Foggia, i tanti contratti (da centinaia di milioni di euro) decisi dai commissari straordinari prima di andar via

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E’ notizia recentissima la chiusura delle indagini preliminari (la quale, di regola, prelude al rinvio a giudizio degli indagati) a carico di alcuni funzionari e impiegati del Comune di Foggia, unitamente a un tal Domenico Lomazzo paracadutato dalla Prefettura e dal Ministero dell’Interno nel Comune a fare da “sovraordinato” rispetto agli altri operatori comunali, cioè a supervigilare, superorganizzare, supergarantire, superlegalizzare: con il bel risultato di essere finito indagato lui stesso in primissima fila assieme agli altri “vigilati”. Per il momento la notizia riguarda due soli megacontratti affidati durante la gestione commissariale del Comune di Foggia ad opera di Magno&Co. prima e di Cardellicchio & Co. poi dopo l’avvenuta sostituzione di Magno, cioè il contratto per la gestione dei servizi cimiteriali (oltre 18 milioni di euro) e il contratto per il rinnovo del servizio rifiuti affidato alla barese Amiu per nove anni (203 milioni di euro). Ma, per parte nostra, a quei due mega contratti aggiungemmo già due anni fa (l’Attacco del novembre 2023) - quale contratto a sua volta abbastanza sospetto - anche il megaffidamento del servizio di illuminazione pubblica alla società Edison (oltre 35 milioni di euro ripartiti su 9 anni) a dispetto del fatto che tale impresa fosse stata indicata al Comune di Foggia da Consip (la piattaforma nazionale centralizzata cui possono rivolgersi gli enti pubblici per farsi indicare, senza svolgere gare apposite, imprese per la fornitura di beni e servizi), i cui vertici però erano già notoriamente compromessi da una indagine penale condotta dalla magistratura di Roma che aveva disvelato i metodi corruttivi impiegati da costoro per pilotare appalti pubblici su imprese di loro gradimento, fra le quali v’è sempre stata appunto Edison per il settore dell’illuminazione pubblica.

Tralasciando in questo momento il contratto dei servizi cimiteriali - per il quale, del resto, la nostra Procura della Repubblica pare avere già le idee chiare - non è inopportuno ricordare i dati essenziali relativi agli altri due mega contratti in gioco. Primo contratto. L’affidamento dell’illuminazione a Edison senza gara, avvenuto nel Natale del 2022 (era Magno), ha comportato un impegno finanziario di oltre 35 milioni di euro spalmati su 9 anni cioè 3,8 milioni di euro l’anno. Per avere un termine di comparazione - grossolano quanto si vuole, ma meglio che nulla - si consideri che la precedente amministrazione Landella (quello sporco, brutto e cattivo) era in trattative per affidare il medesimo servizio a un’altra impresa per 50 milioni ma spalmati su 20 anni, cioè 2,5 milioni di euro l’anno ovvero 22,5 milioni rapportati a 9 anni, e qualche avversario politico sospettava (e parlava di) una possibile “corruzione” dell’allora sindaco Landella. 

Sono passati due anni dal dicembre 2022 e ancora nessuno ha ancora chiarito bene e convincentemente le ragioni tecnico-operative per cui da 2,5 milioni annui all’impresa di prima si sia contrattualizzato poi l’importo di oltre 3,8 milioni a Edison, salvo sparare impapocchiamenti e fumisterie a base di concetti vaghi quali “risparmio energetico”, numero di lampioni da sostituire ogni anno in numero lasciato indeterminato, e così via senza però fornire alcun dato numerico e materiale per valutare come sarebbero giustificati 11,7 milioni di euro differenziali tra l’un contratto non stipulato con l’altra impresa e il contratto con Edison. Fiat lux!

Secondo contratto. Il rinnovo del contratto ad Amiu Puglia spa gridava vendetta innanzi al Padreterno già se la cosa fosse stata messa in mano a un bambino della quinta elementare. Infatti, a parte i disservizi della raccolta rifiuti di per sé manifesti sul piano oggettivo (per i quali, in teoria, si sarebbe potuto anche opporre una minimizzazione difensiva sostenendo che si trattava di una esagerata percezione soggettiva da parte dei cittadini foggiani, insomma roba opinabile), stava però il fatto oggettivo e gravissimo - quello, non opinabile - che l’impresa appena pochi mesi prima del rinnovo aveva trasmesso al Comune dati intenzionalmente falsati in ordine a varie componenti del servizio svolto nell’anno precedente, in particolare per quanto riguardava le quantità e le percentuali dei rifiuti speciali, in misura tale da “sballare” tutto il quadro di riferimento dell’ attività svolta da Amiu e poter accappottare le sue manchevolezze nella esecuzione del contratto secondo correttezza. 

Ebbene, pur di fronte a quella clamorosa falsificazione denunciata pubblicamente da associazioni ambientaliste (tra le quali militava la stessa attuale assessora all’ambiente e vicesindaca Lucia Aprile), da privati professionisti e dagli organi di informazione locali, i commissari straordinari che all’epoca amministravano Foggia e i dirigenti che ruotavano attorno a costoro invece di aprire una doverosa vertenza con l’impresa per chiederle conto sia delle inadempienze oggettive al contratto di servizio sia del comportamento soggettivo fraudolento nel falsificare i dati onde mascherare le sue inadempienze, incredibilmente “premiarono” Amiu attraverso un rinnovo dell’ affidamento per altri 9 anni, e si limitarono a farle una sorta di pistolotto di raccomandazioni per il futuro (della serie “campa cavallo...”). Valore del contratto rinnovato: 203 milioni di euro. Ricordiamo anche la rassicurazione fornita all’epoca dal commissario straordinario Cardellicchio per tranquillizzare la cittadinanza dopo il rinnovo dell’affidamento ad Amiu: “Vigileremo”. E cosa, di grazia, avrebbe mai potuto “vigilare” lui, se stava per andare via di lì a poco per cessazione della propria carica commissariale?

Tutte queste considerazioni riguardano ancora gli aspetti oggettivi dei megacontratti in questione, i quali già di per sé presentavano quel genere di stranezze che fanno drizzare le antenne e sulle quali i pubblici ministeri, in genere, vanno a nozze non appena aprono un fascicolo penale manco avessero pescato il jolly prima ancora di cominciare a indagare. Ma per parte nostra un altro aspetto avevamo immediatamente sottolineato non appena vista questa giostra di contratti multimilionari deliberati sotto il regime commissariale. E cioè che non era assolutamente spiegabile la ragione per cui questi commissari straordinari - con il loro codazzo di “sovraordinati”, consulenti, funzionari nominati direttamente e altre figure megagalattiche - si fossero messi a fare contratti di quel livello che già in termini formali eccedevano di gran lunga il concetto di “straordinarietà” sotteso alla loro funzione commissariale limitata ad appena 18 mesi (poi dilatata a 24 mesi): eccedenza sia nella durata dei contratti medesimi rispetto al periodo del loro commissariamento, sia soprattutto nella protrazione per nove anni degli effetti finanziari sui bilanci comunali successivi alla loro dipartenza. 

Ma tale incomprensibilità si intrecciava, in realtà, con un secondo aspetto innaturale forse ancora più importante che atteneva alla loro stessa sfera personale: aspetto soggettivo che male sarebbe sottovalutato quando si discute dei comportamenti umani, poiché “l’uomo è misura di tutte le cose”, nel senso che, gira e rigira, alla fine ogni decisione umana alla fine deve pur essere ricondotta alla ideazione soggettiva di chi ha assunto appunto una certa decisione.

Ebbene, mettiamoci per un attimo nei panni dei vari Magno, Cardellicchio, Grandolfo &Co., messi lì per un periodo limitato e con compiti in fondo limitati, cioè pensionati (o pensionandi di lì a poco) i quali oltretutto erano anche in scadenza di incarico commissariale quando furono fatti quei contratti assai particolari. Da persone di media avvedutezza e istinto di autoconservazione ci si sarebbe potuto attendere che avrebbero ragionato grosso modo in termini “conservativi” - evitare grane eccessive rispetto al ruolo, soprassedere ove possibile, fare l’indispensabile solo per migliorare l’apparato comunale, e qualche altra cosuccia senza troppo rischiare in prima persona l’osso del collo per i successivi 5-10 anni della propria esistenza da pensionati - e non già impelagarsi in affari che facilmente avrebbero potuto degenerare in cause civili risarcitorie, processi penali e addebiti da parte della Corte dei Conti per danni erariali. 

E per amor di Dio, non ci si venga a obiettare che costoro erano tutti dei supermen votati a fare i servitori dello Stato “perinde ac cadaver” (allo stesso modo di un cadavere, come avrebbero detto i gesuiti), cioè gente disposta a fare anche cose eroiche per il bene di Foggia assumendo consapevolmente rischi gravissimi per amor di servizio, prima di andare via: noi non lo crederemmo mai, nemmeno per un attimo. Per cui, quando vediamo che alcuni pensionati e pensionandi messi lì a fare gli amministratori straordinari hanno fatto stipulare un contratto di 203 milioni euro quattro mesi prima di cessare dall’incarico commissariale invece che fare una innocua proroga semestrale (come del resto era già stato fatto ripetutamente in passato per 53 volte consecutive!) e stranezze non troppo diverse per il contratto Edison per l’illuminazione due mesi prima di cessare dall’incarico commissariale e altre stranezze per il contratto dei servizi cimiteriali, pur sapendo perfettamente che da quei contratti multimilionari sarebbero fatalmente seguìte non solo - e non tanto - polemiche giornalistiche ma anche grane giudiziarie perché quei contratti erano troppo “sballati” per poter essere archiviati senza strascichi, e sapendo quindi che quelle grane gli avrebbero amareggiato il resto della vecchiaia fino alla tomba: ecco, questo comportamento è completamente innaturale e controintuitivo per poter essere autentico.
Questa è la nostra opinione, e nessuno ce la schioderà dalla testa. Anzi, sin dal momento dello sciagurato provvedimento ministeriale di commissariamento del Comune di Foggia, cioè sin da tre anni fa, noi abbiamo scritto e ripetuto fino alla noia che abbiamo la convinzione che commissariamenti dei Comuni per mafia e successivi megacontratti commissariali siano in realtà due facce della stessa medaglia affaristica, che la legislazione attuale incautamente ha affidato alla stessa cerchia di soggetti pubblici: tutta gente che, con meccanismi di porte girevoli, transitano dall’un ruolo all’altro in quella sorta di giostra fatta di commissariamenti, consulenze e affari affidati senza gara, il tutto rigorosamente tenuto all’interno dello stesso recinto ministeriale dove la regola fondamentale è costituita dalla circolarità delle conoscenze reciproche.

Speriamo che Governo e Parlamento si siano resi finalmente conto di quale mangiatoia sia stata costruita ruotando attorno ai commissariamenti, e vi pongano rimedio con una riforma radicale e profonda dell’intero settore. Infatti in questa tristissima epoca non è più il tempo in cui bastava dirsi “servitori dello Stato” per guadagnarsi automaticamente la patente di affidabilità vita natural durante; laddove la diffidenza, al contrario, è divenuta un obbligo politico e civile. Basti vedere cosa sta succedendo con gli scandali a ripetizione nella gestione degli archivi dei dati di polizia esposti a intrusioni ed esfiltrazioni di informazioni a opera degli stessi operatori di polizia addetti, per valutare l’aria che tira in certi pubblici apparati, i quali un tempo erano considerati dei sacrari e oggi sono centri di affari.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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