Dopo la Procura di Foggia, che ha notificato nelle scorse settimane gli avvisi di conclusione delle indagini per le due inchieste svolte dalla Guardia di Finanza (e per cui la richiesta di rinvii a giudizio degli attuali indagati potrebbe arrivare a gennaio 2025), anche la magistratura contabile si sta muovendo per far luce sulle responsabilità collegate al caso Amiu a Foggia. Una vicenda dalle molteplici opacità: un mega contratto da 203 milioni di euro con cui i commissari straordinari del Comune daunio rinnovarono il servizio in via diretta alla partecipata barese Amiu Puglia per altri nove anni, nonostante fosse stato scadente e fossero emersi dati truccati rispetto alla raccolta differenziata in città. Ma non è tutto, perché è venuto alla luce anche come i foggiani abbiano pagato per evitare perdite ad Amiu e finanziare la raccolta a Bari. Stando all’ultima indiscrezione che arriva rispetto alla società in house, la Procura della Corte dei conti barese si è attivata a seguito della circostanziata denuncia ricevuta, da cui potrebbero emergere responsabilità non solo penali ma anche contabili connesse ad un possibile danno erariale arrecato al Comune di Foggia.
Profili sollevati dagli autori degli esposti – associazioni, avvocati, professionisti – nell’istanza di annullamento in autotutela del contratto per il servizio di igiene urbana, nei giorni scorsi inviata alla sindaca Marida Episcopo, all’indagato dirigente del Servizio ambiente Saverio Pio Longo, al dirigente dei Servizi finanziari Carlo Dicesare, al prefetto di Foggia Paolo Giovanni Grieco, al Procuratore Generale della Corte dei conti Sezione giurisdizionale Puglia e all’Autorità nazionale anticorruzione. “Rammentiamo che Amiu Puglia è una società in house partecipata al 79% dal Comune di Bari e al 21% dal Comune di Foggia ed è quindi, a tutti gli effetti, parte organica delle amministrazioni che ne detengono quote di partecipazione con conseguenti responsabilità non solo penali ma anche di natura giuscontabile in capo agli enti soci, agli amministratori della società e agli organi della tecnostruttura dei due comuni che dovrebbero occuparsi del cosiddetto controllo analogo”, hanno scritto lo scorso 9 dicembre Maurizio Marrese presidente WWF Foggia , l’avvocato Giuseppe Potenza di Konsumer Italia di Foggia, Carmela Pellegrini a nome dell’associazione La Società Civile di Foggia, Pina Cutolo quale referente foggiana di Italia Nostra, l’avvocato Oreste Di Giuseppe, l’ex consigliere comunale Marcello Sciagura, gli avvocati Nicola Zingrillo e Michele Vaira, Giorgio Cislaghi.
“Chiediamo pertanto di verificare se i fatti esposti si configurino come notizia di illecito contabile: sotto il profilo del danno erariale diretto, con riferimento alle ingenti somme impegnate dal Comune di Foggia per i 9 anni di durata del contratto pari ad oltre 200 milioni di euro e con riferimento ad eventuale lesione della quota di partecipazione del Comune di Foggia in Amiu Puglia”. Come dire: perché non c’è stata una compensazione, riversando gli utili anche su Foggia? Utili che, peraltro, in una società in house non dovrebbero esserci, visto che dovrebbero essere spesi per assicurare il migliore servizio possibile. In particolare, Vaira&Co. hanno evidenziato: “Nel bilancio gli utili di Foggia vengono utilizzati per ripianare parzialmente le perdite di Bari: la perdita di esercizio complessiva ammonta a 573.493 euro. La scarsità del servizio, denunciata da anni dai cittadini foggiani, con questi dati ha una spiegazione tangibile: Amiu Puglia, con i soldi della Tari dei foggiani, finanzia la raccolta barese. L’esame di tali dati non lascia spazio a dubbi: Amiu ha iniziato a produrre utili grazie ai ricavi garantiti dal Comune di Foggia a fronte di un servizio notevolmente sottodimensionato. Abbiamo chiesto alla magistratura territoriale e a quella contabile di valutare se l’utilizzo delle tasse dei foggiani per finanziare un servizio reso ad altri cittadini costituisca un illecito, di natura penale o contabile, e se tale condotta si sia verificata anche nei precedenti anni (in cui il livello del servizio è sempre stato scadente). Le prospettive per il 2024, conosciuti i dati relativi al primo semestre, sono ancora più preoccupanti rispetto al passato, alla luce delle perdite che la gestione di Bari ha già accumulato in Amiu Puglia”.
Il danno reso ai foggiani da questa vicenda appare evidente sotto vari aspetti, ma la condotta del Comune di Foggia negli scorsi anni rischia di provocare ripercussioni ulteriori sul piano dell’accertamento delle responsabilità contabili. Questo perché esiste un rapporto tra i due soci, ovvero le amministrazioni comunali di Bari e Foggia, nell’ambito del quale il secondo socio non si è fatto valere in alcun modo. Potrebbe, cioè, pesare negativamente il silenzio del Comune daunio nell’assemblea dei soci, aver tranquillamente approvato tutti i bilanci, il mancato controllo analogo, l’assenza di contestazioni da parte del presidente del collegio sindacale di Amiu che è stato sempre espresso dal Comune di Foggia sin dal suo ingresso nel capitale sociale della spa. Stando a quanto dichiarato agli inquirenti della Procura di Foggia, l’ex membro del cda di Amiu Oronzo Orlando (che rappresentava Palazzo di città) evidenziò certe incongruenze come l’uso degli utili ma potrebbe non bastare.
Di sicuro la chiave di volta di questa vicenda è stata rappresentata, nell’estate scorsa, dalle clamorose dichiarazioni rese pubblicamente, nel suo comunicato stampa di congedo, dal dimissionario amministratore unico di Amiu Raphael Rossi (nominato dalla commissione straordinaria il 1° settembre 2023), quando disse che tra i risultati della propria attività vi era la “contabilità industriale per centro di costo per Bari e per Foggia”, che ha consentito di appurare che “per il 2023 vi sia stato un utile dalla gestione di Foggia per 1,5 milioni di euro ed una perdita dalla gestione di Bari per 2,1 milioni di euro”. “Tale informazione, paradossalmente sbandierata quale motivo di vanto, sotto la prospettiva di noi cittadini assume un significato tanto grave quanto inequivocabile”, è stato il commento degli esponenti. “Infatti, l’obiettivo di un’impresa partecipata dall’ente pubblico, la cui attività è la raccolta dei rifiuti, non è certamente quella di produrre utili, ma solo quella di impiegare correttamente le risorse derivanti dal pagamento della Tari”. Secondo fonti di Palazzo di città, a settembre il dirigente Dicesare avrebbe scritto a sindaca, Longo, revisori dei conti e Servizio partecipate per evidenziare quanto fosse emerso.
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