in tema di enti pubblici e la poca competenza specifica. I vari danti causa politici di riferimento dovranno tentare di supplire alle lacune e mancanze”.
Ci sono dubbi anche rispetto al più preparato, il barese Galasso: “E’ il più scollegato dal sistema della rappresentanza locale, non può essere lui il collante. Anzi, rappresenta un punto di rottura, un corpo estraneo che sancisce l'inadeguatezza della classe politica locale e l'incapacità della sindaca di valorizzare le esperienze locali, visto che non è stato in grado di trovare una personalità con una visione cui affidarsi per le questioni urbanistiche”. E non manca chi, in maniera critica, fa notare come il più autorevole assessore della giunta Episcopo, quello chiamato a fare da ponte col capoluogo di regione, abbia sul proprio profilo WhatsApp una frase chiara, “Bari never ends”.
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).