Indagine Amiu, chi temeva la gara. Milioni di euro liquidati senza verifiche sull'esecuzione del contratto

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Assume contorni sempre più sconcertanti la maniera in cui il Comune di Foggia nel 2023, quand’era retto dai commissari straordinari in seguito allo scioglimento per mafia, rinnovò per altri nove anni, e per ben 203 milioni di euro, il contratto inerente al servizio di igiene urbana in favore della partecipata barese Amiu Puglia spa. Quanto finora emerso dall’inchiesta della Guardia di Finanza, coordinata dalla Procura daunia - sul modo in cui sarebbe stato “truccato” l’affidamento in house, con accuse a vario titolo di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente e falso - rende l’affaire Amiu uno scandalo di enormi proporzioni. A Bari – Regione, Comune e in Amiu – non si voleva che Foggia procedesse con gara ad evidenza pubblica. Da qui il pressing per l’affidamento diretto. L’inchiesta finora ha portato all’avviso di conclusione indagini per cinque persone: l’allora dirigente comunale Concetta Zuccarino, il dg Amiu Antonello Antonicelli, il dirigente comunale del Servizio ambiente Saverio Pio Longo, il funzionario comunale Giovanni Sorbo e Maria Rosaria Mangiatordi, referente del consorzio Conai. Ciò che vien fuori è come l’affidamento diretto da parte del Comune di Foggia fosse essenziale per la spa, i cui utili erano possibili proprio grazie al capoluogo daunio. Amiu, peraltro, aveva dovuto far fronte negli anni precedenti alla naufragata operazione, targata Decaro&Emiliano, di allargare il servizio reso dalla spa ad altri enti comunali. Le intercettazioni.

Lo spauracchio della gara

C’è una conversazione, risalente al 22 giugno 2023, che conferma l'interesse verso il TMB di Foggia. E’ quella avvenuta tra il dg Amiu Antonicelli e l’allora presidente Ager Gianfranco Grandaliano, che apparivano preoccupati dell'eventuale perdita della gestione dell’impianto di Passo Breccioso e cercavano di trovare una soluzione insieme per evitare l'evidenza pubblica. Grandaliano propose di affidare l'impianto all' “amico” che avevano creato. Ecco l’intercettazione.

Grandaliano: “Tu lo sai che c'è il rischio che voi perdete l'impianto...”. Antonicelli: “Lo so lo so Gianfranco, lo so...lo so bene però diciamo l'alternativa di tenersi situazioni...”. Grandaliano: “Ma l'hanno capito o non l'hanno capito diciamo...però va be...sono soci pure loro eh…”. Antonicelli: “Lo so bene Gianfranco...”. Grandaliano: “Perché a Bari lo risolviamo perché noi dobbiamo risolvere immediatamente anche Bari eh...”. Antonicelli: “Eh certo eh certo è chiaro!”. Grandaliano: “Noi avevamo quella carta che noi sappiamo già perché abbiamo già l'accordo no? Su impianto di compostaggio reintegriamo con il TMB quindi non è un problema, il problema riguarda Foggia, che c'è il rischio che quello dice come dobbiamo fare...”. Antonicelli: “E’ chiaro Gianfranco, a me è chiarissimo, a me è chiarissimo...”. Grandaliano: “Hanno pensato a una serie di soluzioni, ma qua c'è il concreto rischio che in una procedura di fare l'evidenza pubblica per evitare che succeda qualche cosa noi l'affidiamo all'amico che abbiamo creato…sai che significa che bisogna parlare con tutto il mondo intero per fare sta cosa?”. Per gli investigatori con ogni probabilità “l'amico” è la società Aseco spa, facente parte del Gruppo Acquedotto Pugliese, la cui attività produttiva è rivolta prevalentemente al recupero della FORSU (la frazione organica rifiuti solidi urbani).

L’assenza di controllo analogo

Ieri, su queste colonne, si è detto come sia stato ammesso davanti agli inquirenti dagli stessi commissari straordinari e dall’ex dirigente capo di gabinetto e ufficio partecipate Concetta Valentino che il Comune capoluogo al mese di novembre 2022 non esercitava un vero e proprio controllo sulle partecipate e che, seppur previsti con il Comune di Bari, i patti parasociali avevano un contenuto generico. Le Fiamme gialle sottolineano che tale situazione è stata confermata anche dalla prefetta a riposo Marilisa Magno e dal consigliere di amministrazione Oronzo Orlando, i quali hanno dichiarato che “fino a quel momento non era mai stato effettuato un controllo analogo”.

Pagamenti senza verifiche preventive

Ma non è tutto: a tal punto Amiu Puglia era di fatto tutelata e incontrollata che non veniva nemmeno monitorata costantemente – com’era obbligatorio e scontato – la corretta esecuzione del contratto. Eppure doveva essere la conditio sine qua non per poter procedere con la liquidazione dei pagamenti da parte del Comune di Foggia in favore della società in house. Liquidazione che, come trapela dagli uffici comunali, era sollecitata in particolar modo dal commissario straordinario Sebastiano Giangrande, che per sua stessa ammissione aveva avuto il compito di intrattenere i rapporti con le società partecipate del Comune e, nello specifico, di occuparsi dell'affidamento in house ad Amiu Puglia spa. Il 5 ottobre 2023 la Finanza acquisì in Comune gli atti di liquidazione dal mese di gennaio 2023 al mese di giugno 2023: ebbene, rispetto all’atto di liquidazione con determina n. 1129 riferita ai mesi di gennaio e febbraio 2023, firmato dal responsabile del procedimento Saverio Pio Longo e da Giovanni Sorbo, è emerso che, nonostante non vi sia menzione all'interno dell'atto del certificato di regolare esecuzione, fu comunque allegato “l’accertamento di conformità del servizio mensile” per quei due mesi, entrambi datati 15 marzo 2023, a firma di Longo e Sorbo. Invece, per i mesi di marzo/aprile e maggio/giugno 2023, all'interno degli atti di liquidazione n. 389 del 14 luglio 2023 e n. 685 del 5 settembre 2023 vi è esplicito riferimento ai relativi certificati di regolare esecuzione. Secondo gli investigatori il certificato di regolare esecuzione sarebbe stato stato presumibilmente sottoscritto il 6 giugno 2023. Le intercettazioni raccolte dalla Finanza svelano cosa sia accaduto.

Il 6 giugno 2023 la funzionaria comunale Paola Russo avvisò il sovraordinato Domenico Lomazzo, a lei molto legato, di bloccare immediatamente i pagamenti di alcune fatture emesse da Amiu: “Devi chiamare a Dicesare...e dici “scusa dottor Dicesare io ho visto questa determina sull'albo pretorio, volevo sapere se è stata...” diglielo a lui...immediatamente deve essere bloccata…e poi ti chiami tutti quelli che ti devi chiamare”. Subito dopo Lomazzo telefonò al dirigente dei Servizi finanziari riferendogli che sull’albo pretorio comunale aveva trovato una determina di liquidazione di pagamento ad Amiu senza che fosse stata certificata la regolare esecuzione del servizio. Dicesare rispose che in realtà non era ancora stato nominato il DEC (direttore di esecuzione del contratto), coincidente con il responsabile unico del procedimento in caso di assenza dello stesso. “Io adesso mo mi riservo di parlare con Longo e con Sorbo, ma lì non è certificata la regolare messa in servizio”, disse Lomazzo, che poi contattò il prefetto Vincenzo Cardellicchio (che aveva preso il posto di Magno alla guida della commissione straordinaria), spiegandogli della delibera con l'atto di liquidazione per il pagamento di Amiu di due fatture, una di 1.700.000 euro riferita al gennaio 2023 e l'altra di 1.750.000 euro per febbraio 2023, dunque in totale ben 3.450.000 euro. Un provvedimento emesso senza l'acquisizione del certificato di regolare esecuzione del servizio. Ecco la conversazione in questione.

Lomazzo: “Ho visto che è stata emessa questa determina di pagamento senza che il dirigente abbia acquisito il certificato di regolare esecuzione del servizio. Io ho già parlato con Longo, ho detto questo non deve succedere più, ma anche se avete pagato perché purtroppo hanno pagato. Ho detto a Dicesare che queste verifiche prima del pagamento le deve fare, comunque a sua tutela a tutela del dirigente a tutela del RUP, qualcuno deve dichiarare che quelle certificazioni dell'Amiu per cui chiedono in pratica 3 milioni di euro, più di 3 milioni di euro, siano servizi effettivamente espletati, siano servizi lavorativamente...”. Cardellicchio: “Sta scritto nel contratto non se lo deve...non è che se lo dovevano inventare, sta scritto nel contratto, che io non conosco, un contratto che io non ho mai letto, ho detto, ma è mai possibile che non c'è, e l'hanno trovato quando glielo detto, e c'è il report che mensilmente deve dire quantitativamente le cose che hai fatto...”. Lomazzo: “Oh esatto...dopo però, dopo che aver acquisito questo report io che devo certificare che sia vero, devo andare a guardare, non è che...non basta la certificazione...”. Cardellicchio: “E credo che questa attività la debba fare Longo...”. Lomazzo: “La deve fare il direttore di esecuzione del contratto, che mi pare non sia stato nominato, e pertanto la deve fare il RUP, che è il dottor Sorbo”. Quello stesso giorno il pastrocchio fu oggetto di discussione tra Longo e il suo collaboratore Sorbo. Il nuovo dirigente chiese a Sorbo come venisse effettuato il certificato di regolare esecuzione negli anni precedenti e la risposta fu che non era mai stato fatto alcun tipo di certificato in quanto non vi erano penali e il Comune si limitava a raccogliere i dati sull'attività espletata. Ecco quanto si dissero. Longo: “Mo ti volevo dire...mo negli altri anni facevamo qualcosa? Qualche certificato di regolare esecuzione?”. Sorbo: “No, perché c’era un canone…e si pagava sul canone...penali non ce ne stavano... diciamo, come se fosse un'attività espletata…che loro raccoglievano i dati...c'è una dimostrazione almeno di quello perché è a canone prima...senza nessun tipo di penale...quel contrattino...”.

A quel punto Longo disse a Sorbo che bisognava trovare un certificato di regolare esecuzione, senza rifare l'atto di liquidazione. Longo: “Oggi dobbiamo trovare un giustificato di regolare esecuzione”. Sorbo: “Cioè la dobbiamo fare noi? Come se...su quello...”. Longo: “Eh sì”. Sorbo: “Dobbiamo rifare l'atto? Lo richiamiamo!”. Longo: “Noooo, non devi rifare niente...non devi fare niente…”.  La discussione continuò su quella anormale situazione che vedeva il Comune prima aspettare le fatture di Amiu e poi emettere il certificato di regolare esecuzione, una situazione di cui il neo dirigente sangiovannese non si capacitava. Longo: “Cioè noi...aspettiamo le fatture e poi facciamo il certificato di regolare esecuzione? C’è…ma chi l'ha scritto sto coso...sei nei lavori pubblici…facciamo un'analogia...nei lavori pubblici se il direttore lavori non firma il SAL (stato avanzamento lavori, ndr)…”. Sorbo: “Non si paga niente...”. Longo: “Non si paga niente e qua io che faccio? Aspetto che tu mi mandi la fattura...”. Sorbo: “Questa chi è che l'ha scritta? L'hanno scritta Amiu e loro non l'hanno...”.

Conversazioni che hanno fatto ben comprendere agli inquirenti la preoccupazione per la mancanza del documento relativo al certificato di regolare esecuzione, il quale – sottolinea la GdF - non è stato né richiamato dall'atto di liquidazione né tanto meno pubblicato sull'albo pretorio del Comune di Foggia.

I bilanci

Antonicelli è accusato di aver interferito nella redazione della relazione ex art. 34 e nella redazione del piano industriale al fine di avvantaggiare l'affidamento del servizio d'igiene urbana del Comune di Foggia ad Amiu. Per gli inquirenti ciò sarebbe avvenuto per una esigenza ben precisa: “mantenere la solidità economica della spa, data dalla gestione del servizio d'igiene urbana nonché dalla gestione dell'impianto di biostabilizzazione TMB di Foggia, senza le quali gli ultimi bilanci di esercizio di Amiu si sarebbero chiusi con delle perdite”.

Quando è stato ascoltato dalla Finanza rispetto al bilancio d'esercizio, il dg di Amiu ha affermato che non è possibile constatare quanto sia stato impiegato in favore di Foggia e quanto in favore di Bari poiché il bilancio è unitario, specificando che come partecipata non devono fare utile e per questo motivo la cassa è unica e viene attuata in base alle esigenze ed utilità. Ha detto, inoltre, che su Bari viene riconosciuto un miglioramento economico legato al miglioramento del servizio, previsto da contratto, mentre su Foggia ciò non era possibile. Dell'impianto TMB di Passo Breccioso ha ricordato che è di proprietà del Comune di Foggia ma viene gestito da Amiu e che tale impianto e quello analogo di Bari producono degli utili suddivisi poi in base alle quote societarie.

Le Fiamme gialle spiegano che dall'analisi dell'ultimo bilancio d'esercizio di Amiu Puglia spa emerge come l'impianto di biostabilizzazione di Foggia sia rilevante per l'impresa, giacchè determina utili considerevoli che le permettono di non chiudere il bilancio in perdita. Ne parlò alla polizia giudiziaria il foggiano Oronzo Orlando, che fu negli scorsi anni componente del cda Amiu nominato dal sindaco Landella. Gli utili generati dal cantiere Foggia relativi all'impianto TMB ammontano a 12.646.537 euro, mentre i ricavi generati dal cantiere Bari in relazione all'impianto TMB ammontano a 5.806.186 euro. La differenza tra il valore e il costo della produzione per il cantiere Bari è pari a -1.927.208 euro, mentre per il cantiere Foggia è pari a +2.878.633 euro. Quindi l'utile di esercizio per il cantiere di Bari ammonta a -1.541.004 euro, laddove per il cantiere Foggia ammonta a +1.935.085 euro. Di conseguenza l'utile di esercizio di Amiu risulta pari a 394.081 euro, somma tra i due valori. Inoltre, la perdita di esercizio del cantiere Bari è dovuta ai maggiori costi di produzione che sono pari a 72.674.636 euro, mentre i costi di produzione del cantiere di Foggia ammontano a 30.532.256 euro.

L’impianto di TMB

L’impianto del TMB (trattamento meccanico-biologico) di Passo Breccioso fu in gestione ad Amiu, per una durata non inferiore ai nove anni, nel 2014. Con il nuovo contratto di marzo 2023 è stata rinnovata anche la gestione dell'impianto di biostabilizzazione, chiedendo ad Amiu di corrispondere un canone congruo restando a carico dell'impresa tutte le spese di manutenzione delle strutture oltre a quelle di gestione, manutenzione, ammortamenti degli impianti per l'erogazione del servizio. A luglio 2023 furono ascoltati dagli inquirenti gli ex consiglieri del cda Amiu Orlando e Cavallo, che dichiararono di aver sempre cercato di proporre forme di investimenti per il Comune da loro rappresentato senza che mai le loro richieste siano state prese in considerazione. L'ex presidente Persichella, dissero, non considerava le loro proposte poiché riteneva che senza un contratto definitivo con il Comune di Foggia non era possibile programmare investimenti a lungo termine.

Orlando precisò che ai sensi del Testo unico delle società a partecipazione pubblica è previsto che si rediga un bilancio di previsione con il piano economico finanziario in cui vengono stabiliti i costi relativi allo smaltimento rifiuti, costi del personale e quote di ammortamento. Il commercialista foggiano aggiunse che nel canone mensile versato dal Comune di Foggia ad Amiu sono ricomprese anche le quote di ammortamento che nella realtà non sono mai state utilizzate per quel fine. Infatti dal bilancio al 31.12.2021 non sono stati evidenziati investimenti per il Comune di Foggia se non per il noleggio di mezzi vari a supporto dei servizi esterni, mentre per il Comune di Bari sono stati previsti investimenti per l'impianto TMB con sede nel capoluogo regionale. Entrambi i consiglieri sottolinearono che i ricavi derivanti dall'impianto di biostabilizzazione TMB di Passo Breccioso hanno sostanzialmente finanziato Amiu, in quanto gli investimenti venivano effettuati per la maggior parte a favore di Bari.

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